Bruxelles riceve i piani nazionali per il fondo Safe, in molti prevedono sostegno all'Ucraina
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Redazione Esteri
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Il quadro dell'impegno europeo in materia di sicurezza industriale e militare comincia a prendere una forma definita, dopo che la Commissione di Bruxelles ha annunciato di aver ricevuto, entro il termine del 30 novembre, la totalità dei programmi di investimento predisposti dai diciannove Paesi membri che hanno aderito allo strumento Safe. Andrius Kubilius, commissario europeo alla Difesa, ha sottolineato con enfasi come tre quarti di questi piani, cioè quindici su diciannove, includano espressamente misure e progetti che vedono una partecipazione diretta dell'Ucraina, un dato che è stato letto come un segnale politico di coesione e che supera, a suo dire, le attese iniziali.
La struttura del fondo e i finanziamenti
Lo strumento, il cui acronimo sta per Security Action for Europe, dispone di una capienza iniziale di 150 miliardi di euro, una cifra che mira a rilanciare in modo strutturale l'industria della difesa del continente. I fondi, erogati sotto forma di prestiti vantaggiosi, sono destinati agli Stati membri che, presentando progetti dettagliati, possono accedere a risorse ingenti per ammodernare le proprie forze armate e potenziare la base produttiva nazionale. L'Italia, per fare un esempio concreto, ha accesso a una linea di finanziamento pari a 14,9 miliardi di euro, una somma considerevole che sarà rimborsata secondo un calendario che prevede l'avvio delle restituzioni nel 2035 e un arco temporale massimo di quarantacinque anni per il suo completo saldo.
L'adesione del Canada e il caso Portogallo
Oltre ai confini dell'Unione, il meccanismo Safe ha attirato l'interesse di un partner strategico come il Canada, le cui trattative per l'adesione si sono recentemente concluse con un accordo. L'annuncio, dato dallo stesso Primo Ministro Mark Carney, aprirà alle industrie della difesa canadesi le porte del mercato europeo con agevolazioni specifiche, in uno scambio che rafforza il legame transatlantico in un settore chiave. Intanto, tra i piani già pervenuti a Bruxelles, spicca quello del Portogallo, il cui ministro della Difesa, Nuno Melo, ha reso noto un programma da 5,8 miliardi di euro per acquisire nuovi sistemi d'arma ed equipaggiamenti da sei Paesi partner, tra cui l'Italia, la Francia e la Germania, con l'obiettivo di completare gli approvvigionamenti entro il 2030.
La fase di valutazione e le prospettive
Con tutti i documenti ora sul tavolo, la Commissione europea è entrata nella fase operativa e delicatissima della valutazione tecnica dei singoli piani nazionali, un processo necessario per sbloccare l'erogazione delle risorse e verificare la coerenza dei progetti con gli obiettivi generali del fondo. Kubilius, nel suo annuncio, ha parlato di un "impegno storico" da parte dei governi, una definizione che risuona con particolare forza in un momento in cui la domanda di sicurezza collettiva, anche alla luce del sostegno a Kiev, rimane prioritaria nell'agenda politica dell'Unione. L'attenzione è quindi tutta concentrata sulle prossime settimane, quando Bruxelles dovrà esaminare nei dettagli le proposte, garantendo che gli ingenti investimenti rispondano effettivamente all'esigenza di creare una base industriale di difesa europea più integrata, moderna e capace.
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