Conclave senza milanesi per la prima volta dal 1878: la grande assente è la diocesi ambrosiana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre la Chiesa cattolica si prepara a eleggere il nuovo Pontefice, un dettaglio storico salta agli occhi: per la prima volta in quasi 150 anni, tra i cardinali elettori non figura l’arcivescovo di Milano. L’ultima esclusione risaliva al 1878, quando Pio IX morì lasciando vacante un seggio che, da secoli, aveva rappresentato un pilastro nelle dinamiche vaticane. Questa volta, però, la diocesi più grande d’Europa – un tempo definita, con una certa enfasi, «la più vasta del mondo» – rimane ai margini.

La ragione è semplice: Mario Delpini, pur guidando l’arcidiocesi ambrosiana, non ha mai ricevuto la porpora cardinalizia da Papa Francesco. Una scelta che ha privato il Conclave di un «nome forte», tradizionalmente influente nelle votazioni. E mentre i porporati si avviano a riunirsi nella Cappella Sistana, emerge con chiarezza che nessun candidato può contare, almeno inizialmente, sui 90 voti necessari per raggiungere il quorum.

Le divisioni interne, d’altronde, sono profonde. Da una parte i «bergogliani», legati alla visione pastorale di Francesco, dall’altra i «ratzingeriani», più inclini a un ritorno alla tradizione. A queste fratture si aggiungono quelle geopolitiche, con i continenti che spingono per avere un Papa rappresentativo dei propri interessi. «La Chiesa rischia di diventare una palafitta», osserva un porporato, «se le fondamenta non trovano un equilibrio».

Intanto, tra le mura vaticane, la tregua funebre sta per lasciare il posto alla fase operativa. Dopo le celebrazioni in memoria del Pontefice scomparso, i cardinali hanno iniziato a confrontarsi apertamente sulla successione. Le congregazioni generali, che precedono il Conclave, dovranno sciogliere il nodo di una scelta che, per essere legittimata, richiederà probabilmente un compromesso.

Tra i nomi che circolano con insistenza ci sono quelli di Pietro Parolin, segretario di Stato, Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, e Luis Antonio Tagle, filippino già considerato papabile nel 2013. Ma la partita è ancora aperta, e nessuno esclude che possa emergere una figura terza, capace di mediare tra le diverse anime del collegio cardinalizio

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