Glovo, il gip respinge l'istanza del pm sull'assunzione dei rider: «Decida il Tribunale del lavoro»

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il giudice per le indagini preliminari di Milano, Roberto Crepaldi, ha respinto l'istanza presentata dal pubblico ministero Paolo Storari che chiedeva di imporre a Foodinho-Glovo l'applicazione di contratti di lavoro subordinato per tutti i ciclofattorini, con la conseguente assunzione. La decisione è arrivata nell'ambito del procedimento che dallo scorso febbraio ha portato la società controllata italiana del colosso spagnolo del delivery sotto controllo giudiziario per caporalato digitale.

Secondo quanto si è appreso, nell'ordinanza con cui il gip ha respinto la richiesta della Procura si fa presente che la questione relativa alla natura del rapporto di lavoro dei rider, se autonomo o subordinato, deve essere affrontata dal Tribunale del lavoro. Quest'ultimo è chiamato a valutare le singole posizioni lavorative caso per caso, tenendo conto dei rapporti contrattuali che in alcune circostanze coinvolgono anche più committenti. Il gip non può quindi ordinare le assunzioni attraverso l'amministratore giudiziario di fronte a un quadro che non appare univoco.

Allo stato attuale permane il controllo giudiziario su Foodinho-Glovo, anche in considerazione del fatto che la società ha successivamente rinunciato a una richiesta di revoca presentata nei mesi scorsi. Da qui la formula del «non luogo a provvedere» su un'istanza che i legali di Glovo avevano ritirato. La società ha predisposto nei mesi precedenti un piano per incrementare le retribuzioni dei rider, portando il compenso minimo per consegna a 3 euro e il minimo orario lordo a 14 euro, e ha ricevuto a maggio il parere positivo della Procura sul percorso intrapreso.

Anche con il nuovo piano proposto, il pm aveva scritto in un parere del 18 agosto, Foodinho-Glovo continua a operare in una «situazione di illegalità» sul fronte delle paghe. Malgrado i compensi siano aumentati, ai lavoratori non viene retribuita ancora «circa il 30% dell'attività». Secondo il magistrato i contratti non rispettano «la tipologia contrattuale effettiva», poiché i ciclofattorini andrebbero assunti come «lavoratori subordinati».

Il pm ha anche definito il sistema di determinazione dei compensi basato su un algoritmo «completamente opaco», rilevando che il tempo di attesa e di messa a disposizione delle energie lavorative rimarrebbe escluso dal calcolo.

L'inchiesta coordinata dal pm Storari aveva portato al commissariamento di Foodinho a febbraio, con l'ipotesi di caporalato aggravato su circa 40.000 rider in tutta Italia, di cui circa 2.000 nella sola area milanese. Secondo gli accertamenti dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, ai ciclofattorini sarebbero state corrisposte retribuzioni in alcuni casi inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e fino all'81,62% rispetto ai contratti collettivi di settore.

Le testimonianze raccolte avevano descritto turni di lavoro di 12 ore al giorno per guadagni mensili tra gli 800 e i 900 euro, con compensi medi a consegna di 2,50 euro e penalizzazioni in caso di ritardo.

La società ha confermato in una nota la nomina dell'amministratore giudiziario, precisando che né il Tribunale né la Procura avevano ordinato l'assunzione di 40.000 rider. Glovo ha ribadito la propria disponibilità a collaborare con le autorità, sostenendo che i rider ricevono un compenso equo e conforme ai requisiti di legge.

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