Il caro carburanti e le accuse incrociate: «Noi non speculiamo, sono le compagnie petrolifere che ci penalizzano»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La tensione sui prezzi dei carburanti, alimentata da uno scenario geopolitico che continua a mostrare i suoi effetti più laceranti sulle materie prime, non accenna a placarsi del tutto nonostante qualche timido segnale di discesa. I consumatori, comprensibilmente attenti a ogni centesimo speso alla pompa, si trovano ancora a dover fare i conti con listini che, pur avendo interrotto una lunga scia di quaranta giorni consecutivi di aumenti, restano a livelli storicamente elevati. A gettare ulteriore benzina sul fuoco – e sarebbe meglio dire sul conflitto tra i vari anelli della filiera – è la presa di posizione di Assopetroli Assoenergia, che respinge al mittente qualsiasi accusa di speculazione da parte dei distributori per addossare invece la responsabilità principale alle grandi compagnie petrolifere. «Lo scorso weekend sembrava che le cose andassero meglio, poi tutto è precipitato», ha dichiarato Luca Vazzoler, titolare del marchio Energyca nonché membro del comitato di presidenza dell’associazione, offrendo così un quadro interno di una categoria che si sente schiacciata tra l’ira degli automobilisti e le politiche di prezzo imposte dai colossi del settore.

I numeri del 15 aprile 2026: un ribasso che non basta

Nella giornata di ieri, il 15 aprile 2026, i dati diffusi dal MIMIT hanno certificato il quinto calo consecutivo per benzina e gasolio, un’inversione di tendenza rispetto alle settimane precedenti, sebbene i valori assoluti rimangano ben lontani dalla soglia di comfort per gli automobilisti. Sulla rete stradale nazionale, il self-service per la benzina viaggia a 1,783 euro al litro, mentre il gasolio self tocca quota 2,160 euro al litro. Un dato quest’ultimo che fa impallidire se confrontato con il Gpl, fermo a 0,795 euro al litro, o con il metano a 1,605 euro al chilo. Eni, Ip, Q8 e Tamoil – tutte hanno ridotto i propri listini nelle ultime ore, con il marchio Eni che risulta essere il più conveniente per chi fa rifornimento di gasolio self (2,124 euro al litro). Ma è Bolzano, ancora una volta, a detenere il poco invidiabile primato di provincia più cara d’Italia, a riprova del fatto che le discese, quando ci sono, non sono mai né uniformi né sufficientemente rapide da restituire fiato ai portafogli.

La Sicilia e l’illusione dei cali, tra Medio Oriente e stretto di Hormuz

L’Unione Nazionale Consumatori, attraverso il presidente Massimiliano Dona, ha voluto sottolineare come il petrolio sceso sotto la soglia dei 100 dollari al barile abbia favorito un immediato alleggerimento dei prezzi alla pompa, con la Sicilia che figurerebbe tra le regioni dove i cali sono stati più evidenti. Ma è una tregua che poggia su fondamenta fragilissime: nelle Marche, ad esempio, la discesa è così flebile che al distributore si fa fatica persino a notarla. Una situazione di stallo che gli operatori del settore descrivono come una «tregua appesa» ai delicatissimi equilibri delle trattative per la pace in Medio Oriente, nonché alla durata del nuovo blocco navale imposto nello stretto di Hormuz. Qualsiasi scossone in quella direzione, e la spirale al rialzo potrebbe ripartire immediatamente, vanificando quei mini-sconti che i consumatori delle Marche – e non solo loro – stentano comunque a vedere con chiarezza nei cedolini della pompa.

Accise e nodi giudiziari: il taglio temporaneo non placa le polemiche

A complicare ulteriormente il quadro, va ricordato che i prezzi attuali inrano già il taglio temporaneo delle accise fissato a 472,90 euro per mille litri dal decreto numero in vigore, una misura che avrebbe dovuto alleviare la pressione fiscale ma che, di fatto, non ha impedito alle compagnie petrolifere di mantenere margini ritenuti eccessivi dalla rete dei distributori indipendenti. L’accusa di Assopetroli è chiara: non sono i gestori dei singoli impianti a lucrare sull’emergenza, bensì i grandi marchi (Eni, Ip, Q8 e Tamoil) che dettano le condizioni a valle, penalizzando di fatto gli operatori minori che poi si trovano a dover incassare la rabbia dei clienti. Una dinamica, questa, che richiama alla mente antiche inchieste sulle pratiche commerciali della filiera energetica, senza che finora si sia giunti a veri e propri sbocchi giudiziari definitivi. La cronaca nera del caro-vita, insomma, non registra ancora vittime né colpevoli accertati, ma il clima è quello di una tensione strisciante dove le parole – e le virgolette delle dichiarazioni ufficiali – pesano quanto i litri immessi nel serbatoio.

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