Intesa Sanpaolo, via libera all'aumento di capitale per l'Opas su Mps. BlackRock sale al 7,3%
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Redazione Economia
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Il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, riunitosi sotto la guida dell'amministratore delegato Carlo Messina, ha esercitato la delega conferita dall'assemblea degli azionisti per approvare l'aumento di capitale a servizio dell'offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria sulla totalità delle azioni ordinarie del Monte dei Paschi di Siena. La delibera, approvata il 19 ottobre, dà esecuzione alla delega votata dall'assemblea straordinaria dello scorso 10 settembre, quando la proposta aveva raccolto il 96,96% dei voti favorevoli sulle azioni rappresentate.
L'operazione rappresenta un tassello decisivo nella costruzione di un gruppo bancario di dimensioni europee, con l'obiettivo dichiarato di superare i 27 milioni di clienti e i 2.000 miliardi di attività finanziarie della clientela entro il 2029.
Il perimetro dell'offerta e il ruolo di BlackRock
L'offerta prevede l'assegnazione di 16 azioni Intesa Sanpaolo ogni 10 azioni Mps, più un euro in contanti per ciascuna azione del Monte, per un corrispettivo implicito di circa 10,09 euro per azione e un valore complessivo dell'operazione stimato in 30,6 miliardi di euro. Il premio rispetto al prezzo medio ponderato dei volumi dell'azione Mps al 5 giugno 2026 si attesta intorno al 12,5%, percentuale che sale a circa il 17,4% e al 18,7% considerando rispettivamente le medie degli ultimi tre e sei mesi.
L'offerta è subordinata al raggiungimento di almeno il 66,67% del capitale di Mps, soglia che l'istituto guidato da Messina si è riservato la facoltà di ridurre. Sul fronte degli assetti azionari, il fondo americano BlackRock ha incrementato le proprie partecipazioni in diverse società quotate italiane, salendo al 7,3% in Intesa Sanpaolo e all'8,9% in UniCredit.
Le sinergie attese e l'accordo con Unipol
Parallelamente all'offerta, Intesa Sanpaolo ha raggiunto un accordo vincolante con Unipol Assicurazioni per la cessione di un'entità bancaria autonoma che includerebbe circa 635 filiali Mps, il relativo marchio storico e gran parte delle strutture centrali necessarie per operare come banca indipendente. Il corrispettivo dovuto a Intesa per la cessione è stimato tra 3 e 3,5 miliardi di euro, mentre l'istituto torinese manterrebbe circa 625 filiali del Monte e l'intera Mediobanca, conservandone il marchio e trattenendo circa l'80% del risultato netto combinato Mps-Mediobanca.
Le sinergie attese a regime nel 2029 ammontano a circa 2,9 miliardi annui, di cui 1,5 miliardi derivanti da efficienze operative e 1,4 miliardi da maggiori ricavi commerciali, in parte collegati alle complementarità con Mediobanca nelle attività di corporate e investment banking. Gli oneri di integrazione sono stimati in circa 2,1 miliardi.
Il confronto con la Fondazione Mps e le mosse degli enti azionisti
Sul versante senese, nei giorni scorsi il presidente della Fondazione Mps, Riccardo Coppini, ha incontrato i rappresentanti degli enti azionisti di Intesa Sanpaolo, ovvero Cariplo, Compagnia di San Paolo e Acri, l'associazione delle fondazioni di origine bancaria. Secondo quanto filtra, la prospettiva illustrata sarebbe quella di un ruolo di raccordo tra Siena e le fondazioni azioniste dell'istituto torinese, per costruire nuove sinergie dopo l'eventuale successo dell'offerta sul Monte.
La partita resta aperta e il confronto coinvolge istituzioni, osservatori e soggetti a vario titolo interessati all'operazione.
I numeri dell'operazione e l'impatto sui conti
Con l'integrazione di Mps e Mediobanca, l'entità aggregata raggiungerebbe circa 1.700 miliardi di attività finanziarie della clientela già a consuntivo 2025, con l'obiettivo di arrivare a 2.000 miliardi entro il 2029. L'operazione amplierebbe la base clienti di circa 6 milioni tra retail, private e piccole e medie imprese, ai quali Intesa intende estendere il proprio modello di servizio.
Le attività finanziarie medie per cliente Mps risultano oggi circa il 40% inferiori rispetto a quelle dei clienti di Intesa, evidenziando un potenziale di crescita che la banca torinese considera significativo. Il risultato netto dell'entità aggregata nel 2029 è previsto oltre i 16 miliardi di euro, con un Roe superiore al 20% e un Cet1 ratio atteso oltre il 14%.
La distribuzione di capitale nel periodo 2025-2029 salirebbe da circa 50 miliardi previsti dal piano standalone di Intesa a circa 61 miliardi, con un incremento di circa l'8% dell'utile per azione, del dividendo per azione e del ritorno di capitale per azione. Le circa 6.800 uscite aggiuntive previste avverrebbero esclusivamente su base volontaria, in continuità con l'approccio adottato nelle precedenti integrazioni, dalle Banche Venete a Ubi Banca; a ogni uscita corrisponderebbe l'assunzione di un giovane, portando il totale delle nuove assunzioni previste da Intesa entro il 2029 a circa 13.100 persone.
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