Frana di Niscemi, nel registro degli indagati finiscono gli ultimi quattro presidenti della Regione. C’è anche il ministro Musumeci
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Redazione Interno
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Il fascicolo aperto dalla procura di Gela, che già a gennaio aveva avviato accertamenti dopo lo smottamento che ha sconvolto il centro abitato causando circa 1.500 sfollati, registra ora tredici nomi. L’ipotesi di reato, formulata nei confronti di chi si è succeduto alla guida dell’isola e dei vertici della protezione civile regionale, è quella di disastro colposo e danneggiamento. L’inchiesta, come spiegato dal procuratore Salvatore Vella nel corso di una conferenza stampa, non si concentra sull’evento in sé quanto piuttosto su ciò che non è stato fatto per prevenirlo, nonostante i segnali fossero chiari e i fondi stanziati.
Una scia lunga quasi trent’anni
Per comprendere la portata degli avvisi di garanzia notificati – che includono i nomi di Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, l’attuale ministro Nello Musumeci e il presidente in carica Renato Schifani – bisogna tornare indietro nel tempo, fino al 1997. Fu quella la prima volta che la collina di Niscemi cedette, imponendo interventi strutturali di consolidamento e messa in sicurezza del costone. Dopo quell’evento, venne siglato un contratto con un’Ati (associazione temporanea di imprese) per realizzare opere di mitigazione del rischio, finanziate con circa 12 milioni di euro, soldi che però non sono mai stati effettivamente spesi per mettere in sicurezza il territorio.
Il contratto, lo si legge negli atti dell’indagine, venne risolto per inadempienza già nel 2010. Da quel momento, nonostante le ordinanze della protezione civile nazionale che imponevano la realizzazione delle barriere e dei canali di scolo, di fatto non si è più mosso nulla. I quattro presidenti, spiega la magistratura, sono finiti indagati non solo in quanto massimi rappresentanti della Regione, ma anche nella loro veste di commissari delegati per la lotta al dissesto idrogeologico e per l’attuazione delle misure straordinarie previste per Niscemi.
Le responsabilità dei vertici e dei tecnici
L’inchiesta, attualmente nella sua prima fase operativa, mira a verificare come sia stato possibile che un’area con un rischio frana noto e mappato da decenni restasse sostanzialmente scoperta. Il procuratore Vella ha dichiarato che, nonostante le indicazioni precise fornite dalla comunità scientifica dopo il disastro del ’97, i 12 milioni di euro stanziati sono ancora nelle casse della Regione. Questo, secondo l’accusa, configura una condotta omissiva grave da parte di chi avrebbe dovuto vigilare e agire.
Insieme ai governatori, sono stati iscritti nel registro degli indagati anche i capi della protezione civile regionale che si sono alternati in questi anni – tra cui Calogero Foti e Salvatore Cocina – oltre ai direttori generali dell’ufficio contro il dissesto idrogeologico. La Procura ha voluto varcare la soglia della politica per includere anche l’ingegnere responsabile dell’Ati che si era aggiudicata l’appalto, sebbene le contestazioni principali ruotino attorno al periodo successivo al 2010, quando la convenzione venne meno e nessuno provvide a trovare una soluzione alternativa.
L’ombra sulla politica siciliana e nazionale
La notizia, destinata ad allargare il solco tra la popolazione e le istituzioni, arriva in un momento delicato per il governo guidato da Giorgia Meloni. Il ministro Nello Musumeci, oggi al vertice del dicastero della Protezione civile, si trova infatti a dover rispondere di omissioni che risalgono proprio al suo mandato da presidente della Regione Siciliana. Un paradosso giudiziario che trasforma l’attuale garante della sicurezza nazionale in uno dei principali indagati per il disastro che ha cancellato un intero quartiere.
La procura di Gela ha già chiarito che si tratta soltanto del primo step di un’analisi più ampia. Le prossime settimane saranno decisive per la calendarizzazione degli interrogatori e per l’acquisizione di ulteriore documentazione tecnica, al fine di stabilire con precisione il nesso causale tra la mancata manutenzione del versante e la tragedia del 25 gennaio scorso. Per i quattro ex governatori, così come per i funzionari inquisiti, si apre ora una fase di accertamenti che promette di fare piena luce sulle cosiddette “opere fantasma”.




