Maltempo mette in ginocchio Roma, Aniene esonda: la Protezione civile in campo con centinaia di volontari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Lazio, stretto nella morsa di un ciclone di eccezionale intensità, ha visto i suoi corsi d'acqua, in particolare l’Aniene, trasformarsi in minacce impetuose, con esondazioni che hanno sommerso strade e isolato quartieri, dalla Rustica alla Collatina, fino a Ponte Lucano a Tivoli. Le piogge incessanti, che hanno giustificato il passaggio dall'allerta arancione a quella rossa proprio nella zona del bacino dell'Aniene, hanno reso necessari interventi continui, mentre le autorità, come l’assessore competente, ripetevano l’invito a non uscire di casa se non per stretta necessità. La situazione, definita critica e in costante evoluzione, ha paralizzato anche la viabilità principale, con chiusure e lunghe code registrate sull’autostrada A1 a causa del manto nevoso, dove sono stati necessari l'intervento di circa quattrocento mezzi spazzaneve per tentare di mantenere percorribili i collegamenti.

La risposta dei soccorsi e il ruolo delle ordinanze

In questo scenario di emergenza, la macchina dei soccorsi si è attivata a pieno regime, coordinata dalla Protezione Civile regionale che, come ha sottolineato il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, ha schierato oltre duecentocinquanta volontari da Roma ad Aprilia, fino a Genzano, per fronteggiare le criticità, soprattutto dove il fiume Liri e i suoi affluenti avevano rotto gli argini. A Roma, il direttore della Protezione Civile capitolina Giuseppe Napolitano ha descritto giorni frenetici, evidenziando come l'ordinanza del sindaco Roberto Gualtieri, che aveva vietato preventivamente l'accesso a tutte le aree verdi, si sia rivelata una misura provvidenziale. “A Castel Sant’Angelo è caduto un pino: senza il divieto poteva essere una strage”, ha dichiarato Napolitano, lodando nel contempo il senso di responsabilità dimostrato dalla cittadinanza nel rispettare le disposizioni. I danni complessivi, tra fiumi in piena e alberi abbattuti dal vento, sono ancora impossibili da quantificare con precisione.

Le conseguenze sulla vita cittadina e il commercio

Oltre alle emergenze idrogeologiche, il maltempo ha avuto un impatto devastante sulla vita economica e sociale della capitale, cancellando eventi tradizionali e mettendo in crisi interi settori. L'episodio più emblematico è stato quello di piazza Navona, che nel giorno dell'Epifania si è presentata semideserta, con i banchi dei venditori coperti da teli di plastica e gli agenti di sicurezza in attesa di una folla che non si è mai materializzata. La pioggia battente ha costretto all'annullamento del tradizionale volo della Befana, privando la città del gran finale delle festività natalizie e infliggendo un duro colpo ai commercianti della zona, alcuni dei quali hanno stimato perdite fino al cinquanta per cento del fatturato atteso per la ricorrenza. Un danno economico che si somma a quello, già ingente, provocato dagli allagamenti e dalle interruzioni delle attività.

Il quadro di un'emergenza complessa

La concatenazione degli eventi – dalle esondazioni fluviali che hanno reso necessari soccorsi e messo in pericolo abitazioni, alla neve che ha bloccato le autostrade, fino al vento che ha abbattuto alberi secolari nel cuore della città – delinea il quadro di un'emergenza metereologica complessa e multidimensionale. L’azione congiunta delle istituzioni, dalla Regione al Comune, e la mobilitazione massiccia del volontariato della Protezione Civile hanno costituito la prima linea di risposta a una perturbazione che ha messo a dura prova il territorio. Mentre le operazioni di soccorso e messa in sicurezza continuano, e si comincia a valutare l’entità dei danni materiali, rimane l’immagine di una capitale ferita negli snodi vitali delle sue infrastrutture e nelle sue consuetudini più radicate, costretta a fare i conti con la forza di una natura diventata improvvisamente ostile.

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