Sal Da Vinci e quel piccolo errore di coreografia nella finale di Sanremo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il sessantasettesimo Festival della canzone italiana, giunto alla sua serata conclusiva, regalava al pubblico dell’Ariston e a quello da casa l’esibizione di uno dei protagonisti assoluti di questa edizione, quel Sal Da Vinci che con Per sempre sì aveva letteralmente conquistato la platea, trasformando la sua partecipazione in un vero e proprio caso nazionale. Eppure, in quella che era stata fino a quel momento una kermesse da incorniciare per l’artista napoletano, tornato in gara a diciassette anni di distanza dal suo terzo posto del 2009, si è materializzato un piccolo inciampo, una distrazione forse dovuta all’emozione o alla frenesia del momento, che ha interrotto per un istante la perfezione di un quadro altrimenti trionfale. Perché se è vero che la sua performance, carica di quella napoletanità ritmata e passionale che ha stregato i social e la sala stampa, sembrava procedere come un meccanismo ben oliato, un dettaglio, un gesto forse previsto e poi dimenticato, ha fatto storcere il naso ai più attenti osservatori. Al termine del brano, dopo aver lanciato con la consueta energia quel suo caratteristico «accusì» accompagnato da un pugno deciso, il cantante avrebbe dovuto compiere un gesto specifico, un movimento scenico studiato per impreziosire la chiusura: aprire il palmo della mano e, con una rotazione, mostrare alla telecamere e al pubblico la fede nuziale, simbolo di quel legame con la moglie Paola Pugliese a cui il pezzo è esplicitamente dedicato. Quel gesto, però, non è arrivato, o almeno non nei tempi e nei modi previsti dalla coreografia, sostituito da una lieve esitazione, da un movimento forse incompiuto che ha lasciato il posto ai saluti e ai ringraziamenti di rito, un piccolo scarto nella messinscena che per gli occhi più allenati non è passato inosservato.
Un amore lungo quarant’anni raccontato in musica
Il brano in questione, d’altronde, porta con sé il peso e la leggerezza di una storia vera, quella tra Salvatore Michael Sorrentino – questo il nome all’anagrafe newyorkese dell’artista – e Paola, la ragazza incontrata da giovanissimo nel 1984 a una festa di compleanno e che da allora non ha mai più smesso di essergli accanto. Un amore nato tra i banchi dell’adolescenza e cresciuto nonostante le difficoltà, gli anni vissuti in spazi angusti, i sacrifici condivisi, come quando Paola dovette partorire da sola perché il marito era impegnato in studio di registrazione, o come nei momenti bui segnati dalle malattie dei figli. È a lei, a questo legame che ha superato la prova del tempo e che li ha resi nonni di tre nipoti, che il cantautore napoletano ha voluto rendere omaggio con Per sempre sì, trasformando la sua storia privata in un inno universale che ha contagiato il pubblico del festival, dalla platea dove i colleghi e i volti noti lo accompagnavano a ritmo di cori, fino alla sala stampa Lucio Dalla, trasformatasi in una pista da ballo improvvisata. Il successo del brano, del resto, era stato preannunciato fin dalla prima sera, quando ancora prima di esibirsi un coro spontaneo intonava Rossetto e Caffè, la hit che aveva dominato le piattaforme digitali nell’anno precedente, segno di un affetto popolare che tracimava i confini della mera competizione canora.
La conferma di un fenomeno sociale e musicale
La finale del 28 febbraio, nonostante quel piccolo passo falso, non ha scalfito l’entusiasmo collettivo attorno alla figura di Sal Da Vinci, capace di trasformare la sua esibizione in un momento di condivisione corale che ha visto coinvolti, nei giorni precedenti, anche colleghi come Michele Zarrillo nel duetto della serata cover, piazzatosi al sesto posto con Cinque giorni, e personaggi dello spettacolo come Mara Venier, letteralmente conquistata dal ritmo del brano. La conduttrice veneziana, del resto, era stata immortalata in un siparietto diventato virale mentre, in treno diretta a Sanremo, cantava e mimava i gesti della canzone dedicandoli al marito Nicola Carraro, per poi salire sul palco e ballare con lo stesso artista, in un momento di spontanea ilarità che ha alleggerito la tensione della gara. E se i bookmaker, nelle ore immediatamente precedenti la proclamazione, lo davano stabilmente tra i primi tre, in una lotta serrata con Fedez e Marco Masini, la critica e il web avevano già emesso il loro verdetto, decretando Per sempre sì come uno dei tormentoni destinati a sopravvivere alla kermesse, con coreografie imitate da vip, creator che lo hanno trasformato in meme – come quello che lo vede protagonista di una improbabile sigla di Sailor Moon realizzata con l’intelligenza artificiale – e gruppi spontanei di fan, come le celeberrime nonnine di Ostuni, pronte a esibirsi in video diventati virali.
L’eco di un successo annunciato
Al di là del risultato finale e del verdetto della giuria, ciò che resta di questa partecipazione è la conferma di come un artista, capace di attraversare decenni di musica senza perdere autenticità, possa ritrovarsi al centro di un’attenzione mediatica trasversale, capace di unire generazioni diverse. La stessa storia personale di Sal Da Vinci, figlio d’arte cresciuto a pane e sceneggiata napoletana, che debutta a soli sei anni e incide il primo disco in coppia con il padre Mario, porta con sé il peso di una tradizione e la leggerezza di chi ha saputo innovarla senza tradirla. Il piccolo errore nella coreografia finale, quel palmo della mano che non ha mostrato la fede come forse avrebbe voluto, diventa allora un dettaglio quasi irrilevante, una sbavatura umana in un’esibizione altrimenti perfetta, che non ha impedito al pubblico di tributargli l’ennesima standing ovation e di continuare a canticchiare quel motivetto che, volente o nolente, ha segnato l’edizione numero settantasei del festival. Mentre Carlo Conti, alla sua ultima conduzione, dava il via alle operazioni di voto e i riflettori si spostavano sugli altri ventinove big in gara, la musica di Sal Da Vinci continuava a riecheggiare tra i corridoi dell’Ariston e fuori, nei social e nelle radio, pronta a diventare la colonna sonora dei prossimi mesi.




