Sayf e quel secondo posto che sa di rigore sbagliato: “La canzone di Sal Da Vinci? Mi piace tanto”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un soffio, un niente di appena tre decimi di punto, che nel verdetto finale del Festival di Sanremo ha separato la gloria del primo posto dalla medaglia d’argento. Ed è proprio così, con la metafora calcistica del rigore calciato sul palo, che Sayf, il giovane cantante ligure di origini tunisine, ha raccontato la sua personale volata terminata alle spalle di Sal Da Vinci. Il dato aggregato, quel fatidico 22,2% contro il 21,9%, fotografa una classifica che, se analizzata nei meccanismi profondi del regolamento, racconta però una storia molto più complessa e per certi versi sorprendente. Perché se il verdetto ufficiale, ponderato dal voto delle giurie – della sala stampa e delle radio – ha premiato il cantante partenopeo, il pubblico da casa, quello che scollega il cervello e si lascia conquistare dal ritornello, ha invece scelto lui, Sayf, con un eloquente 26,4% contro il 23,6% dell’avversario. Un’inversione di tendenza che dimostra quanto la canzone “Tu mi piaci tanto”, con il suo affresco di un’Italia ferita ma vitale – quella delle alluvioni in Emilia e Liguria, dei sacrifici e della voglia di ricominciare – abbia centrato il bersaglio grosso delle emozioni popolari.

Lo stesso Sayf, all’indomani della finale, non ha nascosto un moto di umana speranza, quella che sale quando da comprimario ti ritrovi nella cinquina d’oro e poi a un passo dal sogno. “Uno parte senza sperare niente, ovviamente, quindi quando arrivi lì ci speri”, ha confessato in conferenza stampa, con l’onestà di chi sa che la musica, a quei livelli, è anche questione di decimi di punto e di equilibri sottili. Ma il suo commento è scivolato via senza alcuna traccia di veleno, anzi, con una sportività che ha spiazzato: la vittoria di Sal Da Vinci, ha tenuto a precisare, lo trova sinceramente contento, perché il brano del collega gli piace, e non è una frase di circostanza. In fondo, il suo secondo posto profuma di impresa per chi, come lui, arriva da un percorso lontano dai riflettori, cresciuto tra Rapallo e Santa Margherita Ligure, con un passato di studi in aeronautica e la passione per la tromba ereditata dalle medie, quando suonò persino al funerale del nonno.

La rimonta delle giurie e il calore della mamma Samia

Il meccanismo che ha portato al trionfo di “Per sempre sì” è il classico esempio di come a Sanremo si vinca anche (e soprattutto) convincendo chi siede tra i banchi della stampa e chi imposta le scalette radiofoniche. Nella Superfinale, il sistema di voto tripartito – 34% televoto, 33% giuria della sala stampa, 33% giuria delle radio – ha agito come un pendolo, spostando l’equilibrio dalla parte di Sal Da Vinci. Le percentuali, rese note nei dettagli, non lasciano spazio a interpretazioni: Sayf era il preferito della gente, ma la critica e le emittenti hanno compattamente virato su un’altra direzione, premiando l’esperienza e una cifra stilistica forse più tradizionale. Ciò non toglie che per il ventiseienne genovese, classe 1999, questa settimana sanremese abbia rappresentato un’autentica cavalcata trionfale. Lo ha capito quando, durante la serata delle cover, ha duettato con Alex Britti e Mario Biondi portando con sé sul palco la madre Samia, un gesto che ha commosso l’Ariston: lei, tunisina, con i lunghi ricci e un sorriso timido, ha raccontato di come Adam (questo il suo nome all’anagrafe) sentisse la musica e ballasse già nel pancione. Un legame viscerale, quello con la madre, che Sayf ha voluto condividere con il grande pubblico, quasi a suggellare un percorso fatto di sacrifici – quelli di lei, interprete al tribunale e receptionist, e i suoi, quando lavorava in un panificio pur di non chiederle soldi per registrare.

La sua ascesa, d’altronde, è stata una delle note più originali di questo Festival. Sayf ha dribblato con astuzia i paragoni facili, quelli con Ghali per esempio, rivendicando una sua strada fatta di testi che non sono solo slogan. Il suo brano, una “canzonetta” come l’ha definita lui nel testo, è in realtà un concentrato di citazioni colte e popolari: si passa dall’intervento di Cannavaro ai mondiali del 2006, al ricordo di Luigi Tenco, morto proprio a Sanremo, fino a una frase di Berlusconi (“L’Italia è il paese che amo”) usata con un velo di ironia per raccontare un sentimento autentico e complesso verso un paese che ama, pur nelle sue contraddizioni. E mentre l’eco del suo secondo posto si mescolava alle polemiche per l’esclusione di Serena Brancale dalla cinquina – fatto che aveva suscitato qualche fischio in platea – Sayf restava ancorato alla sua storia, quella di un ragazzo che ha visto il sogno sfumare per un niente, ma che ha avuto la forza di dire, senza retorica, che va bene così.

La scoperta di un underdog cresciuto tra Genova e Milano

Prima di questa settimana magica, il nome di Sayf era noto solo agli addetti ai lavori e a chi segue la scena urban. Nato a Genova da padre italiano e madre tunisina, il suo percorso artistico è maturato nel collettivo Genovarabe, per poi approdare in Warner con l’EP “Se Dio Vuole” nel 2024. L’estate scorsa aveva iniziato a farsi conoscere dal grande pubblico con “Sto bene al mare”, un brano realizzato insieme a Marco Mengoni e Rkomi, ma è stata la vetrina dell’Ariston a trasformarlo in un fenomeno da classifica. La sua musica, che lui stesso definisce lontana dalle mode, pesca a piene mani dal cantautorato e dalla tradizione, mescolandola con ritmi contemporanei. E non è un caso che tra i suoi sostenitori, durante la kermesse, ci fosse anche don Claudio Burgio, il cappellano del carcere minorile di Milano, che nella sua comunità Kayros accoglie ragazzi in difficoltà, molti dei quali hanno trovato nella musica una strada di riscatto. Un incrocio di storie che rende l’exploit di Sayf qualcosa di più di una semplice classifica: la fotografia, forse, di un’Italia che cerca nuovi linguaggi per raccontarsi, senza paura di mischiare le proprie radici.

Description: Sayf commenta il secondo posto a Sanremo 2026, perso per soli 0,3% da Sal Da Vinci. Il pubblico lo premia al televoto. La dedica alla mamma Samia e il testo di "Tu mi piaci tanto".

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