Mosca rilancia l’ipotesi di una governance Onu per l’Ucraina, sul terreno continuano gli attacchi
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Redazione Esteri
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Alla vigilia dell’ennesimo round negoziale che si terrà a Ginevra, con la mediazione degli Stati Uniti, il viceministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin ha riportato al centro del dibattito diplomatico una proposta che il Cremlino aveva già lasciato intendere in passato, ossia l’istituzione di un’amministrazione esterna temporanea per l’Ucraina, da attuarsi sotto l’egida delle Nazioni Unite. In un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa russa Tass, Galuzin ha spiegato come una tale misura, stando alla visione di Mosca, potrebbe creare le condizioni per lo svolgimento di elezioni considerate “democratiche” e, successivamente, per la formazione di un governo ucraino legittimato a firmare un trattato di pace definitivo, insieme ad altri accordi internazionali. Il diplomatico ha ricordato che simili precedenti, seppur in contesti differenti, si sono già verificati nell’ambito delle operazioni di mantenimento della pace dell’Onu, citando di fatto un modello che per il Cremlino rappresenterebbe una via percorribile. La dichiarazione arriva mentre da Londra, in concomitanza con il secondo anniversario della morte di Alexei Navalny, cinque paesi europei hanno rinnovato le accuse di avvelenamento nei confronti di Mosca, richieste respinte categoricamente dal portavoce presidenziale Dmitry Peskov, il quale ha definito le contestazioni prive di fondamento -1.
Sul fronte delle reazioni internazionali, l’Unione Europea mantiene una posizione di ferma diffidenza. L’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha messo in guardia da quello che considera il pericolo più immediato, ovvero che la Russia possa ottenere al tavolo delle trattative quei vantaggi territoriali e strategici che non è riuscita a conquistare militarmente sul campo -2. Parallelamente, a Washington filtra scetticismo: fonti statunitensi citate da alcune agenzie sottolineano come una governance internazionale non possa essere imposta unilateralmente a Kiev, ribadendo il principio secondo cui qualsiasi soluzione dovrà nascere da un accordo accettato dal governo ucraino, che al momento considera inaccettabile qualsiasi ipotesi lesiva della propria sovranità. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dal canto suo, ribadisce che eventuali elezioni potranno tenersi solo dopo un cessate il fuoco effettivo di almeno due mesi, condizione che rende complessa la quadratura del cerchio -7.
Droni e missili, la guerra continua a colpire infrastrutture e civili
Mentre la diplomazia tenta di tessere trame, sul terreno l’intensità degli scontri non accenna a diminuire. Nelle ultime ore, forze ucraine hanno condotto un attacco con droni contro il porto russo di Taman, situato nel territorio di Krasnodar, un'azione che ha provocato un incendio e danni a un serbatoio di stoccaggio di prodotti petroliferi, oltre che a magazzini e terminal -4-6. Le autorità locali hanno riferito di due feriti, confermando la dinamica dell'accaduto. Non si tratta di un episodio isolato: l'Ucraina continua a colpire obiettivi strategici russi nel tentativo di deprimere le entrate derivanti dall'esportazione di petrolio, carburante essenziale per lo sforzo bellico di Mosca. Dall’altra parte, la risposta russa non si è fatta attendere. Detriti di droni russi, infatti, hanno danneggiato infrastrutture civili e causato disagi alla rete elettrica e idrica nella regione di Odessa, dove le autorità locali hanno segnalato interruzioni e la rottura di un serbatoio di carburante a causa di un incendio divampato in seguito a un attacco -2-4.
Le cifre fornite dalle autorità militari ucraine dipingono un quadro di pressione costante. Nella seconda settimana di febbraio, le forze russe avrebbero lanciato circa 1300 droni d’attacco, oltre 1200 bombe aeree guidate e una cinquantina di missili, quasi tutti di tipo balistico. Le regioni più bersagliate sono risultate essere quelle di Odessa, Donetsk, Zaporižžja e Sumy. Un bollettino di guerra quotidiano che trova conferma nei numeri diffusi dall’amministrazione militare di Zaporizhzhia: il governatore Ivan Fedorov ha denunciato 668 attacchi russi in sole 24 ore contro 32 insediamenti del distretto, con un bilancio di sei feriti tra la popolazione civile. Un stillicidio che, negli ultimi quattro anni, ha portato alla distruzione pressoché totale delle infrastrutture energetiche ucraine, come lo stesso Zelensky ha avuto modo di denunciare pubblicamente -9.
La nuova frontiera tecnologica: radar francesi per i droni di Kiev
In questo scenario di logoramento reciproco, la componente tecnologica gioca un ruolo sempre più determinante. La società francese Harmattan Ai fornirà all’Ucraina dei radar Sar da ricognizione, un sistema avanzato che sarà montato sui droni e che consentirà loro di operare efficacemente in qualsiasi condizione meteorologica. Lo ha annunciato l’amministratore delegato dell’azienda in un’intervista a Le Grand Continent, citata da Rbc-Ukraine. Si tratta di uno sviluppo ingegneristico che mira a superare uno dei limiti classici della ricognizione aerea, ossia la dipendenza dalla visibilità ottica e dai fattori climatici. Questi radar, di fatto, permetteranno di identificare obiettivi e monitorare il territorio anche in presenza di nuvole, nebbia o durante le ore notturne, aumentando la precisione e la persistenza delle missioni di intelligence. Un salto di qualità che potrebbe rivelarsi cruciale per contrastare l’usura della guerra di posizione e per rendere più efficaci le incursioni dietro le linee nemiche, in un conflitto dove la supremazia nei cieli, seppur contesa, resta un fattore determinante per la mobilità delle truppe e la protezione delle città.




