Hantavirus, l’Argentina indaga a Ushuaia: il “paziente zero” e i dubbi sulla catena del contagio
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Redazione Salute
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La discarica a cielo aperto di Ushuaia, adagiata a sette chilometri dal centro della città più australe del pianeta, diventa teatro di un’indagine epidemiologica che potrebbe ridisegnare i contorni del focolaio di hantavirus esploso a bordo della MV Hondius. El Basurero Municipal, ricevendo i rifiuti dell’intera provincia della Terra del Fuoco, sorge in una zona isolata adiacente al fiume Olivia – proprio lì dove il Canale di Beagle inizia a ricevere le acque dolci – e, secondo le prime ipotesi degli investigatori, potrebbe rappresentare l’epicentro silenzioso dal quale si è irradiata l’infezione. Finora si contano undici casi collegati alla nave da crociera, otto dei quali provocati dalla temuta variante Andes, due probabili e uno ancora sottoposto a verifica. La missione scientifica argentina, in partenza la prossima settimana, proverà a ricostruire una catena del contagio che appare ancora piena di anelli mancanti.
Il mistero del birdwatching estremo e l’ornitologo deceduto
Chi frequenta discariche per osservare uccelli necrofagi compie una scelta di nicchia, eppure è proprio da questa pratica – sebbene non ancora accertata del tutto – che potrebbe essere partito l’intero allarme. Leo Schilperoord, l’olandese di settant’anni considerato il “paziente zero”, si era imbarcato sulla Hondius da appassionato ornitologo; dieci giorni dopo moriva. Gli inquirenti si chiedono se il contagio sia realmente avvenuto durante quella visita alla discarica di Ushuaia, come ipotizzato in un primo momento, oppure se esistano altre vie di trasmissione mai emerse. Lui stesso, con la sua passione estrema, ha finito per incarnare l’ambiguità di un virus che ama i margini geografici e comportamentali.
Il colilargo, il serbatoio silenzioso, e la specificità del virus Andes
A differenza di quanto accade in Italia – dove gli hantavirus non trovano alcun animale-serbatario autoctono – in Sudamerica il piccolo roditore noto come colilargo si conferma il principale responsabile della circolazione del patogeno. Il virus Andes, va ricordato, possiede una peculiarità che lo distingue dagli altri: è l’unico, al momento, a dimostrare una capacità documentata di trasmettersi anche da uomo a uomo. Gli altri hantavirus, pur potendo infettare l’essere umano, non godono della stessa efficacia nella trasmissione interumana; la vicenda della nave da crociera lo ha provato, sebbene nessuno paragoni questa dinamica alla rapidità dell’influenza. Resta il fatto che otto contagi accertati sulla stessa imbarcazione rappresentano un evento raro, e per questo ogni dettaglio sulla catena diventa prezioso.
Uomini e topi, una vecchia storia che si ripete senza mai imparare
John Steinbeck lo aveva intuito prima della scienza: il titolo del suo capolavoro, “Uomini e topi”, sintetizza l’eterna fragilità di un equilibrio che l’uomo rompe con incuria. Oggi quell’equilibrio si chiama hantavirus, una zoonosi che sale dagli animali all’uomo sfruttando comportamenti al limite. La discarica di Ushuaia non è solo un accumulo di rifiuti: è un ecotono forzato, un luogo dove roditori infetti, uccelli spazzini e un turista incuriosito si incontrano senza alcuna barriera. La missione argentina cercherà campioni, sequenze genetiche, tracce di saliva o feci del colilargo; proverà a dire se il settantenne olandese abbia inalato le particelle virali sollevate dalla polvere di quella discarica mentre osservava un avvoltoio. Nessuna risposta è ancora certa, e nessuna lo sarà finché i ricercatori non torneranno dalle loro rilevazioni sul campo.




