Il commiato a Pontida, tra applausi per i governatori e contestazioni per Monti e Santanchè

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’abbazia di San Giacomo, a Pontida, luogo simbolico per eccellenza del carroccio e memoria storica dei giuramenti leghisti, si è trasformata questa mattina in teatro dell’ultimo saluto a Umberto Bossi, il fondatore della Lega scomparso giovedì scorso all’età di 84 anni. La cerimonia funebre, iniziata alle 12, ha attirato centinaia di militanti che si sono assiepati fin dalle prime ore dell’alba lungo il percorso che conduce alla chiesa, molti dei quali riconoscibili per i fazzoletti verdi con il sole delle Alpi o per le bandiere del leone di San Marco gettate sulle spalle. Un grande striscione bianco, con la scritta verde “Una vita senza libertà non è vita. W Bossi”, è comparso su un cavalcavia all’ingresso del paese, a scandire il clima di partecipazione che ha preceduto l’arrivo delle autorità. L’area antistante l’abbazia è stata transennata e un maxi schermo è stato posizionato nella zona limitrofa, per consentire a chi non poteva trovare posto all’interno di seguire ugualmente le esequie.

L’arrivo della premier e il cerimoniale del partito

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è giunta all’abbazia insieme al vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, e il loro ingresso è stato accolto dagli applausi della folla raccolta a ridosso delle transenne. A pochi passi dall’ingresso della chiesa, ad attendere il vicepremier – che è anche segretario federale della Lega – c’era Matteo Salvini. La presenza dei vertici del governo ha conferito alla cerimonia un rilievo istituzionale, mentre all’esterno la tensione si è fatta palpabile in più di un frangente. Se da un lato i governatori del partito hanno ricevuto un’accoglienza calorosa – con particolare enfasi per l’ex presidente della Regione Veneto Luca Zaia e per il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, salutati con calore dai militanti assiepati lungo il percorso riservato –, dall’altro non sono mancati momenti di aperta ostilità verso altre figure politiche presenti.

Fischi e urla: la tensione esplode all’esterno

Proprio quando si pensava che il clima fosse segnato solo dal cordoglio, la folla ha fatto sentire la propria voce contro l’ex presidente del Consiglio Mario Monti e la ministra del Turismo Daniela Santanchè. Non appena i due sono stati riconosciuti all’ingresso della cerimonia, si sono levati cori di “Venduto” e “Vergognati”, accompagnati da fischi e urla che hanno rotto il clima di raccoglimento. La contestazione è apparsa immediata e circoscritta al momento del loro arrivo, ma ha confermato come l’addio al fondatore della Lega non sia stato esente da manifestazioni di dissenso nei confronti di alcuni esponenti politici. In precedenza, del resto, analoghi segnali di insofferenza si erano registrati anche per Matteo Salvini stesso, a dimostrazione di un malcontento che, filtrato tra le transenne, ha trovato nella circostanza un canale di espressione diretto.

La piazza e i simboli di un movimento che si riunisce

Nella piazza dell’abbazia, gremita nonostante l’allestimento delle aree di sicurezza, la presenza dei militanti ha restituito il senso di un raduno che andava oltre il semplice rito funebre. Molti di loro portavano al collo il fazzoletto verde, simbolo delle origini, mentre altri sventolavano le bandiere storiche del movimento. L’allestimento del maxi schermo ha permesso di seguire la diretta della funzione, rendendo l’intera area una sorta di estensione ideale della navata centrale. Il via vai delle autorità è stato scandito dagli applausi per i rappresentanti leghisti che hanno retto l’eredità politica di Bossi, in particolare i governatori, il cui passaggio ha suscitato i consensi più vibranti. Tra i presenti, infine, l’attenzione è rimasta alta fino all’avvio della cerimonia delle 12, con l’abbazia che si è così trovata a fare da cornice a un addio intriso di simboli, tra la solennità dell’omaggio istituzionale e la spontaneità delle piazze.

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