Morgan e la rinuncia al palco: “La mia presenza era troppo ingombrante per Chiello”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
A pochi giorni dall’avvio della settantasettesima edizione del Festival della canzone italiana, una decisione inaspettata ridefinisce i contorni di una delle esibizioni più attese della serata dedicata alle cover. Marco Castoldi, in arte Morgan, non salirà sul palco del Teatro Ariston venerdì ventisette febbraio accanto a Chiello, il giovane artista in gara che lo aveva fortemente voluto per interpretare Mi sono innamorato di te di Luigi Tenco. L’annuncio, arrivato attraverso i canali social del cantautore e successivamente dettagliato in un’intervista all’Adnkronos, chiarisce i termini di una rinuncia che l’interessato stesso definisce prettamente artistica: la sua presenza fisica sulla scena, a detta di Morgan, avrebbe finito per sovrastare Chiello invece di sostenerlo, creando uno squilibrio controproducente per un concorrente al suo debutto sulla ribalta sanremese. Un gesto, questo, che solleva più di un interrogativo sulla natura delle collaborazioni in una kermesse dove il peso specifico dei nomi, talvolta, rischia di schiacciare le voci emergenti anziché amplificarle.
Il confronto con il repertorio di Tenco e la scelta dell’essenzialità
Il nodo della questione, stando alle parole dell’ex frontman dei Bluvertigo, risiede nella natura stessa del brano scelto. Mi sono innamorato di te non è semplicemente una canzone, ma un frammento di storia della musica italiana, un pezzo che porta con sé un’eredità emotiva e culturale tale da richiedere, per essere onorato, una resa essenziale e quasi nuda. “Amo profondamente il brano che Chiello ha scelto”, ha spiegato Morgan, sottolineando come si tratti di “un pezzo estremamente intimo che ha bisogno di un’unica voce, di un’unica anima, di un solo cuore”. Le prove effettuate in vista dell’esibizione avrebbero fatto emergere questa discrepanza: la compresenza di due interpreti, di cui uno con un carisma scenico consolidato e una lunga frequentazione del repertorio tenoriano, rischiava di trasformare il duetto in un confronto impari, snaturando la fragile bellezza del brano. Da qui la decisione, presentata come un atto di rispetto verso l’artista più giovane, di restare dietro le quinte, offrendo un contributo che Morgan definisce “tecnico” ma che lascia intendere una supervisione comunque presente nell’arrangiamento o nella preparazione.
I nuovi interpreti in scena e l’assenza che pesa
Con la defezione di Morgan, la responsabilità dell’esibizione ricadrà interamente su Chiello, che salirà sull palco accompagnato dal pianoforte di Saverio Cigarini. È stato proprio Cigarini, insieme a Fausto Cigarini che dirigerà l’orchestra, a curare interamente l’arrangiamento musicale del brano, un dettaglio non secondario che suggerisce una continuità nella direzione artistica intrapresa, nonostante il cambio di organico. La presenza dei Cigarini, del resto, garantisce una solida impalcatura musicale alla performance, spostando però il baricentro dell’interpretazione su una sola voce, quella di Chiello, chiamato ora a reggere da solo il confronto con un classico senza tempo. Per molti, l’assenza di Morgan dal palco rappresenta anche la rinuncia a quello che sarebbe stato il suo ritorno ufficiale all’Ariston dopo le turbolente vicende del duetto con Bugo nel duemilaventi, un episodio che aveva segnato in modo indelebile la sua storia con il Festival. E invece, anche stavolta, il copione ha preso una piega imprevista, sebbene per ragioni diametralmente opposte rispetto a quella volta.
Le ragioni di un passo indietro tra interpretazione e gara
Approfondendo le motivazioni di questa scelta, Morgan ha aggiunto all’Adnkronos una considerazione che tocca il cuore del problema quando si affrontano certi repertori in un contesto competitivo come quello sanremese. “Alcuni repertori non sono neutri, portano con sé un peso specifico”, ha dichiarato il cantautore, riconoscendo implicitamente come la sua stessa figura, con il suo percorso artistico e le sue dichiarazioni spesso provocatorie, possa diventare parte di quel peso. “In una gara è giusto che l’interpretazione non venga sbilanciata”, ha proseguito, motivando la scelta di farsi da parte per non alterare quell’equilibrio delicato che ogni esibizione dovrebbe mantenere. Una riflessione, la sua, che sposta l’attenzione dalla mera esibizione canora alla strategia complessiva con cui un giovane cantante decide di presentarsi al pubblico e alla giuria, evitando che la sua performance venga letta attraverso la lente deformante di un ospite ingombrante. Se questo gesto verrà interpretato come un atto di generosità artistica o come l’ennesima uscita di scena spettacolare, lo diranno le cronache dei prossimi giorni e, soprattutto, l’esibizione di Chiello sul palco che fu di Tenco.




