Gaza, la tregua in bilico e l'ombra della carestia
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Redazione Esteri
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La fragile tregua tra Israele e Hamas, entrata in vigore il 19 gennaio, è oggi più che mai in bilico, mentre i civili nella Striscia di Gaza affrontano il crescente rischio di carestia e la violenza continua a mietere vittime. Nonostante i mediatori internazionali si siano riuniti al Cairo per trovare una soluzione, i negoziati non hanno ancora prodotto un accordo definitivo, lasciando aperta la possibilità di un ritorno alla guerra entro i prossimi dieci giorni. Intanto, dal cessate il fuoco, almeno 115 civili sono stati uccisi, e la situazione umanitaria si fa sempre più drammatica.
Israele, attraverso il primo ministro Benjamin Netanyahu, sta spingendo per un prolungamento della tregua di altre sei settimane, un piano sostenuto anche dall'inviato statunitense Steve Witkoff. Questo approccio, che mira a guadagnare tempo per i negoziati, prevede una seconda fase in cui tutti gli ostaggi ancora detenuti da Hamas verrebbero rilasciati in cambio di un ritiro delle forze israeliane e della fine del conflitto. Tuttavia, l’ostinata intransigenza di Hamas, che continua a trattenere decine di ostaggi in condizioni disumane, rende il percorso verso un accordo estremamente complesso.
Il Jerusalem Post, in un editoriale, ha sottolineato la necessità per Israele di utilizzare ogni strumento disponibile – diplomatico, economico e militare – per esercitare pressione su Hamas e ottenere il rilascio degli ostaggi. "Tutti vogliamo riportare a casa gli ostaggi", si legge, "ma il modo in cui farlo è oggetto di disaccordo". La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che la tregua attuale, già precaria, rischia di collassare se non si raggiunge un'intesa entro i prossimi giorni.
Intanto, il piano proposto da Witkoff prevede di estendere la prima fase della tregua fino al termine del Ramadan, il mese sacro per i musulmani, che coincide quest'anno con la Pasqua ebraica, il 19 aprile. Questa mossa, che mira a guadagnare tempo per i negoziati, è stata accolta con scetticismo da alcune parti, che temono un ulteriore deterioramento della situazione sul terreno. La fame, già diffusa tra la popolazione civile, potrebbe aggravarsi ulteriormente se gli aiuti umanitari non verranno ripristinati in modo significativo.




