La crisi in Iran frena i sogni di Pasqua di quattro milioni di italiani, che rivedono piani e destinazioni tra incertezze geopolitiche e rincari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il settore turistico, che dopo il blocco imposto dalla pandemia aveva conosciuto una ripresa tanto rapida quanto vigorosa – al punto che secondo i dati diffusi dall’agenzia delle Nazioni Unite Onu Tourism nel 2024 si erano ormai superati i numeri dell’era pre-Covid, toccando quota 1,4 miliardi di viaggiatori internazionali – si trova oggi a fare i conti con una nuova, incombente minaccia. Il conflitto in Iran, con la sua capacità di destabilizzare un’intera area geografica già di per sé delicata come quella del Golfo, sta modificando profondamente le abitudini di chi si apprestava a organizzare la pausa pasquale. Si parla di circa quattro milioni di italiani che, stando alle prime rilevazioni raccolte dalle agenzie di viaggio, hanno dovuto rivedere i propri piani: aerei e hotel in quella direttrice restano semivuoti, ma non per ragioni sanitarie bensì per la concreta percezione di un rischio geopolitico che spinge a rinviare o cancellare.

A certificare il dato, intervenendo a chiarire l’entità del fenomeno, è stata l’Aiav, l’associazione che riunisce gli agenti di viaggio, i quali negli ultimi giorni hanno registrato un calo netto delle prenotazioni verso le destinazioni mediorientali. La crisi nel Golfo, insomma, proietta le sue ombre su un comparto che già aveva iniziato a scontare una certa fragilità. Ombre alle quali, da ieri, se n’è aggiunta un’altra, di natura politica interna: le dimissioni del ministro del Turismo, Daniela Santanché, hanno introdotto un elemento di ulteriore destabilizzazione per gli addetti ai lavori, i quali proprio di recente si erano rivolti alle istituzioni per chiedere interventi immediati, un sostegno concreto capace di tamponare le perdite finanziarie accumulate in queste settimane tra rimpatri d’emergenza e cancellazioni in serie.

La Farnesina stringe le maglie degli avvisi e il governo perde il suo referente

Sullo sfondo di questa impasse, la Farnesina ha scelto di intervenire con decisione. Attraverso l’Unità di Crisi, il ministero degli Esteri ha aggiornato l’avviso di viaggio per l’intera area del Golfo, un gesto che raramente viene compiuto senza che dietro vi sia una valutazione molto attenta della perdurante instabilità. Il testo della nota, in tal senso, non lascia spazio a interpretazioni ambigue: ai connazionali che hanno programmato una destinazione o anche solo un transito in quella zona viene ora caldamente suggerito di riconsiderare l’intera iniziativa, limitando gli spostamenti ai casi di stretta necessità. Per chi invece si trova già sul posto e decide di restare – sottolinea ancora la Farnesina – la raccomandazione è di osservare scrupolosamente le indicazioni fornite dalle autorità locali, con una particolare attenzione verso le persone fragili o che versano in stato di difficoltà, per le quali si suggerisce di valutare la partenza immediata.

L’assenza di un ministro con delega al turismo in un momento così delicato rappresenta un ulteriore elemento di criticità per una categoria, quella degli agenti di viaggio, che aveva riposto nelle interlocuzioni con il dicastero la speranza di ottenere misure di ristoro. Le dimissioni arrivano in una fase in cui le agenzie stanno gestendo il malcontento di chi aveva già versato acconti per soggiorni che ora, realisticamente, non potranno essere fruiti, e in cui il meccanismo dei rimborsi rischia di incepparsi generando nuove tensioni tra consumatori e operatori.

Vacanze più brevi e low cost: il caro carburanti cambia la geografia della Pasqua

Ma non è solo la tensione internazionale a condizionare gli spostamenti degli italiani in questo avvio di primavera. Se per il Medio Oriento la frenata è netta e dettata dalla sicurezza, per il resto delle mete turistiche, quelle più tradizionali e vicine a casa, il fattore discriminante diventa il portafoglio. I prezzi dei carburanti, schizzati verso l’alto nelle ultime settimane, hanno imposto una revisione dei costi che inevitabilmente ridurrà tempi e distanze degli spostamenti. La logica è chiara: alle vacanze di Pasqua non si rinuncia, ma si cambia formula. Si viaggerà per meno giorni, si sceglieranno destinazioni raggiungibili senza dover affrontare lunghe percorrenze in auto, e si cercherà di contenere al massimo le spese accessorie.

Una ricerca condotta da YouGov per Airbnb ha cercato di quantificare il fenomeno, stimando in circa 10,8 milioni gli italiani che comunque si metteranno in viaggio per le prossime festività. Un dato, quest’ultimo, che segnala una tenuta di fondo della domanda turistica, sebbene la composizione di questa domanda appaia profondamente mutata rispetto agli anni precedenti. L’incrocio tra la voglia di evasione dopo un inverno lungo e la necessità di fare i conti con un’inflazione che continua a mordere, soprattutto sui costi energetici e di trasporto, produce un turismo frammentato, più povero nelle durate e più concentrato geograficamente.

L’incertezza geopolitica si somma alla fragilità economica degli operatori

La concomitanza di questi fattori – il conflitto in Iran e le sue ricadute sulla sicurezza dei viaggi nel Golfo, la crisi di governo con le dimissioni del ministro di riferimento, il caro carburanti che comprime la mobilità interna – sta mettendo a dura prova la resilienza di un settore che aveva appena ritrovato un equilibrio dopo il crollo del 2020. Per gli operatori turistici, in particolare per le agenzie specializzate in viaggi verso il Medio Oriente, la situazione è paradossale. Da un lato, si trovano a gestire un flusso di cancellazioni che richiede risposte rapide e, spesso, la restituzione di somme già incamerate; dall’altro, devono confrontarsi con la difficoltà di programmare una nuova offerta in un contesto in cui le destinazioni alternative sono sottoposte a una pressione della domanda che ne sta facendo lievitare i prezzi.

Il quadro che emerge è quello di un settore che naviga a vista, sospeso tra la necessità di garantire la sicurezza dei propri clienti – e in questo le indicazioni della Farnesina rappresentano un vincolo oggettivo – e quella di preservare la propria sostenibilità economica. I quattro milioni di italiani che hanno riveduto i piani per Pasqua non rappresentano solo una statistica, ma il sintomo di una trasformazione in atto: quella di un turismo che, messo alle strette dalle crisi internazionali e dai rincari energetici, rischia di perdere la sua dimensione globale per ripiegare su orizzonti più angusti, con conseguenze che gli operatori del settore, già provati, dovranno imparare a governare senza più un referente ministeriale certo a cui appellarsi.

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