La notte in cui il dio dei quadrupli è tornato umano: Malinin fuori dal podio, l’oro va a Shaidorov
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Redazione Sport
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C’è un istante, nella carriera di ogni campione, in cui l’aura di invincibilità si infrange contro la realtà, e per Ilia Malinin quell’istante è coinciso con il suo primo programma libero olimpico. Il ventunenne americano, lo stesso che aveva abituato il mondo a sollevarsi di ottanta centimetri dal ghiaccio per compiere evoluzioni che sembravano sfidare le leggi della fisica, è letteralmente crollato sotto il peso di una tensione nervosa che, evidentemente, nemmeno i sette quadrupli in canna potevano scongiurare. Al Forum di Assago, gremito in ogni ordine di posto, l’attesa per la consacrazione del cosiddetto “Quad God” era palpabile; ci si chiedeva non se avrebbe vinto, ma con quale margine e quali prodigi tecnici avrebbe riscritto i manuali. Invece, la risposta è arrivata fragorosa e inaspettata come un tonfo sul ghiaccio: quello che doveva essere un assolo trionfale si è trasformato in una progressione di errori tecnici che hanno lasciato il pubblico – tra cui la ginnasta Simone Biles – in uno stato di autentico stupore.
La debacle tecnica e il peso dei cinque cerchi
Dal primo salto, quel famigerato quadruplo Axel che solo lui sa eseguire in gara, è apparso chiaro che qualcosa non andasse nella testa del campione: un semplice Axel, per nulla quadruplo, che ha subito azzerato il bonus di difficoltà su cui aveva costruito la sua fama. Il Loop è diventato un doppio, il Lutz è franato in una caduta rovinosa, e gli altri elementi, laddove completati, sono apparsi aperti e privi della consueta pulizia esecutiva. Malinin, che aveva chiuso il programma corto con un rassicurante vantaggio, è scivolato in classifica programma dopo programma, vittima di due cadute nette e di una serie di sbavature che hanno reso il suo libero il quindicesimo della sera. Lo si è visto, al termine della performance, con lo sguardo perso e le lacrime agli occhi, quasi incredulo di fronte a ciò che la pressione olimpica – quella stessa che aveva definito come una “maledizione” per i favoriti – era riuscita a fare di lui e delle sue certezze.
L’ascesa inaspettata di Michail Shaidorov
Mentre il dio crollava, un mortale ne prendeva le misure e coglieva l’attimo fuggente. Il kazako Michail Shaidorov, ventunenne anche lui ma abituato a vivere all’ombra dei riflettori puntati su altri, ha pattinato con una freddezza e una potenza che hanno ribaltato ogni pronostico. Il suo programma libero, valutato 198.64 punti, è stato un crescendo di salti puliti e atterraggi sicuri che gli hanno consentito di scavalcare tutti, complice anche il blackout psicologico che ha colpito il francese Adam Siao Him Fa, scivolato in settima posizione. Shaidorov, che aveva visto franare le proprie speranze in passate competizioni proprio sull’elemento che questa volta gli ha regalato la gloria, ha eseguito una combinazione d’apertura da manuale e non ha più sbagliato nulla, portando a casa un oro che il Kazakistan difficilmente dimenticherà.
Il podio giapponese e la notte degli errori
A completare un podio che alla vigilia appariva inimmaginabile ci hanno pensato due giapponesi, Yuma Kagiyama e Shun Sato, approfittando anch’essi della carneficina generale. Kagiyama, che pure ha visto la tensione giocargli un brutto scherzo con una caduta, ha potuto contare sulla solidità complessiva e sulla guida tecnica di Carolina Kostner per strappare un argento che profuma di rivincita dopo l’argento di Pechino. Per Sato, nono dopo il corto, il bronzo ha addirittura il sapore di una resurrezione, visto che era l’unico, tra coloro che hanno chiuso sul podio, a non avere più nulla da perdere e a pattinare in scioltezza. La serata ha visto così una classifica stravolta, con i big inciampare uno dopo l’altro e l’azzurro Daniel Grassl – nonostante un’intossicazione alimentare patita prima della gara – chiudere comunque davanti a Malinin, in nona posizione, precedendo anche il più quotato connazionale Matteo Rizzo.
L’amaro epilogo di una favorita d’obbligo
Per Malinin, l’unica consolazione resta l’oro vinto a squadre nei giorni precedenti, ma la ferita dell’individuale, quello che doveva essere il suo palcoscenico, resterà aperta a lungo. Lui che aveva vinto quattordici competizioni di fila dal 2023, che era partito con un vantaggio tale da sembrare irraggiungibile, ha dovuto fare i conti con una realtà spietata: sul ghiaccio, come ha commentato il nuovo campione olimpico, si scivola. L’americano ha ammesso, a caldo, di non essere riuscito a gestire il fiume di pensieri negativi che gli si è parato davanti non appena ha preso posizione per iniziare l’esercizio, e quel sovraccarico emotivo è stato sufficiente a cancellare anni di dominio in meno di cinque minuti. La sua discesa dal piedistallo, rumorosa e inaspettata, resterà una delle immagini più iconiche e scioccanti di questa Olimpiade di Milano Cortina, la fotografia perfetta di come lo sport sappia, talvolta, essere spietato con i suoi prescelti.




