Temu e Shein aumentano i prezzi negli Usa dopo i nuovi dazi, ma il nodo è nei porti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Niente più affari a pochi dollari per gli utenti americani di Temu e Shein. Le due piattaforme cinesi, che avevano conquistato il mercato del fast fashion con prezzi stracciati, hanno alzato i listini su capi d’abbigliamento e accessori a causa dei nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti. Una mossa voluta dall’amministrazione Trump, che ha deciso di colpire le importazioni dalla Cina per proteggere l’industria locale, ma che rischia di avere effetti a catena ben oltre gli scaffali virtuali.

L’inasprimento delle tariffe doganali, entrato in vigore il primo maggio, ha portato alla revoca dell’esenzione “de minimis”, un meccanismo che permetteva ai pacchi di basso valore di evitare i dazi. Temu, che fino a ieri spediva direttamente dalla Cina agli Stati Uniti, ha annunciato un cambio di strategia: d’ora in poi, le vendite saranno gestite da “venditori locali”, con ordini evasi all’interno del Paese. Una soluzione che, se da un lato aggira il problema delle tasse, dall’altro rischia di rallentare i tempi di consegna e aumentare i costi.

Ma il vero nodo è altrove: nei porti. A Shenzhen, dove centinaia di navi restano in attesa di attracco, e a Los Angeles, dove il traffico marittimo sta rallentando bruscamente. Il blocco, seppur parziale, rischia di penalizzare non solo le aziende di e-commerce, ma anche i lavoratori portuali e i camionisti statunitensi, che vedono diminuire il carico di lavoro.

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