Barontini 2026, la notte dei fossi assegna lo scettro al Borgo: il Venezia si incaglia sotto il ponte

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Livorno, crocevia di tradizione e agonismo acquatico, ha celebrato la cinquantasettesima edizione della sua gara remiera più iconica. I fossi medicei, trasformati per una notte in un palcoscenico illuminato a giorno, hanno fatto da cornice a una Coppa Barontini che, partita ufficialmente alle 21.15 con la prova femminile, ha tenuto con il fiato sospeso le migliaia di spettatori assiepati lungo il perimetro del Pentagono del Buontalenti.

Il verdetto della cronometro – con partenza e arrivo fissati alla Fortezza Nuova su un tracciato di oltre tre chilometri – ha sorriso al Borgo Cappuccini, il quale ha saputo sfruttare al meglio la difficoltà oggettiva di un percorso che, nella sua spettacolare angustia, richiede più la precisione del timoniere che la sola forza bruta dei remi.

Una rimonta al femminile e l’incidente che cambia la classifica maschile

Se nella notte del sabato i riflettori erano puntati sulla sfida dei gozzi a dieci remi, l’antipasto della vigilia – con la disputa della Coppa Edda Fagni – aveva già delineato gli equilibri di una manifestazione che fa del senso di appartenenza ai rioni la sua ragion d’essere. Tra le donne, complice un avvio di gara combattuto, è arrivata la rimonta del Labrone: un successo costruito metro dopo metro, che spegne per un attimo i rimpianti delle rivali. Il quadro maschile, quello che tradizionalmente chiude la serata con la partenza delle prime imbarcazioni alle 22.

30, è stato però segnato da un episodio destinato a diventare l’immagine simbolo di questa edizione: l’incaglio del Venezia sotto il Ponte dei Francesi.

L’equipaggio, nella lotta serrata contro il tempo per sopravanzare il Borgo, ha perso il controllo della traiettoria in quello che è uno dei passaggi più insidiosi del circuito. La barca, incastratasi letteralmente contro una parete del manufatto, ha vanificato ogni tentativo dei vogatori di rimettersi in carreggiata; costretti a fermarsi, hanno dovuto assistere impotenti allo scorrere dei secondi, senza possibilità di terminare la prova.

Un incidente che, di fatto, ha consegnato la vittoria su un piatto d'argento al Borgo Cappuccini, il quale ha gestito la pressione della rincorsa incassando il vantaggio derivante dal ritiro del principale antagonista.

La doppia sfida e il peso della tradizione remiera

L’organizzazione dell’evento, presentata nei giorni scorsi in conferenza stampa nella sede della Regione a Firenze, aveva già lasciato intendere come questa edizione volesse porsi in continuità con lo spirito originario della competizione, senza però rinunciare a respirare l’aria dei grandi palcoscenici – come testimoniato dalle parole del presidente Giani, che non ha lesinato complimenti definendo la competizione “simbolo per tutta la Toscana”.

La rimodulazione del calendario, che ha separato la Coppa Barontini dal Trofeo Edda Fagni spostandolo al venerdì, ha permesso di dare respiro a una due giorni che ha visto alternarsi le categorie juniores alle formazioni maggiori, nell’intento di valorizzare l’identità specifica di ciascuna classe di gozzi.

Sotto il profilo tecnico, la Barontini si conferma l’appuntamento più complesso del cosiddetto “trittico” labronico: diversamente dalle gare in mare aperto, qui il cronometro non mente e l’abilità nel districarsi tra le anse dei canali è ciò che fa la differenza. Nella categoria femminile, come accennato, il successo del Labrone è maturato grazie a una gestione oculata delle forze; i fossi, silenziosi testimoni di questa battaglia, hanno restituito l’eco dei richiami dei timonieri che, in notturna, faticavano a trovare i riferimenti visivi tra le luci riflesse sull’acqua scura.

Giornata perfetta solo per il Borgo, con il Venezia fuori gioco

Per il Borgo Cappuccini si tratta di un successo che rinsalda il proprio status di potenza della voga cittadina, una conferma che segue di pochi giorni l’exploit registrato in altre competizioni del panorama remiero, come la Coppa Risiatori disputata sulle secche della Meloria (dove invece a spuntarla era stato proprio il Venezia).

L’incidente occorso ai rivali di giornata, se da un lato ha tolto pathos alla volata finale, dall’altro ha restituito la misura di quanto sia effettivamente alta la posta in gioco quando si affronta il percorso chiuso del Pentagono; non è la prima volta, d’altronde, che la conformazione dei ponti e la ristrettezza del canale mettono a dura prova la manovrabilità dei gozzi.

Così, mentre il Venezia si ritirava mestamente tra i fischi e il silenzio di delusione dei suoi tifosi, il Borgo alzava al cielo il cencio della vittoria, suggellando una notte in cui la fortuna, a volte, gioca un ruolo tanto decisivo quanto la preparazione atletica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.