Il fascino (ceruleo) dell’eterno ritorno: perché “Il diavolo veste Prada 2” è già un caso

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Succede che a volte un semplice maglione, magari un po’ infeltrito e scelto con svogliatezza, possa raccontare più di mille parole. E succede, soprattutto, che vent’anni dopo la celebre invettiva di Miranda Priestly – quella memorabile lezione sulla natura “cerulea” dell’azzurro e sul suo valore economico – quel capo diventi finalmente accessibile a chiunque. La notizia, rimbalzata nelle ultime ore, è che l’iconico maglione a trecce, reso celebre dalla giovane Andy Sachs (Anne Hathaway) nel film cult del 2006, è stato riprodotto da Old Navy in una mini collezione ispirata al sequel. Un pezzo di storia della cultura pop, insomma, che ora chiunque può acquistare a un prezzo decisamente accessibile, quasi a voler restituire al pubblico quella centralità della moda che il cinema, per una volta, aveva saputo raccontare senza filtri.

Il tour promozionale che parte dal Messico e l’ossessione per il ceruleo

Nel frattempo, la macchina promozionale del tanto atteso “Il diavolo veste Prada 2” si è messa in moto partendo dal Messico, e le due protagoniste non hanno certo deluso le aspettative. Durante la conferenza stampa tenutasi presso la celebre Casa Azul, che oggi ospita il museo di Frida Kahlo, Anne Hathaway ha sfoggiato un lungo abito nero di Schiaparelli, impreziosito da frange, maxi spacco e un dettaglio dorato surrealista che ne ha subito catturato l’attenzione. Dall’altra parte, Meryl Streep – che del resto non smette mai di stupire per la sua capacità di restare dentro e fuori dal personaggio – ha giocato con un total look rosso fuoco firmato Dolce&Gabbana, completato da una borsa a forma di libro con il logo del film. E non è finita qui: la stessa Hathaway, prima ancora di scendere sul red carpet dell’Anahuacalli Museum, è stata paparazzata – o meglio, immortalata – mentre indossava una felpa con un maxi riquadro Pantone color ceruleo. Un omaggio diretto, quasi un marchio di fabbrica, che lega indissolubilmente il passato al presente di questa storia.

“Tutti avevano paura di lei”: l’aneddoto di Anna Wintour e Meryl Streep

Ma c’è un altro dettaglio, forse il più gustoso, che arriva proprio dalla regina del fashion system. In vista dell’uscita del sequel, Vogue ha organizzato un faccia a faccia eccezionale tra Meryl Streep e Anna Wintour, la direttrice che ispirò il personaggio di Miranda Priestly, con la regista Greta Gerwig a fare da moderatrice. Un dialogo intimo, si legge, fatto di pashmine coordinate, di potere, di famiglia e della bellezza di invecchiare. Eppure, ciò che colpisce è la rivelazione di Streep riguardo alle difficoltà incontrate durante le riprese del primo film: “Quando abbiamo girato ‘Il diavolo veste Prada’ tutti avevano paura di lei – riferendosi a Wintour – e nessuno voleva prestarci i vestiti”. Un paradosso, se si pensa che oggi la stessa Wintour posa in copertina accanto alla sua “omologa” cinematografica, entrambe vestite Prada, in uno scatto firmato Annie Leibovitz. Il tempo, si sa, è galantuomo, e la realtà, questa volta, ha deciso di superare la finzione.

Resta il fatto che il ceruleo, quel colore che nel monologo originale non era “semplicemente azzurro, non era turchese, non era lapis”, è tornato prepotentemente sulle passerelle della primavera-estate 2026. E chissà che non fosse proprio il destino, o forse una strategia di marketing tanto precisa quanto efficace, a volere che l’attesa per il sequel, in uscita nelle sale italiane il 29 aprile, coincidesse con il ritorno di quella tonalità. Del resto, come spiegava la stessa Miranda Priestly, dietro a un semplice capo si muovono milioni di dollari e altrettanti posti di lavoro. E in questo caso, a muoverli, è ancora una volta la magia – cinica e glamour – del grande schermo.

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