Ue, via libera agli aiuti di Stato per la crisi energetica: stop agli sgravi sull’Ets e rimborsi fino al 70%
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Redazione Esteri
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Il contatore scorre da otto settimane e non concede tregua. Segna una cifra tonda: mezzo miliardo di euro al giorno, pari a 27 miliardi di maggiori costi dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. È questa la "dura realtà", per usare le parole della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha spinto Bruxelles a varare un nuovo paracadute per l’economia continentale. Un ombrello di sicurezza, se vogliamo usare una metafora, che si apre proprio mentre l’esecutivo comunitario tenta di tamponare le ferite lasciate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e dalla conseguente impennata dei prezzi di gas e petrolio, le cui conseguenze, è stato avvertito a Strasburgo, potrebbero "farsi sentire per mesi o addirittura anni a venire".
Il nuovo quadro temporaneo e i settori coperti dalla misura
La risposta di Bruxelles, come spesso accade in questi frangenti, si materializza nella leva degli aiuti di Stato. La Commissione ha adottato il Middle East Crisis Temporary State Aid Framework (METSAF), un regime di flessibilità mirato - in vigore fino al 31 dicembre 2026 - che consente ai governi di iniettare ossigeno nei comparti più esposti alla tempesta perfetta generata dal caro-energia. A beneficiarne saranno l’agricoltura, la pesca, i trasporti terrestri (stradali, ferroviari e per vie navigabili interne) e il trasporto marittimo a corto raggio intra-Ue. Per loro, lo stato di necessità è tale da giustificare una compensazione fino al 70% dei costi extra sostenuti per carburanti e fertilizzanti, calcolata sulla base del rincaro rispetto ai livelli pre-crisi.
Sul fronte delle industrie ad alta intensità energetica, inoltre, la vicepresidente esecutiva Teresa Ribera (che ha illustrato il provvedimento) ha spiegato che verrà elevato temporaneamente il tetto di compensazione per le bollette elettriche. Le imprese energivore potranno richiedere un rimborso sempre fino al 70% del costo dell’energia consumata, una soglia più alta rispetto al consueto, pensata per scongiurare delocalizzazioni o fermi produttivi che, in un momento come questo, rischierebbero di lasciare cicatrici profonde sulla filiera industriale.
Il nodo degli sgravi Ets e la lezione delle crisi passate
Tuttavia, l’architettura del sostegno europeo contiene un passaggio cruciale che non è passato inosservato: lo stop agli sgravi per il sistema Ets, il mercato del carbonio. Se da un lato Bruxelles apre i cordoni della borsa per sostenere carburanti e bollette, dall’altro sembra voler tenere alta l’asticella sulla transizione verde, evitando che la crisi attuale vanifichi gli sforzi di decarbonizzazione. Una scelta che, seppur in linea con la dottrina del Green Deal, impone ai paesi membri di navigare a vista tra l’urgenza di tenere accese le fabbriche e la necessità di non tradire gli impegni climatici.
Von der Leyen, del resto, ha usato la tribuna di Strasburgo per lanciare un monito chiaro ai Ventisette: non ripetere gli errori del 2022. In quella circostanza, lo si è visto, oltre 350 miliardi di euro finirono dispersi in misure "non mirate", un buco nell’acqua che appesantì i bilanci statali senza però alleviare davvero il disagio delle fasce più deboli o delle piccole imprese. "Non commettiamo lo stesso errore", ha detto la presidente, ricordando che la vera vulnerabilità dell’Europa resta la sua fame di combustibili fossili importati da aree instabili. Un tema, quello della dipendenza, che diventa ancora più caldo dopo la chiusura di Hormuz, un nodo che questa impennata da 500 milioni al giorno rende ormai inaggirabile.
IndicatoreDatoPeriodo/FonteCosto aggiuntivo giornaliero500 milioni di euroStima Commissione Europea -7Maggior spesa totale (import fossili)27 miliardi di euroUltimi 60 giorni (Mar-Mag 2026) -9Tetto di compensazione (MetSAF)Fino al 70%Agricoltura, Pesca, Trasporti, Industrie energivore -3Importo forfettario semplificatoFino a 50.000 euroPer microimprese e piccoli operatori -8Rischio shock prolungato e la questione dei fertilizzanti
A complicare il quadro, al di là del costo immediato dell’energia, c’è l’effetto domino su materie prime essenziali come i fertilizzanti, il cui prezzo è esploso del 61%, mettendo in ginocchio il settore primario. Se il metano usato per produrre concimi diventa un lusso, sono i raccolti futuri a finire sul banco degli imputati, con il rischio concreto di trasferire l’inflazione energetica direttamente sul carrello della spesa. Le misure varate ieri, sebbene tecnicamente definite "temporanee e mirate", hanno quindi la sostanza di un intervento strutturale per evitare un collasso a catena. Ribera, nel confermare la flessibilità, ha voluto sottolineare che la risposta a questa emergenza - che non accenna a diminuire - richiede un equilibrio costante tra sussidi immediati e riforme di lungo periodo.




