Scosse a Limes, la rivista di Caracciolo perde pezzi pesanti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La redazione della nota rivista di geopolitica Limes, fondata e diretta da Lucio Caracciolo, è stata scossa da una serie di defezioni di alto profilo. Federigo Argentieri, professore di scienze politiche, è stato il primo a chiedere formalmente, attraverso un telegramma, di essere rimosso dal comitato di redazione, un gesto che ha immediatamente trovato seguito in altri due nomi: Franz Gustincich e Giorgio Arfaras, quest’ultimo membro del comitato scientifico della pubblicazione. Le motivazioni, esplicitate dallo stesso Argentieri in una dichiarazione rilasciata all’Adnkronos, affondano le radici in un malessere accumulato nel tempo, individuando nella rivista un “pregiudizio strutturale” nei confronti dell’Ucraina, una posizione che, a loro dire, perdurerebbe da oltre un ventennio e che oggi, di fronte all’aggressione militare russa, risulterebbe anacronistica e inaccettabile.

Un addio motivato dall'incompatibilità politica

La reazione a catena, del resto, non si è fermata qui, aprendo un solco ben più profondo di una semplice divergenza d’opinione. Poco dopo la notizia delle prime uscite, infatti, anche il generale Vincenzo Camporini ha annunciato pubblicamente, attraverso un messaggio sulla piattaforma X, la sua decisione di lasciare il Consiglio scientifico di Limes. La sua motivazione, netta e legata all’attualità del conflitto, parla di una “incompatibilità con la linea politica di mancato sostegno ai principi del diritto internazionale”, principi che, secondo la sua lettura, sarebbero stati platealmente “stracciati dall’aggressione russa all’Ucraina”. Una presa di posizione che, come è facile immaginare, conferisce un peso specifico notevole alla protesta, trasformandola da semplice dissidio interno in una questione di sostanza che tocca i cardini dell’analisi geopolitica contemporanea: la difesa dell’ordine internazionale basato sulle regole.

Le conseguenze di un dibattito polarizzato

Quasi quattro anni di guerra su suolo europeo hanno inevitabilmente polarizzato gli schieramenti, non solo nel contesto della politica attiva ma anche in quello, per sua natura più riflessivo, degli studi strategici e delle analisi. La vicenda di Limes, in questo senso, si configura come un caso emblematico di come il conflitto abbia costretto a prendere posizione netta anche realtà editoriali tradizionalmente votate alla complessità e alla lettura multipolare degli scenari mondiali. L’abbandono di quattro collaboratori di tale calibro, infatti, non nasce da una critica episodica a un singolo articolo o a una specifica mappa – strumento per il quale la rivista è giustamente famosa – ma da un giudizio complessivo sulla linea editoriale, accusata di una sostanziale miopia, se non di una connivenza culturale, verso le dinamiche di potere di Mosca.

Una sfida per l'identità della rivista

Questi addii consecutivi, così plateali e argomentati, pongono dunque una sfida non da poco alla direzione di Caracciolo, chiamata a gestire le ripercussioni di una frattura che appare ideologica prima che professionale. Se da un lato è possibile leggere l’accaduto come il sintomo di un dibattito accademico e politico diventato ormai insanabilmente bipolare, dall’altro lascia intravedere le difficoltà di un approccio che, nel tentativo di mantenersi equidistante, finisce per essere percepito come ambiguo o addirittura colluso con l’aggressore. Rimane da vedere come la testata, che ha costruito la sua autorevolezza proprio sulla profondità e spesso sulla controcorrente delle sue analisi, saprà navigare queste acque turbolente senza perdere la sua rotta identitaria, in un panorama mediatico dove le posizioni intermedie sono sempre più rare e costose da sostenere.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.