Rapporto Almalaurea 2026: per i laureati toscani l'occupazione sale, ma cresce il rifiuto dei lavori sottopagati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un dato, quello contenuto nell’ultimo rapporto Almalaurea, che sembra scalfire almeno in parte il tradizionale scetticismo verso il cosiddetto “pezzo di carta”: tra i laureati triennali dell’Ateneo fiorentino, infatti, il tasso di occupazione tocca l’82,1%, mentre per chi ha conseguito un titolo di secondo livello si arriva all’82,7%. Una percentuale, quest’ultima, in crescita rispetto all’81,1% registrato nel 2025.

E se si allarga lo sguardo a un orizzonte temporale più ampio – cinque anni dopo la discussione della tesi per i laureati magistrali – il quadro migliora ulteriormente, con un tasso che schizza al 94,9% (a fronte del 92% dell’anno precedente). Numeri che raccontano di una connessione sempre più solida tra formazione universitaria e inserimento nel mercato del lavoro, almeno nella regione.

Un’indagine su scala nazionale che coinvolge 700mila laureati

Lo studio, presentato all’Università degli Studi della Basilicata e che ha coinvolto 700mila laureati provenienti da 81 atenei italiani, non si limita però a certificare questi incrementi. La fotografia scattata dal "XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione" – fino allo scorso anno intitolato “Condizioni occupazionali dei Laureati” – rivela un mutamento culturale profondo tra i giovani in uscita dal sistema universitario.

Quasi sette su dieci, si legge nel report, non sono più disposti ad accettare proposte sottopagate; un atteggiamento che attraversa trasversalmente i generi, visto che quasi il 60% dei neolaureati attuali è rappresentato da donne.

L’università di Trento, il caso virtuoso tra mobilità e salari

Non mancano, all’interno della stessa indagine – che ha analizzato nel dettaglio i percorsi di circa 335mila laureati del 2025, suddivisi tra 195mila di primo livello, 107mila dei percorsi magistrali biennali e 33mila a ciclo unico – le eccellenze territoriali. L’università di Trento, ad esempio, si distingue per risultati che superano abbondantemente la media nazionale: il doppio della mobilità internazionale, meno fuoricorso e salari più alti dopo la laurea.

Un modello, quello trentino, che evidenzia come determinate politiche formative possano influenzare positivamente gli esiti occupazionali, anche in assenza di quella tradizionale spinta verso i grandi poli economici del Nord-Ovest.

Dove vanno i giovani laureati, la scelta italiana

“Dove vanno i giovani italiani?” non è solo una domanda retorica o esistenziale. Il Rapporto Almalaurea 2026, presentato pochi giorni fa a Matera, fornisce una risposta articolata: molti di loro, contrariamente a narrazioni dominanti in passato, scelgono di restare o addirittura tornare in Italia. Un dato, questo, che si intreccia con la crescente consapevolezza salariale e con la volontà di non accettare più condizioni ritenute inique.

Così, mentre il tempo che passa dalla discussione della tesi migliora il tasso di occupazione – con quel 94,9% fiorentino a cinque anni dal titolo magistrale che rappresenta un segnale inequivocabile – si delinea un paese in cui il capitale umano formato in aula inizia a contrattare con più forza il proprio valore.

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