Redditi 2026, gli Isa e il concordato: fari accesi sulle anomalie e sui punteggi più bassi
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Redazione Economia
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L’estate, si sa, è il momento in cui i pensieri fiscali si intrecciano con le ferie, eppure per milioni di partite Iva il 2026 si annuncia come un anno cruciale, proprio mentre le dichiarazioni dei redditi prendono forma nei software dell’Agenzia delle Entrate. La novità, infatti, risiede nella stretta che l’amministrazione finanziaria intende applicare agli Isa, quegli indici sintetici di affidabilità fiscale capaci, da soli, di accendere i riflettori sugli evasori più “creativi”. Il problema – e qui sta il punto dolente – è che i bassi punteggi e le anomalie emergenti dai singoli indicatori saranno scandagliati con un lume più potente rispetto al passato, tanto che gli stessi responsi forniti dal software “Il tuo ISA 2026 CPB” (la cui prima versione è stata pubblicata il 13 maggio sul sito dell’Agenzia) andrebbero rivisti con cura quasi maniacale. Lo strumento, frutto della collaborazione con Sogei, non è solo una mera calcolatrice: consente di simulare la convenienza all’adesione al concordato preventivo biennale per le persone fisiche, una sorta di patto a due anni (2026-2027) con il fisco che il governo Meloni aveva varato nel 2024.
Ed è proprio sul concordato che il decreto fiscale approvato al Senato con l’ennesima fiducia – ora il testo passerà alla Camera – ha aggiunto un tassello significativo, vale a dire il tetto al 135% per i contribuenti considerati a rischio evasione. Di cosa si tratta? In sostanza, un autonomo che decide di aderire al concordato preventivo biennale (quindi che sigla con l’Agenzia un accordo sul reddito da dichiarare e sulle tasse da versare per il prossimo biennio) non può più permettersi certi salti di reddito troppo generosi. La ratio, trasparente fino all’eccesso, è quella di convincere le partite Iva – storicamente la categoria con la più alta propensione all’evasione – a versare qualcosa in più all’erario, offrendo loro in cambio una sorta di “pace fiscale” a termine.
Il software “Il tuo ISA 2026 CPB” e la versione cloud per il concordato
L’applicazione messa a punto dall’Agenzia delle Entrate, nella sua versione cloud, permette una volta ricevuta la proposta dall’ufficio di simulare la convenienza dell’adesione in termini di risparmio di imposte e contributi previdenziali. Attenzione: il calcolo tiene conto delle previsioni di reddito per il biennio 2026-2027, e può essere declinato in diversi scenari a seconda del tipo di contribuente – ditta individuale o lavoratore autonomo che sia. Non solo: il software offre anche una demo interattiva (come segnalato nella documentazione ufficiale) per chi volesse testarne le funzionalità prima di procedere. Il messaggio, per quanto implicito, è chiaro: meglio simulare che sbagliare, perché dagli Isa non si scherza più.
Disponibili i software dichiarativi 2026: dal 730 al consolidato mondiale
Parallelamente alle novità sul concordato, l’Agenzia delle Entrate ha resito disponibili – sempre con il supporto tecnologico di Sogei – i software di compilazione per i modelli dichiarativi 2026. La lista è sa: si va dal classico 730 al Redditi PF, passando per le versioni SP (società di persone), SC (società di capitali), ENC (enti non commerciali), IRAP, 770, fino al Consolidato nazionale e mondiale. In mezzo, trova posto anche la scheda per le scelte dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’Irpef, quella che ogni anno induce tanti contribuenti a decidere a chi destinare una piccola frazione delle proprie imposte. L’insieme, va detto, forma un quadro tecnico di non facile lettura per il non specialista, ma la vera novità resta il software “Il tuo ISA 2026 CPB”, espressamente destinato a quei contribuenti Isa che intendono valutare l’ingresso nel concordato preventivo biennale.
Le anomalie sugli Isa e le verifiche in arrivo
L’elemento che più di ogni altro farà discutere nei prossimi mesi, è la promessa – o minaccia, a seconda del punto di vista – di un controllo serrato sui bassi punteggi Isa e sulle discordanze tra quanto dichiarato e quanto rilevabile dagli indici. In altre parole, chi ha ottenuto negli anni scorsi un punteggio di affidabilità basso (o peggio, chi ha presentato anomalie sistematiche) si troverà sotto la lente d’ingrandimento con una probabilità molto più alta rispetto al passato. E qui entra in gioco il concordato: per costoro, aderire potrebbe rappresentare una via d’uscita, seppur a caro prezzo, mentre per chi già risulta virtuoso lo strumento rischia di essere poco conveniente. Il decreto fiscale, approvato con la fiducia al Senato, ha cercato di bilanciare questa asimmetria fissando un tetto al 135% per i probabili evasori, un modo per limitare gli eccessi senza però eliminare del tutto il vantaggio dell’accordo. Resta da vedere come si comporteranno i commercialisti e i loro assistiti nel valutare le simulazioni del software, ma una cosa è certa: il fisco del 2026 non sarà uguale a quello degli anni scorsi.




