Famiglia nel bosco, il Garante attacca: “Gravi gli insulti della psicologa, imparzialità saltata”
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria che coinvolge Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la cosiddetta famiglia nel bosco, si arricchisce di un nuovo, spinoso capitolo che getta ombre sulla regolarità del procedimento volto a valutare le loro capacità genitoriali. Al centro della bufera è finita Valentina Garrapetta, la giovane psicologa incaricata di affiancare la consulente tecnica d’ufficio, Simona Ceccoli, nella somministrazione dei test psicodiagnostici alla coppia. L’elemento di discordia, emerso da un’indagine del quotidiano La Verità, riguarda alcuni post pubblicati dalla professionista sui propri profili social nei mesi scorsi, contenenti espressioni tutt’altro che neutrali nei confronti dei due genitori -3-4.
Ad intervenire con fermezza sulla questione è stata Alessandra De Febis, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Abruzzo, che non ha usato giri di parole per definire la situazione. Secondo l’Authority, se confermata, la circostanza che una professionista chiamata a esprimersi in un ambito così delicato come quello minorile abbia già manifestato pubblicamente un orientamento pregiudizievole rappresenterebbe un fatto di estrema gravità. Viene meno, alla radice, ha spiegato De Febis, quel requisito fondamentale dell’imparzialità che deve contraddistinguere ogni valutazione tecnica, specialmente quando si incide in maniera profonda sulla vita di bambini e delle loro famiglie -1-6. Non è ammissibile, ha aggiunto la Garante, che nemmeno il dubbio sulla neutralità di chi è chiamato a svolgere funzioni tecniche possa offuscare un procedimento di questa natura.
Il mirino della difesa e le contestazioni dello psichiatra Cantelmi
La scoperta dell’attività social della dottoressa Garrapetta ha immediatamente innestato la reazione della difesa dei Trevallion. Il consulente di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi, ha annunciato iniziative formali in diverse sedi. Non solo è pronta una richiesta di ricusazione della testista, ma verrà presentato anche un esposto all’Ordine degli Psicologi per quelle che, a suo avviso, costituiscono gravi violazioni deontologiche -2. Il fatto che la professionista abbia condiviso, tra novembre e dicembre, post dai toni aspramente critici verso la famiglia – tra cui uno in cui si definivano “sante parole” le accuse mosse alla coppia e un altro in cui si invitava a lasciar lavorare in pace il tribunale e gli assistenti sociali, definiti “cialtroni” da chi scriveva -3 – collide, secondo Cantelmi, con il dettato normativo che impedisce di assumere incarichi peritali su casi sui quali si è già espressa un’opinione pubblica.
Lo psichiatra ha inoltre sollevato perplessità sulla stessa qualifica professionale della giovane dottoressa. Iscritta all’Albo da poco più di tre anni al momento dell’incarico, la Garrapetta non sembrerebbe possedere i requisiti di speciale competenza previsti dall’articolo 4, comma 4, del D.M. 109/2023 per operare in ambito minorile, i quali richiedono almeno cinque anni di esperienza documentata o una docenza universitaria -2. Un elemento, questo, che secondo il consulente di parte finisce per riverberarsi sulla stessa scelta operata dalla Ctu Ceccoli, della quale si incominciano a valutare i presupposti.
La replica della psicologa e il nodo della perizia sui minori
Alla montante polemica, la dottoressa Garrapetta ha inizialmente scelto la strada del silenzio stampa, salvo poi replicare in maniera piuttosto piccata a mezzo stampa, affermando che le dichiarazioni di Cantelmi qualificherebbero lui e non lei e che per lei parlerebbe il proprio curriculum -4. Una difesa, la sua, che non ha però spento le critiche, anche perché, come notato da alcuni osservatori, nel frattempo uno dei post più controversi sarebbe stato rimosso dal suo profilo Facebook -4. Un gesto che, agli occhi dei legali dei Trevallion, assume il sapore di una tacita ammissione.
Il nodo cruciale, a questo punto, diventa l’impatto che questa vicenda potrebbe avere sull’intero impianto peritale e, di conseguenza, sul futuro dei tre minori, attualmente ospitati in una struttura protetta a Vasto. La difesa teme che i test già somministrati ai genitori – e quelli in programma per i bambini, previsti per i primi di marzo – possano essere irrimediabilmente inficiati da un vizio di origine. Cantelmi ha espresso forti dubbi anche sulla metodologia adottata, definendo alcuni test “obsoleti” e “troppo discrezionali” e lamentando una scarsa collaborazione da parte della Ctu nell’accogliere i suggerimenti del suo team -3-7.
La posizione della Garante e gli sviluppi giudiziari
L’intervento della Garante De Febis non si è limitato a una mera stigmatizzazione del comportamento della professionista. L’Authority ha infatti annunciato l’intenzione di attivare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento per fare piena luce sulla vicenda. L’obiettivo dichiarato è duplice: verificare che ogni singolo passaggio del procedimento sia stato condotto nel rispetto dei principi di imparzialità, correttezza e trasparenza, e al contempo riportare l’attenzione sul superiore interesse dei minori coinvolti, che rischia di passare in secondo piano in una bagarre giudiziaria e mediatica di questa portata -1-6.
Si attende ora di capire quali conseguenze pratiche avranno le iniziative della difesa. La richiesta di ricusazione della psicologa testista, se accolta dal tribunale, potrebbe comportare la necessità di ripetere parte degli accertamenti, allungando ulteriormente i tempi di una vicenda che si trascina ormai da mesi e che tiene in sospeso la vita di una famiglia intera. La procura e il tribunale dei minori dell’Aquila sono ora chiamati a districare una matassa che si fa sempre più intricata, dove alla complessità intrinseca del caso si sommano ora pesanti interrogativi sulla tenuta e l’attendibilità delle stesse figure tecniche deputate a fornire gli elementi di giudizio.




