The Atlantic smonta il direttore dell’Fbi: «Patel beve, è paranoico e irraggiungibile»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La prestigiosa rivista americana The Atlantic ha firmato un’inchiesta che, nelle intenzioni dell’autrice Sarah Fitzpatrick, vorrebbe restituire il clima di tensione e di sfiducia che da mesi, secondo le fonti interne citate, serpeggerebbe ai piani alti del Bureau. Il bersaglio è Kash Patel, il capo della polizia federale, la cui condotta – come raccontano testimoni diretti – sarebbe ormai da considerarsi una «vulnerabilità per la sistema nazionale». L’allarme, filtrato attraverso i corridoi dell’amministrazione, dipinge il ritratto di un uomo in balia di manie di persecuzione, un fedelissimo di Donald Trump (rieletto ormai da oltre un anno) che sembra aver smarrito la bussola, oppresso dalla paura costante di essere silurato dalla Casa Bianca.

La psicosi del login e le porte blindate

L’episodio che più di ogni altro sintetizza lo stato d’animo del direttore risale al 10 aprile scorso. Secondo la ricostruzione fornita al magazine, Patel stava per lasciare l’ufficio per il weekend quando, improvvisamente, non è riuscito ad accedere al sistema informatico interno. Un disguido tecnico, niente più, risolvibile in pochi minuti. Eppure, per lui è stato il segnale di un complotto: convinto di essere stato licenziato in tronco e di aver visto il proprio account disabilitato, avrebbe dato in escandescenze. Ha iniziato a chiamare freneticamente collaboratori e colleghi, annunciando a tutti la sua estromissione. Il panico è stato tale, raccontano le nove fonti citate dal giornale, che la notizia del suo presunto addio ha cominciato a circolare nell’Fbi e persino al Congresso. Non finisce qui. L’inchiesta rivela un modus operandi che mette a rischio la sicurezza operativa: Patel sarebbe spesso «irraggiungibile», chiuso a chiave in stanze dove la sua stessa scorta fa fatica a entrare. In almeno una circostanza, gli agenti addetti alla sua protezione hanno dovuto richiedere l’autorizzazione per attrezzature da sfondamento, gli strumenti che si usano nei salvataggi degli ostaggi, temendo che il capo fosse in pericolo o, più banalmente, in stato di incoscienza.

Alcol, assenze e una «paranoia giustificata»

A rendere la miscela esplosiva è l’abitudine, documentata dalle testimonianze, all’abuso di alcolici. Patel, scrive The Atlantic, è un frequentatore assiduo di locali come il Ned’s Club a Washington o la Poodle Room a Las Vegas, dove si lascia andare a «consumi evidentemente eccessivi». Il problema non è solo morale, ma logistico: fonti della sicurezza riferiscono che diverse riunioni sono state rinviate a causa delle sue condizioni e che, in più occasioni, gli agenti hanno avuto «difficoltà a svegliarlo». C’è un paradosso amaro, in questa vicenda, che gli stessi funzionari dell’agenzia non mancano di sottolineare: la paranoia di Patel, in realtà, potrebbe essere fondata. La Casa Bianca, dopo il licenziamento del procuratore generale Pam Bondi all’inizio di aprile, sta effettivamente valutando l’ipotesi di un successore. C’è chi lo definisce «giustamente paranoico», e chi ammette che l’amministrazione sta «solo aspettando la parola definitiva» da parte del presidente per sostituirlo.

Il muro contro muro con la stampa

L’interessato, dal canto suo, ha scelto la linea della guerra totale. Contattato dal The Atlantic prima della pubblicazione, Patel ha risposto con una minaccia secca che suona quasi come una sfida da cowboy: «Pubblicatelo, è tutto falso, ci vediamo in tribunale, portate il libretto degli assegni». Il suo legale, Jesse Binnall, ha inviato una lettera alla rivista nella quale si contesta punto su punto la ricostruzione, definita «categoricamente falsa e diffamatoria», basata su «almeno 19 affermazioni false o non supportate». Anche la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, è scesa in campo per difendere il direttore, rivendicando i risultati ottenuti dall’amministrazione in termini di calo della criminalità. La risposta di Patel, via social, è stata altrettanto sprezzante: ha bollato l’articolo come una «hit piece» (un attacco mirato), aggiungendo che l’unico momento in cui si preoccuperà delle «bufale» della stampa sarà quando queste smetteranno di uscire. Un braccio di ferro che, al momento, lascia il Bureau in una posizione di attesa, con gli agenti operativi che, secondo quanto riportato dall’inchiesta, temono di ritrovarsi senza una guida stabile nel caso di una vera emergenza nazionale.

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