Ponte sullo Stretto, Conte attacca Salvini: «È arrivata la prima inchiesta»
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Redazione Interno
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Il Ponte sullo Stretto torna al centro dello scontro politico dopo le parole del leader del M5S Giuseppe Conte, che durante l’assemblea di Officina Repubblicana ha attaccato il vicepremier Matteo Salvini collegando il progetto all’inchiesta per corruzione che ha coinvolto figure legate alla vicenda. Conte ha sostenuto che, al posto della “prima pietra” annunciata da Salvini, sia arrivata la “prima inchiesta per corruzione” che, dopo l’intervento della Corte dei Conti, avrebbe bloccato il progetto. Nel suo intervento ha rivolto accuse dirette al ministro, affermando che stia accumulando “fallimenti su fallimenti” e definendolo un “folle al governo”.
Le accuse di Conte e il riferimento all’inchiesta
L’attacco del presidente del Movimento 5 Stelle si inserisce nel dibattito che da settimane accompagna il progetto del collegamento stabile sullo Stretto. Nel corso dell’assemblea, Conte ha richiamato l’indagine per corruzione citandola come elemento centrale della vicenda. Le sue dichiarazioni hanno posto l’attenzione non soltanto sul futuro dell’opera, ma anche sulle conseguenze politiche dell’inchiesta e sulle responsabilità che, secondo il leader pentastellato, ricadrebbero su chi ha sostenuto con forza il progetto. Il riferimento alla Corte dei Conti è stato utilizzato per rafforzare la critica nei confronti dell’iniziativa e delle scelte compiute dal governo sul dossier.
Tra gli elementi emersi viene richiamata la posizione di Tommaso Miele, magistrato contabile indagato per corruzione insieme a un imprenditore e a un ex consigliere della società Stretto di Messina. Secondo quanto riportato, Miele avrebbe continuato a giudicare procedimenti di interesse senza astenersi, nonostante i rapporti e gli incarichi citati nella ricostruzione della vicenda. Il suo nome compare all’interno di un quadro che ha riportato al centro dell’attenzione il rapporto tra incarichi, istituzioni e organismi coinvolti nelle procedure connesse al progetto del Ponte sullo Stretto.
La mobilitazione del Comitato Noponte a Messina
Parallelamente allo scontro politico, a Messina si registra l’iniziativa del Comitato Noponte Capo Peloro, che ha avviato una raccolta firme per chiedere le dimissioni dell’intero consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa e l’amministrazione giudiziaria della società. Durante un presidio organizzato a Torrefaro, in poco più di un’ora sono state raccolte 247 firme. L’iniziativa viene presentata dagli organizzatori come una risposta immediata agli sviluppi dell’inchiesta e come una richiesta di intervento sulle strutture che gestiscono il progetto.
Il Comitato ha spiegato che la mobilitazione nasce dalla forte preoccupazione suscitata dall’indagine della Procura della Repubblica di Roma. Secondo quanto riferito dai promotori, l’inchiesta avrebbe provocato indignazione per il presunto tentativo di condizionare, per interessi privati, un organismo considerato terzo e posto a tutela dei cittadini, come la Corte dei Conti. La raccolta firme viene quindi interpretata dagli aderenti come una forma di pressione pubblica affinché vengano adottate misure nei confronti degli organi societari coinvolti nella gestione del progetto.
Le dichiarazioni arrivate dal fronte politico e da quello dei movimenti contrari all’opera mostrano come il Ponte sullo Stretto continui a rappresentare un tema capace di concentrare polemiche, iniziative pubbliche e richieste di chiarimento. Da una parte l’affondo di Conte contro Salvini, dall’altra la mobilitazione del Comitato Noponte con la richiesta di un cambio ai vertici della Stretto di Messina Spa. Al centro della discussione resta l’inchiesta della Procura di Roma, richiamata sia nelle accuse politiche sia nelle motivazioni della raccolta firme avviata a Messina.




