Chiacchiere a 100 euro al chilo: la difesa di Iginio Massari
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Mentre il Carnevale si avvicina, portando con sé colori, maschere e tradizioni, sulle tavole degli italiani non possono mancare le chiacchiere, note anche come frappe o cenci, a seconda della regione. Quest’anno, però, il dolce simbolo della festa è finito al centro di un acceso dibattito, che ha visto protagonista Iginio Massari, il più celebre pasticcere italiano. Le sue chiacchiere, vendute a 100 euro al chilo, hanno scatenato un’ondata di polemiche sui social e non solo, sollevando domande sul valore di un prodotto tradizionalmente semplice e accessibile.
Massari, inizialmente silenzioso, ha deciso di rispondere alle critiche, difendendo il prezzo delle sue creazioni. «La differenza tra caro e costoso è sostanziale», ha spiegato il maestro pasticcere. «Caro si riferisce a qualcosa che non vale il prezzo pagato, mentre costoso indica un prodotto eccellente, che non tutti possono permettersi». Secondo lui, le sue chiacchiere rientrano nella seconda categoria, rappresentando un’eccellenza artigianale che giustifica il prezzo elevato.
Le chiacchiere di Massari, infatti, non sono semplici dolci fritti ricoperti di zucchero. Come ha sottolineato, si tratta di un prodotto realizzato con ingredienti di altissima qualità e una lavorazione meticolosa, frutto di decenni di esperienza e maestria. «La perfezione si paga», ha aggiunto, sottolineando che il valore di un prodotto non si misura solo nella sua semplicità, ma anche nella cura e nell’artigianalità che lo caratterizzano.
Nonostante le sue argomentazioni, molti hanno continuato a storcere il naso, considerando il prezzo sproporzionato per un dolce che, nella sua versione tradizionale, è solitamente economico e alla portata di tutti. La polemica, tuttavia, ha anche acceso i riflettori su un tema più ampio: il valore dell’artigianalità in un’epoca in cui la grande distribuzione e i prodotti industriali dominano il mercato.




