Roma, sgominata la maxi-associazione dello spaccio. Tra i tredici arrestati il boss “Er Palletta” e i mandanti dell’omicidio Molè

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non c’è tregua, a Roma, per il narcotraffico che intreccia vecchie e nuove leve della malavita, e l’operazione condotta all’alba dai carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci – coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimarcia – ne rappresenta l’ennesima, efficace dimostrazione. Tredici le persone finite in manette, di cui nove accompagnate in carcere e quattro finite ai domiciliari, nell’ambito di un’indagine vasta e ramificata che ha disarticolato una struttura criminale dedita, a vario titolo, allo spaccio di sostanze stupefacenti, ma anche all’estorsione, al porto illegale di armi e persino al tentato omicidio. Un’operazione, questa, che ha il sapore di un ritorno al passato, considerato che tra i soggetti raggiunti dalla misura cautelare figurano personaggi che sembravano ormai usciti di scena, come Raffaele Pernasetti, detto “Er Palletta”, storico fondatore della Banda della Magliana, nonché alcuni degli esecutori materiali e mandanti del brutale omicidio di Cristiano Molè, il “pugile” del Corviale freddato con otto colpi il 15 gennaio del 2024.

Il ritorno di “Er Palletta”, il broker della droga che cucinava al Testaccio

A settantacinque anni suonati, con una fedina penale sporcata da mezzo secolo di crimini – e dopo aver scontato pene severe, incluso l’ergastolo poi ridimensionato in appello – Raffaele Pernasetti si era costruito una parvenza di normalità, lavorando come cuoco nel ristorante di famiglia “Oio a Casa Mia” al Testaccio. Una copertura, quella dei fornelli, che secondo gli inquirenti mascherava invece il suo vero mestiere: fare da broker di cocaina e hashish, sfruttando quell’alone di rispetto e quei contati criminali accumulati negli anni d’oro della Banda. Erano proprio i tavoli di quel locale, puntualmente monitorati da telecamere e microspie, il quartier generale dove “Er Palletta” tesseva le fila dell’approvvigionamento, forte degli antichi legami – risalenti ai primi anni Ottanta – con il clan Senese e con una cosca di ‘ndrangheta di Platì, garantendo rifornimenti alle piazze di spaccio del Trullo, di Corviale, della Magliana e di Monteverde.

La furia del gruppo di fuoco e l’agguato al meccanico

Se da un lato l’inchiesta ha rivelato una solida rete di narcotraffico in grado di movimentare decine di chili di droga, dall’altro ha fatto emergere una pericolosissima propensione alla violenza che caratterizza il gruppo. Le contestazioni nei confronti di Pernasetti, infatti, non si limitano allo spaccio: l’uomo è accusato di aver personalmente picchiato e minacciato con una pistola alla tempia un meccanico, nel vano tentativo di recuperare un credito di 8mila euro legato a una precedente cessione di stupefacenti. Fallito l’effetto delle minacce, sempre secondo la ricostruzione della procura, l’ex boss della Magliana avrebbe dato mandato a un gruppo di fuoco composto da tre persone di risolvere la faccenda con le cattive, e il 25 marzo del 2024, in via Pian delle Torri alla Magliana, il debitore è stato raggiunto da tre colpi d’arma da fuoco alle gambe, in una spedizione punitiva che il gip ha ritenuto aggravata dal metodo mafioso.

Manuel Severa, il “Matto” che gestiva gli affari sporchi

Al vertice di questa organizzazione, però, non c’era il vecchio Pernasetti, bensì un’altra figura di spicco della criminalità capitolina, un personaggio già noto alle forze dell’ordine per la sua ferocia: Manuel Severa, soprannominato “Il Matto”. A lui, spiegano gli atti investigativi, spettava la gestione diretta della compravendita della droga, mentre “Er Palletta” fungeva da garante e fornitore, un’alleanza che univa l’esperienza storica della Banda alla nuova generazione di fuoco del Trullo. Severa, lo ricordiamo, era già finito in manette nei mesi scorsi proprio perché indicato come uno dei mandanti dell’omicidio di Cristiano Molè, il giovane ucciso a colpi di pistola mentre si trovava nella sua auto al Corviale, a riprova di come lo spaccio e le armi procedano sempre di pari passo in queste dinamiche. L’operazione dei carabinieri ha permesso di sequestrare diverse armi da guerra e quantitativi di droga, interrompendo un flusso illecito che riforniva la periferia romana.

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