Ccnl istruzione e ricerca, al terzo round all’Aran la trattativa si gioca sulle briciole del welfare
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Redazione Interno
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La terza sessione negoziale per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale del lavoro dell’area Istruzione e Ricerca, tenutasi lunedì 20 aprile presso la sede dell’Aran, si è risolta in una riunione interlocutoria che, sebbene abbia messo nero su bianco i primi numeri, non ha ancora scalfito la sostanza di una trattativa che appare segnata da una rigidità di fondo. All’incontro, il primo dopo la pausa di fine marzo, l’Agenzia guidata dal presidente Antonio Naddeo – con al fianco il funzionario Pierluigi Mastrogiuseppe per i dettagli tecnici – ha presentato una bozza di articolato che cerca di tradurre in cifre pro-capite le risorse complessive già annunciate in precedenza. E proprio qui, nella conversione del macro-dato in aumento netto in busta paga, si annida la delusione per i sindacati che si aspettavano ben altro da un rinnovo atteso ormai da anni.
Se da un lato l’Aran ha confermato la volontà di migliorare le condizioni di lavoro attraverso un aggiustamento normativo non secondario – come l’innalzamento dal 60% al 70% dei posti disponibili per la mobilità interregionale – dall’altro l’entità delle risorse economiche destinate agli stipendi continua a far discutere. L’ipotesi attualmente sul tavolo prevede un incremento stipendiale tabellare di 230 euro mensili lordi a partire dal 2024, ai quali si aggiungono 90 euro sulla parte fissa della retribuzione di posizione, cifre che, di fatto, assorbono gran parte delle indennità di vacanza contrattuale erogate negli anni precedenti e che rappresentano una boccata d’ossigeno assai modesta per una categoria che lamenta una forbice retributiva sempre più ampia rispetto alle altre dirigenze pubbliche.
La protesta di DirigentiScuola e il nodo della produttività
A rompere il clima di “normale amministrazione”, in realtà, ci ha pensato il sindacato autonomo DirigentiScuola, che ha bollato la proposta come “asfittica” e ha ribadito – attraverso le parole del suo rappresentante Fratta – che, al netto degli annunci trionfalistici di altre sigle, la realtà è fatta di “briciole” e di arretrati inesistenti. Il loro attacco non si è concentrato solo sulla miseria dell’aumento, ma sulla strategia generale: mentre la politica continua a ignorare le specificità della dirigenza scolastica, la forbice con i colleghi di altre amministrazioni si allarga, rendendo il ruolo sempre meno attrattivo e sempre più esposto a sanzioni e responsabilità penali. Una critica, questa, che trova eco nelle posizioni di altre sigle come la Cisl Scuola, che pur partecipando al tavolo chiede a gran voce che la parte normativa venga sbloccata per garantire almeno tutele aggiuntive laddove i soldi non arrivano.
Le partite aperte: mobilità al 100% e progetti Pnrr
L’incontro del 20 aprile, quindi, è servito soprattutto a riallineare le agende e a depositare le proposte scritte, ma i nodi veri restano inestricabili. Sul fronte normativo, la richiesta di portare la mobilità interregionale al 100% dei posti vacanti – una richiesta che, va detto, per l’edizione 2026 è già stata soddisfatta per via legislativa – si scontra con la cautela dell’Aran, che valuta l’impatto organizzativo di una simile apertura. Ancora più spinosa è la questione dei progetti Pnrr: i dirigenti chiedono di percepire per intero i compensi per la gestione di quei fondi, senza le decurtazioni attuali, ma l’Aran ha risposto picche, sostenendo che la materia non è contrattabile, limitandosi a promettere un timido “confronto” con l’amministrazione per cercare una soluzione che, al momento, appare fantasma.
Calendario e prossimi passi
Nonostante le tensioni, la macchina procede a scartamento ridotto. L’Aran si è detta disponibile a rivedere alcuni punti minori del pacchetto normativo – in particolare le regole sulla fruizione delle ferie non godute e i permessi per lutto, che secondo le richieste andrebbero estesi ad almeno trenta giorni – ma ha chiesto tempo per approfondire le questioni più delicate come la mobilità. L’appuntamento per cercare di chiudere almeno la parte economica, o quantomeno per evitare che la trattativa naufraghi del tutto, è stato fissato per l’11 maggio. In quella sede, il presidente Naddeo ha auspicato di poter arrivare alla sottoscrizione dell’ipotesi di accordo, anche se il clima al termine della riunione – con i sindacati che tornano in trincea con le unghie ancora sporche di polvere da sparo – lascia intendere che la partita è tutt’altro che archiviata.




