Bisceglie, lutto cittadino per Alicia Amoruso mentre la procura di Trani indaga per concorso in omicidio colposo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il dolore di una comunità intera – per quanto quest’ultima, occorre dirlo, non rappresenti un attore processuale né un soggetto giuridico rilevante ai fini delle indagini – si concretizza domani in una cerimonia funebre che sarà accompagnata dal lutto cittadino: si rendono così gli estremi onori a Alicia Amoruso, la dodicenne morta lo scorso 13 aprile a Bisceglie, nel nord Barese, dopo essere stata schiacciata da un pino caduto in via Veneziano, una strada di periferia. La procura di Trani, che ha già aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di concorso in omicidio colposo, ha nel frattempo formalizzato l’iscrizione nel registro degli indagati di cinque persone. Tra queste figurano un dirigente del Comune di Bisceglie, quattro dipendenti comunali e il titolare dell’impresa incaricata della manutenzione del verde: un ventaglio di posizioni che, va sottolineato, rappresenta un atto dovuto per consentire la nomina di consulenti di parte durante i sopralluoghi e le verifiche tecniche già avviate.

La consulenza tecnica affidata a due ingegneri: sessanta giorni per valutare prevedibilità ed evitabilità

La magistratura tranese ha affidato agli ingegneri Giuseppe Colangelo e Andrea Pugliese l’incarico di fare luce sulla dinamica esatta di quanto accaduto in quella giornata di forte vento di scirocco, che certamente ha contribuito allo schianto della pianta. I due periti avranno sessanta giorni di tempo per depositare una relazione articolata, nella quale dovranno accertare lo stato dei luoghi – condizioni dell’albero, del terreno, della sede stradale – e stabilire se l’incidente fosse, a monte, prevedibile e quindi evitabile. Si tratta, in sostanza, di due snodi giuridici decisivi: da un lato la verifica delle eventuali violazioni in materia di manutenzione del verde pubblico (con particolare attenzione alla periodicità e alla qualità dei controlli sulla stabilità delle piante), dall’altro la valutazione sulla possibilità concreta che i pedoni potessero circolare in quel tratto di via Veneziano nonostante le avverse condizioni meteorologiche. Se ne deduce che il nodo centrale dell’inchiesta ruota attorno alla presenza o meno di segnali premonitori – lesioni del fusto, marciumi, inclinazioni anomale – che avrebbero dovuto suggerire un intervento preventivo.

La rivelazione sul cugino della vittima: nel 2022 aveva già chiesto di sistemare quella via

Un elemento di spessore investigativo emerge dalle prime verifiche compiute nell’ambito dell’incidente probatorio svoltosi oggi: il cugino di Alicia Amoruso aveva già sollecitato, ben tre anni fa (precisamente nel 2022), interventi di messa in sicurezza proprio in quella via. Le richieste, per quanto risulta dalle foto acquisite dai consulenti, non avrebbero mai trovato un seguito concreto, né si sarebbero tradotte in lavori effettivamente realizzati. La circostanza – che attiene al piano della prevenzione e non certo a quello della colpa penale diretta – viene ora vagliata dalla procura per comprendere se esistesse una catena di negligenze o ritardi amministrativi tali da rendere l’evento non più solo un tragico incidente atmosferico, ma il prodotto di omissioni ripetute. Il fatto che un parente stretto della vittima avesse segnalato per tempo la pericolosità di quel tratto di strada aggiunge un tassello rilevante alla valutazione sulla “prevedibilità” richiesta ai periti.

L’inchiesta e le responsabilità: tra albero caduto, forte vento e manutenzione del verde

La procura di Trani procede quindi su un duplice binario: da una parte l’analisi tecnica affidata a Colangelo e Pugliese, che dovranno stabilire se la pianta fosse già in condizioni di instabilità strutturale prima della tempesta di scirocco; dall’altra l’esame delle condotte dei cinque indagati, nessuno dei quali è stato ancora sottoposto a interrogatorio formale né tantomeno a misure cautelari. L’ipotesi di concorso in omicidio colposo implica che la morte della dodicenne possa essere stata causata – se gli accertamenti lo dimostreranno – da una serie di errori, ritardi o imperizie concorrenti, ciascuno dei quali, se rimosso, avrebbe forse interrotto la catena causale. Non si tratta di stabilire chi abbia dato l’ordine di tagliare o meno il pino, bensì di ricostruire se le procedure di controllo e manutenzione (dalle ispezioni periodiche agli interventi di potatura o abbattimento) siano state rispettate, e se la circolazione pedonale in via Veneziano in una giornata di forte vento potesse essere ragionevolmente impedita. Le indagini, condotte anche attraverso i sopralluoghi della polizia giudiziaria, dovranno fornire risposte concrete a questi interrogativi, senza i quali nessuna attribuzione di responsabilità potrebbe dirsi fondata.

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