La giustizia al centro della bufera politica spagnola: Zapatero indagato per traffico d’influenze, Madrid chiede le dimissioni di Sánchez

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un siluro giudiziario si è conficcato nello scafo già malridotto del governo spagnolo, e l’onda d’urto, partita dalle aule del Tribunale Nazionale, ha rapidamente invaso le strade del centro di Madrid. Decine di migliaia di persone – ottantamila secondo gli organizzatori della "Marcia per la Dignità", quarantamila secondo la stima ufficiale delle autorità – hanno sfilato con bandiere nazionali e striscioni inequivocabili, come quelli che chiedevano le "dimissioni della mafia socialista", per riversare nelle piazze una rabbia che ormai non ha più argini.

Al centro di questa tempesta perfetta, che mescola il fango delle inchieste alla polvere delle manifestazioni, c’è l’ex presidente del governo José Luis Rodríguez Zapatero, il volto un tempo iconico del socialismo iberico oggi finito sotto i riflettori della procura per accuse che, se confermate, ne segnerebbero la caduta definitiva.

Una "boutique finanziaria" ai vertici del potere

La magistratura, con un’ordinanza di novantacinque pagine che ha fatto tremare i palazzi della Moncloa, ha formalmente incriminato Zapatero ipotizzando per lui i reati di appartenenza a organizzazione criminale, traffico di influenze e falsificazione di documenti.

La trama, descritta dal giudice José Luis Calama come una "struttura stabile e gerarchizzata", avrebbe avuto il suo snodo centrale nelle pressioni esercitate per garantire un salvataggio pubblico da 53 milioni di euro alla compagnia aerea Plus Ultra, operazione avvenuta nel marzo 2021 durante la crisi pandemica.

Non si tratterebbe, secondo gli inquirenti, di un intervento casuale o dettato da normali dinamiche di lobby; al contrario, l’accusa sostiene che Zapatero, sfruttando i suoi contatti ad alto livello, abbia selezionato personalmente i "clienti" e impartito direttive precise per la creazione di società in paradisi fiscali, al fine di veicolare i proventi illeciti.

Tra le carte sequestrate, emergono i nomi di due aziende chiave: Análisis Relevante, facente capo all’imprenditore Julio Martínez Martínez, e Whathefav, una società di marketing riconducibile alle figlie dell’ex premier.

Gioielli e conti correnti sotto sequestro

L’inchiesta, condotta con la massima riservatezza dall’Unità per i reati economici e fiscali (Udef), ha subito una brusca accelerazione nei giorni scorsi, culminata con perquisizioni lampo negli uffici di Zapatero e nella sede dell’agenzia delle figlie. Il colpo di scena, però, è arrivato dalla scoperta di un vero e proprio "tesoro" custodito in una cassaforte a prova di bomba: gli agenti hanno rinvenuto un centinaio di gioielli, tra diamanti, orologi di lusso e pietre preziose, per un valore stimato tra i due e i tre milioni di euro.

Un patrimonio, questo, che i legali dell’ex capo di Stato difendono come eredità familiare o regali istituzionali, ma che la procura sospetta essere la materializzazione delle tangenti incassate per aver garantito i fondi statali all’aerolinea. A corroborare questa ipotesi, il giudice Calama ha ordinato il congelamento "proporzionato" dei conti correnti di Zapatero, cercando di seguire le tracce di un flusso di denaro che, dalle casse pubbliche, sembra essersi diramato verso società in Spagna, Dubai e Venezuela.

La resa dei conti nel Psoe e il fuoco di fila dell’opposizione

Se in piazza la folla chiede a gran voce la testa del presidente del governo, Pedro Sánchez, il fronte interno socialista inizia a mostrare crepe profonde. La tensione è palpabile: da una parte, il premier in carica, oggi impegnato in una visita ufficiale a Roma tra gli incontri con la Fao e il Vaticano, ostenta una "massima tranquillità" pubblica, assicurando che l’obiettivo è completare la legislatura.

Dall’altra, i "vecchi saggi" del partito, rappresentati dall’ex premier Felipe González, rompono il muro di omertà e suggeriscono una via d’uscita radicale: elezioni anticipate entro l’anno. Gonzalez, pur dichiarando di non credere che Zapatero fosse capace di orchestrare una simile rete, ha sottolineato il danno inferto al paese e al Partito Socialista, aprendo di fatto una falla nella lealtà che sostiene l’attuale esecutivo.

L’interrogatorio del giudice Calama, inizialmente fissato per il 2 giugno, è stato rinviato alla metà del mese su richiesta della difesa, che ha chiesto tempo per esaminare la mole impressionante del fascicolo; un rinvio che, però, non fa che alimentare ulteriormente l’attesa per un faccia a faccia che potrebbe rivelarsi storico per la democrazia spagnola.

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