Mosca rilancia l’ipotesi di una governance Onu per l’Ucraina, nuovi aiuti militari in arrivo da Kiev

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La diplomazia internazionale si muove su binari paralleli e, talvolta, contrastanti mentre il conflitto in Ucraina entra in una fase che potrebbe rivelarsi decisiva. Da un lato, Mosca rilancia un’idea già accennata in passato, quella di un’amministrazione esterna temporanea per il paese guidata dalle Nazioni Unite; dall’altro, Kiev incassa promesse di nuovi e consistenti pacchetti di aiuti militari, concentrati in particolare sulla difesa aerea, emersi al termine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Il viceministro degli Esteri russo, Mikhail Galuzin, in un’intervista all’agenzia Tass, ha dettagliato la proposta, chiarendo come si tratti di un’opzione sul tavolo per giungere a quella che il Cremlino definisce una risoluzione definitiva del conflitto. L’istituzione di una governance esterna, ha spiegato Galuzin, consentirebbe lo svolgimento di elezioni democratiche in Ucraina, elezioni dalle quali potrebbe emergere un governo legittimo e capace di firmare un trattato di pace completo, oltre a accordi sulla futura cooperazione bilaterale. Non si tratta, a sentire il viceministro, di un’idea nuova: Vladimir Putin ne aveva già parlato nel marzo del 2025, ipotizzando un meccanismo che, pur non essendo standardizzato, avrebbe precedenti nelle missioni di peacekeeping dell’organizzazione mondiale. La Russia, ha aggiunto Galuzin, sarebbe pronta a discuterne con gli Stati Uniti, con i paesi europei e con chiunque altro sia interessato, sebbene abbia al contempo lamentato quella che definisce la rigidità ideologica di Bruxelles, colpevole a suo dire di essersi auto-esclusa dal tavolo negoziale rifiutando un dialogo diretto con Mosca.

L’avvertimento dell’Unione europea e la posizione ucraina

Sul fronte opposto, le reazioni non si sono fatte attendere, specialmente nel corso dei lavori della Conferenza di Monaco. L’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha messo in guardia con parole nette dal rischio concreto che la Russia possa ottenere proprio ciò che Galuzin sembra andare cercando: un guadagno al tavolo dei negoziati superiore a quanto è riuscita a conquistare militarmente sul terreno. Kallas ha sottolineato come Mosca, dopo oltre un decennio di conflitti, con un’economia in difficoltà e un costo altissimo in termini di vite umane, non rappresenti affatto una superpotenza. La vera minaccia, ha scandito, è che la propaganda e la pressione diplomatica possano regalare al Cremlino ciò che la guerra non ha saputo dare. A Monaco, del resto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito con forza la necessità di non cedere su questo principio, chiedendo anzi garanzie di sicurezza vincolanti e di lungo periodo. Nel suo intervento, Zelensky ha poi avuto parole durissime per il suo omologo russo, definendolo uno schiavo della guerra, una figura incapace di uscire dalla logica del conflitto che lui stesso ha innescato. Una visione, quest’ultima, che trova riscontro nelle parole del consigliere presidenziale ucraino, Mykhailo Podolyak, il quale, sempre da Monaco, ha riconosciuto come l’Europa stia mostrando segnali di voler diventare una forza trainante a livello globale, pur ammettendo che dalle intenzioni occorra ora passare a passi concreti e decisi.

La guerra continua: droni e missili tra Mar Nero e Odessa

Mentre la diplomazia prova a tessere le sue trame, il fragore delle armi continua a farsi sentire lungo tutta la linea del fronte e non solo. Le forze ucraine hanno rivendicato azioni di successo contro obiettivi russi, tra cui la distruzione, ad opera dell’unità Alpha del Servizio di sicurezza, di una parte significativa delle scorte del sistema di difesa aerea Pantsir, un’operazione che, se confermata, avrebbe l’obiettivo strategico di rendere le retrovie russe più vulnerabili agli attacchi a lungo raggio di Kiev. Un attacco massiccio di droni ucraini ha poi colpito il territorio di Krasnodar, nella Federazione Russa, danneggiando – secondo quanto riferito dalle stesse autorità locali – un serbatoio di prodotti petroliferi, un magazzino e alcuni terminal portuali nel villaggio di Volna. Un’incursione, questa, che ha richiesto l’intervento di decine di soccorritori per domare le fiamme, sebbene non si siano registrate vittime. Dall’altra parte, la Russia ha intensificato i suoi attacchi contro le infrastrutture e le aree civili ucraine. Nella regione di Zaporizhzhia, un drone Shahed ha centrato un’abitazione privata, ferendo tre persone, tra cui un uomo di 75 anni e due donne anziane. Ma è a Odessa che la situazione è apparsa particolarmente critica: un massiccio bombardamento russo, condotto con decine di droni, ha causato danni ingenti a un impianto ferroviario e innescato un enorme incendio in un serbatoio di carburante, con una conseguente fuoriuscita di prodotti petroliferi che ha reso complesse le operazioni di spegnimento.

Zelensky annuncia nuovi aiuti: priorità alla difesa aerea

Proprio alla luce di questi incessanti attacchi, che hanno preso di mira le infrastrutture energetiche e civili con l’arrivo della stagione invernale, il presidente Zelensky ha voluto dare una notizia importante al suo ritorno in patria. Al termine di due giorni di colloqui serrati a Monaco, che lo hanno visto incontrare numerosi leader internazionali, il capo dello Stato ucraino ha annunciato l’arrivo di nuovi pacchetti di sostegno militare da parte dei partner occidentali. Un’assicurazione, quella del presidente, che arriva in un momento di crescente pressione russa sul fronte energetico. Zelensky è stato esplicito nel definire le priorità di queste nuove forniture: l’accento è stato posto principalmente sui missili per la difesa aerea e per la protezione balistica, una necessità che ha definito il problema numero uno per tutto l’inverno. La richiesta, del resto, era stata avanzata con chiarezza nei mesi scorsi: servono sistemi in grado di intercettare la minaccia costante dei missili russi, per proteggere le città, le centrali elettriche e le infrastrutture vitali del paese. L’annuncio, sebbene non contenga dettagli precisi su tempistiche e quantità, rappresenta un segnale tangibile di come, nonostante le difficoltà e le aperture diplomatiche, il sostegno militare a Kiev continui a rappresentare una priorità per i partner. Un sostegno che, come testimoniato dai raid sulla Russia e dalla resistenza ucraina, appare quanto mai necessario in una fase in cui la guerra, pur cercando una via d’uscita politica, non accenna a placarsi sul campo.

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