Iraq, la coalizione del premier al-Sudani vince le elezioni
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Redazione Esteri
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La Commissione elettorale irachena ha reso noti i risultati preliminari delle parlamentari, che vedono la coalizione "Ricostruzione e Sviluppo" guidata dal premier Mohammed Shia al-Sudani affermarsi al primo posto nella maggior parte delle province, un esito che, sebbene non definitivo, delinea con chiarezza gli equilibri politici del paese. L'affluenza, superiore al 56%, ha accompagnato una consultazione che si è svolta senza intoppi significativi, con le urne che si sono chiuse regolarmente all'orario previsto, segnando il regolare svolgimento di un rito democratico le cui fondamenta, tuttavia, appaiono ancora fragili. Questo risultato, che giunge a distanza di due giorni dalla chiusura dei seggi, conferma una tendenza che gli osservatori più attenti avevano già pronosticato, ovvero la capacità del blocco di governo di mantenere la propria egemonia nonostante le pressanti richieste di cambiamento provenienti da una parte della società.
Il quadro politico dopo il voto
A occupare il secondo posto nel panorama politico emerso dalle schede è il partito "Taqaddum" di Mohammed al-Halbousi, il quale ha raccolto i propri consensi soprattutto nell'area di Baghdad, dimostrando una radicata presenza in quella che rimane il centro nevralgico del potere iracheno. La mappa elettorale, che assegna al partito del premier la vittoria in quasi tutte le circoscrizioni, non lascia spazio a dubbi riguardo alla continuità dell'esecutivo, il quale – è bene sottolinearlo – dovrà comunque affrontare le complesse alleanze parlamentari per la formazione di un governo. La composizione del nuovo parlamento, che conta 329 seggi, sarà resa nota soltanto nei prossimi giorni, quando i nomi di tutti gli eletti saranno ufficializzati senza alcuna ombra di dubbio.
Gli equilibri nel Kurdistan iracheno
Nel Kurdistan iracheno, formalmente autonomo da quasi due decenni, il voto ha riproposto la consolidata divisione territoriale tra i due principali schieramenti, con il Partito democratico curdo di Masoud Barzani che ha dominato nelle province di Erbil, Dohuk e Ninive, mentre l'Unione patriottica curda ha prevalso a Sulaymaniyah e Kirkuk. Questi due partiti, nati come movimenti di liberazione e trasformatisi nel tempo in veri e propri sistemi di potere basati su reti clientelari e familiari, controllano quasi ogni aspetto della vita pubblica nella Regione, governandola di fatto in un duopolio che resiste a ogni tentativo di erosione. La spaccatura, che si riflette in amministrazioni separate tra Erbil e Sulaymaniyya, costituisce un elemento di stabilità interna, per quanto precaria, ma anche di potenziale frizione con il governo centrale di Baghdad.
Un sistema politico immutabile
Questa ennesima consultazione, tenutasi a distanza di anni dalla caduta del precedente regime, non sembra dunque destinata a produrre scosse di rilievo in un sistema politico che continua a resistere alle pressioni interne per riforme strutturali, le quali – va detto – incontrano l'ostacolo di interessi consolidati e di un apparato burocratico farraginoso. Il potere, nonostante il dispiegamento di manifesti elettorali che promettono “forza e prosperità economica” e il regolare afflusso alle urne di milioni di cittadini, resta sostanzialmente immutato, cristallizzato in meccanismi di distribuzione che riflettono gli intricati rapporti di forza tra le diverse componenti del paese. Baghdad, con i suoi muri di cemento ricoperti di slogan, rimane il palcoscenico di una democrazia di rito, il cui funzionamento è osservato con attenzione dagli attori regionali e globali, interessati a comprendere dove si schiererà il paese nel nuovo Medio Oriente.




