La moglie di Faletti racconta: "Lo vidi scendere da una Ferrari, poi scoprii l'uomo"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La prima impressione, come spesso accade, fu lontanissima dalla verità. Roberta Bellesini, che sarebbe diventata la compagna di una vita, lo giudicò un "gran tamarro" la sera in cui, quindicenne tra amici e motorini davanti al bar Cocchi di Asti, sentì il rombo di una Ferrari rossa. Dall'auto scese Giorgio Faletti, già volto noto di "Drive In", accompagnato, in una scena da film, da una modella bellissima. "Pensai: 'Però, che sborone'", ammette oggi, ricordando con un velo di ironia l'inizio di una storia che nessuno, nemmeno sua madre, preoccupata per la notevole differenza d'età, avrebbe potuto prevedere. Quel personaggio pubblico, che sembrava incarnare solo successo e spensieratezza, nascondeva in realtà una profondità e una sensibilità che si rivelarono solo con il tempo, trasformando un giudizio affrettato in un amore duraturo.

L'arte senza appunti

Il racconto di Bellesini svela anche il metodo di lavoro dello scrittore, un processo creativo che sembrava non ammettere esitazioni. Quando Faletti si accinse a scrivere "Io uccido", il romanzo che, con il suo successo planetario, avrebbe definitivamente consacrato il suo talento letterario, lo fece senza un solo appunto, dimostrando una chiarezza di visione che andava ben oltre la semplice preparazione. Quella capacità di dare forma a storie complesse direttamente dalla mente alla pagina fu una delle tante dimostrazioni del suo genio multiforme, un'intelligenza vivida che non aveva bisogno di mappe per esplorare i territori più oscuri della narrativa.

Le amicizie salde e l'ombra della malattia

Accanto alla vita pubblica e a quella privata con la moglie, un'altra costante fu la rete di amicizie solide che Faletti seppe costruire e mantenere. Un legame forte, tra i tanti, lo univa a Enzo Iacchetti, con cui condivideva il mondo della televisione e del cabaret, mentre in ambito musicale spiccavano i rapporti con artisti del calibro di Francesco De Gregori e Angelo Branduardi. Queste relazioni, basate su stima e affetto reciproco, formarono un tessuto di supporto umano che divenne ancor più cruciale quando, purtroppo, si manifestò la malattia. Il tumore ai polmoni che lo stroncò nel luglio del 2014 fu scoperto in modo quasi casuale, durante degli accertamenti per un'ernia, un evento che cambiò per sempre il corso delle loro esistenze.

Un ricordo che sfida il tempo

A distanza di anni dalla scomparsa, avvenuta quando aveva solo 63 anni, il vuoto lasciato da Faletti rimane palpabile. Il suo lascito, fatto di romanzi che hanno segnato un'epoca, di performance televisive indimenticabili e di canzoni, continua a parlare al pubblico. Attraverso le parole di Roberta Bellesini, però, emerge con forza l'immagine dell'uomo, molto più complessa e sfaccettata di quella del semplice personaggio. È il ritratto di un individuo la cui generosità intellettuale e il cui amore hanno scavato un solco profondo, un ricordo che, nonostante il dolore della perdita, sceglie di celebrare la vita nella sua interezza, senza nasconderne le fragilità.

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