Frana di Niscemi, nel registro degli indagati finiscono gli ultimi quattro presidenti della Regione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La procura della Repubblica di Gela, come annunciato dal procuratore Salvatore Vella nel corso di una conferenza stampa tenutasi in tribunale, ha compiuto un passo decisivo nelle indagini relative al disastro che il 25 gennaio scorso ha sconvolto Niscemi, il centro in provincia di Caltanissetta. L’enorme smottamento di quella data, lo si ricorderà, aveva trascinato a valle intere abitazioni e numerosi veicoli; un evento catastrofico che aveva lasciato decine di immobili letteralmente sospesi nel vuoto, provocando infine lo sfollamento di circa millecinquecento persone. In questo contesto, la magistratura ha notificato tredici avvisi di garanzia, iscrivendo altrettante persone nel registro degli indagati con le pesanti accuse, contestate a vario titolo, di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.
La catena dei commissari delegati
Tra i nomi che spiccano in questo elenco – un elenco che attraversa trasversalmente gli ultimi quindici anni di politica siciliana – figurano quelli degli ultimi quattro presidenti della Regione Sicilia. Si tratta di Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e dell’attuale governatore Renato Schifani. La loro posizione, all’interno del fascicolo, non è casuale né meramente onorifica: tutti e quattro sono stati indagati non solo nella loro qualità di capi del governo regionale, ma anche – e questo è il punto centrale della strategia accusatoria – in quanto commissari delegati per l’attuazione degli interventi previsti dalle ordinanze di protezione civile, nonché in qualità di commissari di governo contro il dissesto idrogeologico. In sostanza, la procura contesta a questa catena di amministratori la mancata realizzazione di quelle opere di mitigazione che avrebbero dovuto scongiurare la tragedia, opere la cui urgenza era stata più volte ribadita dopo i precedenti eventi franosi che avevano già colpito l’area.
Soldi stanziati e opere inesistenti
L’inchiesta del pool di magistrati guidato da Vella ha ricostruito una vicenda burocratica lunga decenni, al termine della quale emerge un quadro di sostanziale inerzia. I fondi per mettere in sicurezza il territorio, infatti, erano stati stanziati da tempo – si parla di circa dodici milioni di euro – ma di fatto quelle risorse non sono mai state trasformate in opere fisiche. Il contratto di appalto per la realizzazione degli interventi, sottoscritto addirittura a inizio anni Duemila, si risolse per inadempimento già nel 2010, e da allora i soldi sono rimasti congelati nelle casse della Regione. Oltre ai quattro governatori, il registro degli indagati include i capi della protezione civile regionale che si sono succeduti dal 2010 al 2026 – tra questi figurano Calogero Foti e Salvatore Cocina – i direttori generali preposti all’ufficio per il contrasto del dissesto idrogeologico, e infine il responsabile dell’Ati (l’associazione temporanea di imprese) che si era aggiudicata quell’appalto mai portato a termine.
Le articolate fasi dell’indagine
La strategia investigativa della procura di Gela, come spiegato dallo stesso procuratore Vella, si suddivide in tre macro-fasi distinte. La prima, che ha portato a queste tredici iscrizioni, riguarda nello specifico l’accertamento delle responsabilità per le opere mai realizzate. Una seconda fase, invece, sarà dedicata all’analisi del sistema di raccolta e regimentazione delle acque bianche e nere; un aspetto quest’ultimo che viene considerato cruciale, poiché proprio il cattivo deflusso delle acque è stato immediatamente individuato come una delle possibili cause scatenanti del fronte di frana. Esiste poi una terza direttrice dell’inchiesta, che metterà sotto la lente la cosiddetta “zona rossa”. Gli accertamenti, in questo contesto, verteranno sui mancati sgomberi, sulle demolizioni che non sono mai state effettuate e, più in generale, sul blocco di nuove costruzioni in aree già dichiarate a rischio elevato da una commissione governativa già dopo la frana del 1997. Si tratta, in buona sostanza, di una verifica su come è stato gestito il territorio negli ultimi trent’anni, un periodo durante il quale – nonostante i ripetuti allarmi geologici – la politica non è riuscita a impedire che Niscemi restasse esposta a un pericolo mortale.
Meta Description: La Procura di Gela iscrive 13 persone nel registro indagati per la frana di Niscemi. Tra questi, gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana per disastro colposo.




