I medici pugliesi in rivolta: "La Regione vuole indietro milioni, non trattiamo più"
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Redazione Interno
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La sanità pubblica in Puglia si trova di fronte a una frattura profonda, che vede da un lato l'amministrazione regionale e dall'altro l'intero Corpo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, uniti in uno stato di agitazione proclamato all'unanimità. Le principali organizzazioni sindacali, dalla Fimmg alla Federazione italiana medici pediatri, passando per Smi, Snami, Simpef e Fimp, hanno deciso di incrociare le braccia denunciando, attraverso una nota congiunta, un comportamento definito senza mezzi termini “gravissimo e apertamente antisindacale”. La posta in gioco è altissima, sia in termini economici che di rapporti futuri, e ruota attorno a una richiesta di rimborso che la Regione ha formalizzato, unilateralmente, a fine dicembre.
La direttiva della discordia e le cifre milionarie
L'atto scatenante della protesta, come si evince dalle dichiarazioni dei sindacati, è stata la pubblicazione, in data 31 dicembre, di una direttiva regionale che mette in mora i circa 2.500 medici di famiglia e gli 800 pediatri di libera scelta attivi sul territorio, avviando contestualmente un procedimento per il recupero di una somma ingente. Le fonti sindacali, nel dettaglio, parlano di oltre 23 milioni di euro che l'ente guidato dal presidente Michele Emiliano chiederebbe indietro ai professionisti. Una cifra che, tradotta sull'individuale, significherebbe per ciascun medico un prelievo forzoso di circa 70mila euro, da restituire ratealmente nell'arco di un decennio attraverso trattenute di 500 euro l'anno. Alcuni di loro, va sottolineato, contestano questa ricostruzione affermando che la somma complessiva richiesta supererebbe addirittura i 31 milioni, un dato che contribuisce ad accrescere il clima di confusione e tensione.
Il nodo dei crediti incrociati e la violazione degli accordi
Quel che alimenta il risentimento dei camici bianchi, oltre all'entità della pretesa, è la contestuale mancata considerazione, da parte della Regione, di crediti che i medici stessi ritengono di vantare e che ammonterebbero a circa 30 milioni di euro. La messa in mora, pertanto, viene percepita come un atto unilaterale e sleale, che ignora completamente questo aspetto e che, secondo le organizzazioni di categoria, viola palesemente sia l'Accordo integrativo regionale della medicina generale sia la normativa nazionale che disciplina l'attività dei pediatri di libera scelta. “La pubblicazione della direttiva – si legge nella nota – rappresenta un atto che supera ogni limite accettabile”, poiché è stata adottata senza alcun confronto preliminare con le parti sociali, in palese spregio a ogni prassi negoziale.
Le conseguenze immediate e una rottura annunciata
La risposta dei sindacati, di fronte a quello che giudicano un vero e proprio strappo, è stata immediata e ha assunto toni durissimi, arrivando a parlare esplicitamente di “rottura” nei rapporti con l'istituzione regionale. La proclamazione dello stato di agitazione costituisce il primo passo formale di una protesta che, se non dovessero esserci inversioni di rotta, rischia di paralizzare i servizi essenziali del territorio. Le organizzazioni, infatti, hanno annunciato l'intenzione di chiudere ogni rapporto di collaborazione non strettamente obbligatorio, lasciando intendere che da questa vertenza non usciranno facilmente. La vicenda, che ricorda per certi versi le intricate questioni giudiziarie emerse in passato su gestioni opache di fondi pubblici nel settore sanitario, si configura dunque come uno scontro frontale i cui esiti sono del tutto imprevedibili, con ripercussioni dirette sulla continuità assistenziale per i cittadini pugliesi.




