Stati Uniti intensificano i raid in Siria, colpendo cellule dell'Isis in tutto il paese
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Redazione Esteri
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Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha diffuso le immagini, riprese dall'alto, che mostrano il preciso momento dell'impatto: colonne di fumo che si alzano da strutture isolate nel deserto siriano, il risultato visibile dell'ultima ondata di attacchi aerei condotti contro il sedicente Stato Islamico. Queste operazioni, parte della campagna denominata "Hawkeye Strike", rappresentano una risposta diretta all'imboscata tesa dal gruppo jihadista a Palmira lo scorso dicembre, un agguato nel quale persero la vita due militari americani e un interprete civile. Il presidente Trump, come confermato dal Centcom stesso, ha ordinato l'avvio di questa serie di raid a partire dal 19 dicembre 2025, delineando una strategia di risposta che non si è esaurita in un singolo episodio ma che prosegue con determinazione.
Una risposta calibrata e continuativa
La campagna, che si avvale del coordinamento con forze partner sul terreno e con le unità di sicurezza siriane, non si configura come un'azione isolata. Al contrario, essa si inserisce in un contesto operativo più ampio, portato avanti da mesi dalla coalizione a guida statunitense, con l'obiettivo dichiarato di indebolire le infrastrutture e le linee di rifornimento dell'organizzazione terroristica. I bombardamenti, alcuni dei quali di notevole portata come quello dello scorso dicembre che colpì circa settanta obiettivi nella Siria centrale, prendono di mira depositi di armi, rifugi e centri di comando, cercando di disarticolare quella rete di cellule che, nonostante le sconfitte territoriali subite in passato, continua a rappresentare una minaccia persistente.
La strategia dietro le immagini
La decisione di rendere pubblici i video degli attacchi, sequenze che mostrano anche la fase di preparazione e il decollo dei velivoli militari, va letta come un elemento della strategia di comunicazione del Pentagono. Questa scelta, infatti, non serve soltanto a documentare l'azione militare, ma mira a trasmettere un messaggio di forza e di persistenza agli avversari, ribadendo al tempo stesso l'impegno a proteggere il proprio personale dispiegato in un teatro complesso e pericoloso come quello siriano. Gli analisti osservano come tali operazioni, seppure non modificano radicalmente gli equilibri nella regione, contribuiscano a mantenere una pressione costante su formazioni che potrebbero altrimenti riorganizzarsi con maggiore agio.
Il quadro operativo in evoluzione
Il continuo susseguirsi di queste missioni aeree evidenzia la natura fluida e resiliente della minaccia posta dai residui dell'Isis, capaci di operare in zone remote e di sferrare attacchi letali nonostante la perdita del loro autoproclamato califfato. Le forze americane, il cui dispiegamento in Siria rimane un tema delicato e dibattuto, continuano dunque a condurre quelle che definiscono operazioni di contrasto al terrorismo, mirando a neutralizzare specifiche figure operative e a interdire le loro linee di finanziamento e logistica. Si tratta di un impegno che procede senza soluzione di continuità, adattandosi alle mosse di un avversario che preferisce la tattica della guerriglia e dell'imboscata allo scontro frontale.




