Ilia Malinin, la capriola ribelle del cowboy che rovescia le regole

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Il dio biondo del Quad, il cowboy del ghiaccio che atterra su una lama sola dopo essersi lanciato nel vuoto, ha preso il comando del programma corto maschile. Al Forum di Assago, il pubblico – quello stesso che domenica lo aveva visto esitante nel team event – ha assistito a una metamorfosi: Ilia Malinin, 108.16 punti, non ha concesso nulla al giapponese Yuma Kagiyama, secondo a 103.07, né al francese Adam Siao Him Fa, terzo con il suo personale record di 102.55 -1-7-8. L’americano, ventunenne, aveva deluso chi si aspettava il primo quadruplo axel della storia olimpica, sostituendolo all’ultimo con un quadruplo flip; eppure, a compensare la scelta prudente, ha piazzato una combinazione non prevista – lutz quadruplo e toe loop triplo – dal base value di 17.27 -1. Nessuno, prima di lui, aveva tentato sette salti quadrupli in una routine, nessuno era riuscito a rendere il backflip, quel salto mortale all’indietro vietato per cinquant’anni, un gesto legale e persino elegante -2-3-10.

Nato a Fairfax, in Virginia, il 2 dicembre del 2004 – o forse del 2005, le agenzie divergono e la discrepanza anagrafica resta senza chiarimento – Malinin è il prodotto di un laboratorio genetico del pattinaggio -2-5. La madre, Tat’jana Malinina, dieci volte campionessa nazionale uzbeka; il padre, Roman Skornjakov, sette volte; entrambi olimpionici a Nagano 1998, ventotto anni esatti prima che il figlio iniziasse la sua personale dinastia milanese -5. Il cognome, tronco per necessità – Skornjakov temevano fosse impronunciabile per gli americani – è oggi un marchio registrato, un verbo che coniuga potenza e leggerezza -3. Analisi biomeccaniche lo descrivono come un frullatore da cucina: trecentocinquanta rivoluzioni al minuto, novanta centimetri di elevazione – l’altezza di un lungo salto da fermo di un giocatore Nba – e poi l’atterraggio, su una lama d’acciaio, mentre il deve assorbire forze che altri sport ammortizzano con suole e tappeti -3.

Il salto che venne dal freddo, dalla Francia del 1998 alla liberalizzazione

Surya Bonaly, a Nagano 1998, lo eseguì senza autorizzazione, atterrò su un piede solo e venne penalizzata. Quel gesto di sfida, rimasto negli archivi come una bellissima illegalità, ha attraversato i decenni fino alla revisione del regolamento da parte dell’International Skating Union nel giugno 2024 -5-10. Malinin, che già deteneva il monopolio del quadruplo axel, è stato il primo a beneficiare della norma, e lo ha fatto con una nonchalance che trasforma il pericolo in coreografia. A Milano-Cortina 2026, il backflip non è più trasgressione ma firma, un tratto distintivo come le tre vittorie consecutive alla Skate America o i due ori mondiali – Montreal 2024, Boston 2025 – che lo hanno consegnato alla storia ancor prima di calcare il ghiaccio olimpico -5.

Tra gli spalti, a osservare il fenomeno, c’era anche Novak Djokovic: in piedi, come tutti, a testimoniare che il confine tra sport e spettacolo, quando Malinin pattina, si fa evanescente -5-10. Eppure, il Quad God – soprannome che lui stesso ha scelto per i profili social – non ha ancora sfoderato il suo arsenale completo. Nel programma corto si è limitato a due quadrupli su quattro consentiti, lasciando intendere che il libero di venerdì sera conterrà cinque salti di quel livello più il backflip -9. Una gestione del carico, la sua, che tradisce una maturità tattica rara per un atleta alla prima esperienza a cinque cerchi, e che contraddice l’immagine del funambolo istintivo.

La dinastia Malinin, da Nagano a Milano passando per Bologna

Mentre l’Italia scopre l’erede dei Chen e dei Plushenko, c’è chi quel talento lo aveva già incrociato. Fabio Signorini, patron di Bol On Ice, stringe accordi tra Milano e Cortina e anticipa: Malinin sarà all’Unipol Arena nel 2027 -6. Non è un ritorno occasionale: il pattinatore americano ha calcato il ghiaccio bolognese nel 2023, nel 2024 e nel 2025, quando ancora il backflip era interdetto e lui lo provava comunque, forse, negli allenamenti a porte chiuse. Daniel Grassl, quattordicenne allora, lo vide esibirsi per la prima volta nel 2018; oggi l’azzurro insegue il quarto posto olimpico, staccato di quindici punti dal podio provvisorio, a testimoniare la distanza siderale che separa il campione assoluto dal semplice eccellente -6-7.

La sorella minore, Liza, cresce nell’ombra del fratello, mentre i genitori – oggi suoi allenatori – osservano dal kiss and cry senza mostrare emozione -5-9. È il loro mestiere, il mestiere di chi ha rappresentato l’Uzbekistan in un’epoca senza backflip e senza quadrupli, quando il pattinaggio era ancora una disciplina e non ancora un codice di difficoltà in continua espansione. Malinin, invece, il codice lo riscrive a ogni gara. Non ha inseguito il record di Nathan Chen – 113.97 punti nel corto a Pechino 2022 – ma ha dimostrato di poter vincere anche senza infrangere ogni tabella, anche dosando lo spettacolo -7-8.

Il peso dell’oro a squadre e l’attesa per il libero

Domenica, nel team event, aveva accettato di pattinare anche il programma libero su richiesta dei compagni, quando la medaglia d’oro degli Stati Uniti – difesa dal Titolo di Pechino – era minacciata dal Giappone -3. Non era previsto, e la fatica si era vista: errori, incertezze, punteggi alti ma non stratosferici. Eppure, aveva chiuso con oltre duecento punti, contributo decisivo per il primo oro olimpico della spedizione americana a Milano-Cortina -3. “Volevo dosarmi”, ha spiegato alla Bbc, “pensare agli individuali” -3. Un approccio razionale, quasi cinico, che stride con la vocazione acrobatica e che rivela una testa salda dentro un progettato per sfidare la gravità.

Ora manca solo il programma libero di venerdì 13 febbraio, data non certo beneaugurante ma che difficilmente potrà intaccare il vantaggio accumulato -1-8. Kagiyama, argento a Pechino, tallona a cinque punti; Siao Him Fa ha già strappato il suo personale migliore. Ma Malinin, quando può allentare le briglie, quando può inserire nel copione cinque quadrupli e il mortale rovesciato, diventa un avversario inavvicinabile. Lo ha dimostrato alla finale del Grand Prix di dicembre: terzo dopo il corto, primo con trenta punti di margine dopo il libero -3. Non è arroganza, è consapevolezza. Il dio biondo del Quad aspetta venerdì, e con lui un’arena intera, pronta ad alzarsi ancora.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.