Nuovi raid Usa in Iran, Trump accusa Teheran di violare la tregua. I Guardiani rivendicano gli attacchi contro Kuwait e Bahrein
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Redazione Esteri
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La tregua faticosamente raggiunta tra Stati Uniti e Iran, siglata con un memorandum in 14 punti lo scorso 17 giugno, mostra già i primi, preoccupanti segni di cedimento. Nel corso dell'ultimo fine settimana, il Golfo è tornato a essere teatro di una spirale di violenza che rischia seriamente di far naufragare gli sforzi diplomatici. Le schermaglie sono iniziate con l'incursione di un drone iraniano, giovedì 26 giugno, contro una nave mercantile in transito nello Stretto di Hormuz, cui ha fatto seguito, come da copione, una reazione statunitense.
Ma il vero salto di qualità si è registrato nelle ore successive, quando l'Iran ha lanciato una salva di missili e droni contro Kuwait e Bahrein, in quella che è apparsa immediatamente come una risposta ai massicci raid americani che, poche ore prima, avevano colpito almeno dieci obiettivi militari di Teheran nell'area dello Stretto.
Il presidente americano, Donald Trump, non ha usato mezzi termini per condannare l'azione iraniana.
In un post sul suo social network Truth Social, ha definito l'attacco con droni contro una petroliera "una sciocca violazione del nostro accordo di cessate il fuoco". Trump ha precisato che i droni erano almeno quattro e che tre di essi sono stati abbattuti, mentre un quarto ha colpito il ponte della nave cisterna, causando danni ma senza per fortuna vittime. Il presidente, pur esprimendo la sua frustrazione, ha inizialmente lasciato intendere che la pazienza americana non è eterna, rifiutandosi di chiarire se Teheran subirà conseguenze immediate per questo ultimo episodio.
Tuttavia, il suo messaggio è stato chiaro: "Non dovrebbero farlo, e lo scoprirete".
Attacchi missilistici dell'Iran su Kuwait e Bahrein
Se le parole di Trump rappresentavano un avvertimento, i fatti accaduti nella notte tra sabato 27 e domenica 28 giugno hanno rappresentato un'escalation concreta. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha rivendicato il lancio di missili e droni contro il Kuwait e il Bahrein, giustificandolo come una rappresaglia per gli attacchi statunitensi. Le Forze Armate del Kuwait hanno confermato di aver intercettato due missili balistici ostili nello spazio aereo del Paese, mentre in Bahrein sono risuonate le sirene d'allarme per il secondo giorno consecutivo.
La reazione dei due Paesi del Golfo è stata immediata e durissima: il Bahrein ha parlato di una "pericolosa escalation" e di un "modello di aggressione sistematico", mentre il Kuwait ha condannato la "ripetuta e abietta aggressione iraniana". Gli Emirati Arabi Uniti si sono schierati con i vicini, esprimendo "piena solidarietà" e condannando la violazione della sovranità dei due Stati.
Il ruolo del CENTCOM e gli obiettivi dei raid americani
Le schermaglie non si sono fermate al lancio di missili. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha reso noto di aver condotto nuovi attacchi contro obiettivi iraniani, su ordine diretto del presidente Trump. Questi raid, avvenuti sabato 28 giugno, hanno preso di mira una serie di infrastrutture militari chiave per Teheran, tra cui siti di sorveglianza, sistemi di comunicazione, difese aeree, depositi di droni e capacità di posa di mine.
La decisione è maturata dopo l'attacco con un drone contro la petroliera battente bandiera panamense M/T Kiku, che trasportava greggio per conto del Qatar, un attacco che gli Stati Uniti hanno definito come una chiara scelta di Teheran di non onorare il cessate il fuoco. Le immagini diffuse dal CENTCOM mostrano l'entità dei raid, che hanno colpito diverse località all'interno e nei pressi dello Stretto di Hormuz.
Vertice di tensione sullo Stretto di Hormuz
Il punto centrale della crisi rimane lo Stretto di Hormuz, un passaggio fondamentale per il commercio globale del petrolio. L'Iran ha ribadito con forza il suo controllo esclusivo sulla rotta, dichiarando che le navi devono ottenere l'autorizzazione da Teheran e minacciando di iniziare a chiedere il pagamento di pedaggi. Una posizione che ha incontrato la ferma opposizione degli Stati Uniti e dei Paesi del Golfo, che considerano lo Stretto un'area internazionale nonostante si trovi nelle acque territoriali di Iran e Oman.
Per aggirare le restrizioni iraniane, una via alternativa vicino alla costa dell'Oman, supervisionata da una struttura marittima multinazionale sotto egida americana, è stata recentemente ampliata per consentire il traffico in entrambe le direzioni, una mossa che Teheran ha definito una provocazione e che ha innescato le violenze di questi giorni. La tensione è palpabile e, dopo l'interruzione dei colloqui per l'evacuazione delle navi rimaste intrappolate nel Golfo, l'intera regione trattiene il fiato nell'attesa di un possibile nuovo, drammatico sviluppo.




