Askatasuna, la tensione non si placa tra sgomberi e piani per la notte di San Silvestro
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Redazione Interno
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La vicenda legata allo sgombero del centro sociale Askatasuna, a Torino, continua a svilupparsi lungo binari paralleli e potenzialmente conflittuali, intrecciando il valore sociale riconosciuto da molti abitanti della zona con una risposta investigativa e di ordine pubblico che si fa via via più stringente. Le proteste dei residenti di corso Regina Margherita, infatti, non si sono limitate a contestare l’operazione delle forze dell’ordine, ma hanno insistito sul ruolo che la struttura ricopriva oltre la sua connotazione politica: quello di un presidio di aggregazione, come dimostravano le iniziative culturali, le proiezioni cinematografiche e le attività dedicate ai più piccoli che vi si svolgevano. Una dimensione, questa, che alcuni vorrebbero vedere preservata in un eventuale nuovo bando, a patto che ne venga conservato l’impianto sociale, sebbene la situazione attuale appaia lontana da qualsiasi ipotesi di mediazione.
L'allerta per il capodanno antagonista
Mentre si discute del futuro dell’edificio, il presente è segnato da un’allerta concreta per la prima notte dell’anno. I militanti del centro sgomberato hanno infatti annunciato una manifestazione di protesta per la notte di San Silvestro, scelta non casuale poiché coincidente con due importanti eventi pubblici in programma nella città: uno al Teatro Regio e l’altro all’Inalpi Arena. Questa sovrapposizione, percepita come una provocatoria contrapposizione tra "la città del potere" e quella antagonista – simboleggiata dallo slogan "Aska è la mia città" – ha spinto le autorità a predisporre un presidio straordinario delle forze dell’ordine, nel tentativo di scongiurare disordini durante le celebrazioni.
Il doppio fronte dell'inchiesta
Sul piano giudiziario, la Digos della questura di Torino sta lavorando su un duplice binario, con un occhio rivolto agli eventi futuri e l’altro a quelli passati. Dalle indagini sugli scontri che accompagnarono lo sgombero sono emersi i primi trenta indagati, un numero significativo che delinea la gravità degli incidenti occorsi. Le tensioni, tuttavia, non si sono affatto sopite dopo quegli episodi, mantenendo alto il livello di attenzione degli investigatori, i quali devono anche valutare ogni possibile evoluzione della protesta annunciata per il 31 dicembre. Un lavoro complesso, quello delle forze di polizia, che si trova a gestire la delicata transizione tra la repressione degli illeciti già accertati e la prevenzione di nuovi.
Le connessioni nel mirino degli investigatori
A complicare ulteriormente il quadro, e ad alimentare le preoccupazioni delle autorità, si aggiunge un filone d’inchiesta che esula dalla dimensione puramente locale dell’antagonismo. Gli investigatori, nello smantellare quella che hanno definito una "cellula italiana dell'organizzazione Hamas", hanno individuato collegamenti con alcuni ambienti militanti. Un figura centrale, Mohammad Hannoun, finito in carcere con altre otto persone, è stato per due anni a capo delle manifestazioni pro-Palestina a Milano e, dopo essere stato colpito da fogli di via, ha continuato a guidare cortei in altre città. Questa intersezione tra circuiti della protesta violenta, sebbene da accertare nei suoi effettivi risvolti operativi, costituisce un ulteriore elemento di allarme per i servizi di sicurezza, chiamati a vigilare su un panorama potenzialmente più articolato e volatile.




