La Ferrari da 3,6 milioni di Leonardo Maria Del Vecchio e quell’altro gioiello ibrido avvistato a Monaco
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Redazione Economia
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Nel principato di Monaco, dove l’azzurro del Mediterraneo si specchia contro le vetrate dei grattacieli e il rumore dei motori è una colonna sonora quasi abituale, persino per gli standard locali l’ultimo avvistamento al porto ha qualcosa di fuori scala. Protagonista, ancora una volta, è Leonardo Maria Del Vecchio, il trentunenne erede della dinastia degli occhiali, che negli ultimi giorni è stato paparazzato mentre accompagnava due delle hypercar più esclusive del pianeta – una Koenigsegg Jesko Attack e la nuovissima Ferrari F80 – lungo il molo. Il valore complessivo dei due bolidi, va detto, supera abbondantemente i 7 milioni di euro, ma chi si fermasse al dato economico perderebbe l’essenza del fenomeno: qui non si tratta solo di patrimonio, bensì di accesso a una produzione talmente limitata da rendere ciascun esemplare un unicum tecnologico.
Un gioiello da 3,6 milioni che pochi privati possono esibire
La Ferrari F80, quella che più ha fatto alzare il sopracciglio agli addetti ai lavori, rappresenta l’ultima frontiera ibrida del Cavallino: un’auto che, nelle intenzioni del costruttore, doveva rimanere per mesi confinata nei garage dei collezionisti più fedeli. E invece eccola lì, sul lungomare monegasco, guidata da uno dei primi clienti privati al mondo. Del Vecchio, nato e cresciuto a Lucca con una laurea in Giurisprudenza a Pisa, ha sempre raccontato di aver saputo conciliare le due travolgenti passioni per le auto e la scrittura; una fortuna, la sua, che oggi gli consente di trasformare ogni investimento – per quanto oculato – in un simbolo di gestione patrimoniale. La F80, dal canto suo, non è una semplice supercar: monta un motore V6 ibrido da oltre 1.200 cavalli, derivato direttamente dall’esperienza della squadra corse in Formula 1, e la sua aerodinamica attiva sembra più un prototipo da pista che un’ammiraglia omologata per la strada.
La Koenigsegg Jesko Attack e il doppio colpo da sette milioni
Accanto alla rossa di Maranello, però, faceva bella mostra di sé la svedese Jesko Attack, altra creatura da production limitatissima: un mostro da 1.600 cavalli con cambio Light Speed Tourbillon e un’aderenza al suolo che, stando ai dati tecnici, supera i 1.400 chili di carico aerodinamico. I carspotter, quelli che passano le ore a cacciare modelli irripetibili, hanno iniziato a postare le immagini appena i due mezzi sono comparsi sul molo, perché una coincidenza del genere – due hypercar di scuole progettuali opposte, entrambe nelle mani dello stesso proprietario – non capita tutti i giorni. Leonardo Maria Del Vecchio, va ricordato, non è nuovo a certe esposizioni: già in passato era stato avvistato a Monaco con altre vetture da sogno, ma stavolta l’operazione ha un sapore diverso. La Ferrari F80, in particolare, è un modello che la casa di Maranello ha presentato come “erede della leggendaria GTO”, e vederla circolare liberamente, senza targhe prova o camuffamenti, conferma quanto l’imprenditore abbia saputo costruire un rapporto diretto con i vertici del settore.
Il peso di un’eredità e la gestione oculata di un patrimonio smisurato
Chi lo osserva, nel look sempre elegante e misurato, fatica a immaginare che dietro a quel giovane dai modi pacati ci sia uno dei personaggi più influenti della sua generazione. Pur disponendo di una ricchezza che molti definirebbero illimitata, Del Vecchio affronta ogni investimento – anche quello in una hypercar – con una razionalità quasi anglosassone: non sfoggia per sfoggiare, ma sceglie pezzi destinati a rivalutarsi nel tempo o a rappresentare un pezzo di storia dell’automobile. Ecco perché la sua presenza al porto di Monaco non va letta come un semplice atto di esibizione, bensì come la conferma di una strategia: quella di chi, pur potendo permettersi qualsiasi cosa, decide di mettere in strada solo ciò che possiede un valore intrinseco, tecnico o simbolico. La cronaca, in questo caso, non ha bisogno di aggiungere giudizi: i fatti parlano da soli, e parlano di due vetture che, complessivamente, superano i 7 milioni di euro, di un principato abituato allo sfarzo ma non all’inedito, e di un trentunenne che trasforma il garage in un museo viaggiante.




