L’Italia del baseball si gioca la finale con il Venezuela, eliminato il Giappone di Ohtani
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Redazione Sport
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Prosegue il cammino trionfale degli azzurri nel World Baseball Classic, una cavalcata che ha dell’incredibile e che tiene incollati allo schermo non solo gli appassionati del batti e corri, ma anche quei tanti italiani, e italoamericani, che scoprono ora le gesta di questa nazionale. Dopo aver espugnato Houston con una vittoria di cuore e sostanza contro Porto Rico, per 8 a 6 in un quarto di finale che resterà negli annali, la spedizione azzurra si è trasferita a Miami. È qui, sul diamante del LoanDepot Park, che andrà in scena la semifinale, un dentro o fuori contro il Venezuela, una delle corazzate del torneo, reduce da un'impresa a sua volta epica: l'eliminazione del Giappone, campione uscente e detentore del Titolo, battuto con un perentorio 8 a 5.
La notte di Miami si preannuncia infuocata, e non solo per il clima della Florida. Il manager Francisco Cervelli, venezuelano di nascita ma italiano d'adozione dal 2009, ha già annunciato la sua mossa per il match di lunedì, affidando la palla del confronto a Michael Lorenzen. Il lanciatore, reduce da una prestazione magistrale nella fase a gironi contro gli stessi Stati Uniti – 4 riprese e due terzi senza concedere valide – è l’uomo designato per spegnere i potenti battitori sudamericani. «L’ho affrontato tante volte in carriera, è il profilo perfetto per questa partita», ha dichiarato Cervelli, un ex ricevitore di Major League che conosce bene i punti deboli dei battitori avversari. Di fronte a lui, la Vinotinto schiererà Keider Montero, giovane destro dei Detroit Tigers, in quella che si preannuncia una sfida tattica oltre che atletica.
La vittoria contro Porto Rico, maturata nei quarti di finale allo Stadio Daikin Park di Houston, ha confermato la solidità mentale di questo gruppo. Dopo un avvio fulminante che li aveva visti chiudere il quarto inning sull'8 a 2, grazie a un doppio da due punti di J.J. D’Orazio e Andrew Fischer e alla solita leadership del capitano Vinnie Pasquantino, gli azzurri hanno dovuto soffrire fino all'ultimo respiro. L'ottava ripresa è stata un'autentica agonia, con Porto Rico che ha riempito le basi e accorciato le distanze sul 8 a 6, riaprendo un match che sembrava saldamente in pugno. È stata però la prova del carattere, quella capacità di stringere i denti nei momenti cruciali, a fare la differenza, dimostrando che questa squadra non vive solo di talento, ma anche di una determinazione fuori dal comune.
Eliminare il Giappone non era certo un'impresa da poco, considerando che i nipponici avevano vinto le ultime tre edizioni del torneo e potevano contare su Shohei Ohtani, l'uomo da 700 milioni di dollari, autentica superstar capace di segnare un'epoca. Eppure il Venezuela, trascinato dai fuoricampo di Ronald Acuña Jr. e Wilyer Abreu, è riuscito nell’impresa, ribaltando più volte il punteggio e dimostrando una potenza offensiva che mette i brividi. Per l’Italia, la sfida è doppiamente complicata: da un lato, dovrà affrontare una squadra che arriva all'appuntamento con l'entusiasmo alle stelle per aver scalzato il trono dei campioni; dall'altro, dovrà fare i conti con alcune defezioni importanti nel proprio roster, come quella di Dylan DeLucia, sostituito da Joe Jacques, e l'infortunio di Miles Mastrobuoni, che hanno obbligato a ripensare le strategie in extremis.
La necessità di riscrivere la storia del baseball italiano
Questa semifinale rappresenta già di per sé un risultato storico, un traguardo mai raggiunto prima in un torneo iniziato nel lontano 2006. Eppure, il gruppo guidato da Cervelli non vuole fermarsi qui, spinto da un sogno che diventa sempre più concreto partita dopo partita. Il Venezuela, dal canto suo, torna a giocarsi l'accesso alla finale dopo l'unica, e sfortunata, apparizione in semifinale del 2009, quando fu nettamente sconfitto dalla Corea del Sud. Stavolta l’occasione è ghiotta e la squadra sembra avere i mezzi per centrare l'obiettivo, forte di un roster stellare che mescola giovani promesse e veterani di lusso.
Se gli azzurri dovessero compiere l'ennesimo miracolo sportivo, nella notte tra lunedì e martedì si aprirebbero le porte della finale, dove ad attenderli ci sarebbero gli Stati Uniti o la Repubblica Dominicana, le due potenze che si affrontano nell'altra semifinale. Sarebbe l'apoteosi per una nazionale che, al di là delle origini geografiche di molti suoi giocatori – italoamericani che hanno scelto di rappresentare il Paese dei loro avi – ha saputo creare un gruppo coeso, uno spogliatoio che vive di passione e di quella sana incoscienza che spesso fa la differenza negli sport cosiddetti minori. «Questa squadra ha dimostrato di avere carattere», ha ribadito Cervelli, «perché se qualcuno non riesce a svolgere il proprio compito, chi subentra lo fa e porta a termine il lavoro». E sarà proprio questo spirito di sacrificio a dover prevalere contro la potenza bruta del Venezuela, in una semifinale che profuma già di leggenda.




