Caso ricina Pietracatella, 155 computer nelle scuole per cercare tracce digitali
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Le indagini sul caso ricina Pietracatella entrano nella fase degli accertamenti informatici con l’analisi di 155 computer distribuiti in tre scuole. La Procura di Larino punta a ricostruire eventuali tracce digitali legate alle ricerche sulla tossina che ha provocato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita dopo il Natale scorso.
Tre istituti coinvolti negli accertamenti della Procura
L’attività investigativa sarà concentrata su tre strutture scolastiche collegate a persone vicine alla famiglia delle vittime. Gli specialisti della Squadra Mobile di Campobasso e dello Sco effettueranno le verifiche all’Istituto Agrario di Riccia, al liceo Scientifico dello stesso comune e al liceo Classico Mario Pagano di Campobasso in giornate successive.
Gli accertamenti riguarderanno computer e indirizzi Ip per individuare eventuali consultazioni online sulla ricina, la sostanza naturale altamente tossica al centro dell’inchiesta. L’obiettivo degli investigatori è ricostruire la cronologia di utilizzo dei dispositivi e verificare se siano emersi elementi utili sulla preparazione dell’avvelenamento.
Al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati. La Procura di Larino procede per chiarire le circostanze della morte delle due donne e sta esaminando ogni possibile elemento digitale e documentale collegato alla vicenda. Nei mesi scorsi erano già stati acquisiti un computer e dieci pen drive dallo studio professionale di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime.
Le verifiche sulla ricerca della ricina e i dispositivi elettronici
Gli investigatori stanno cercando eventuali segni di navigazione online, file o attività informatiche che possano indicare interesse verso la produzione, il reperimento o le caratteristiche della ricina. Gli accertamenti sui dispositivi sequestrati comprendono la ricostruzione delle attività svolte nel tempo, dalle prime accensioni fino agli ultimi utilizzi registrati.
La pista digitale è diventata uno dei principali filoni dell’inchiesta perché una ricerca effettuata su un computer potrebbe aiutare a individuare chi abbia acquisito informazioni sulla sostanza. Secondo gli aggiornamenti sull’indagine, gli specialisti stanno valutando anche dati relativi alla navigazione e agli eventuali collegamenti informatici riconducibili ai dispositivi analizzati.
Parallelamente proseguono gli accertamenti scientifici sui reperti raccolti nell’abitazione della famiglia. Gli esperti del Robert Koch Institute di Berlino sono stati coinvolti nelle analisi su campioni e materiali sequestrati per verificare la presenza della tossina e ricostruire il possibile percorso dell’esposizione.
La cerchia delle persone collegate agli istituti esaminati
Le scuole interessate dalle verifiche sono legate a quattro persone coinvolte nella vicenda con ruoli differenti: l’amica di Gianni Di Vita, il marito della donna e le due figlie della coppia, Sara e Alice. Gli investigatori stanno ricostruendo relazioni, frequentazioni e possibili collegamenti per delimitare il quadro delle persone che potrebbero avere avuto accesso ai dispositivi.
Gianni Di Vita, 55 anni, era il marito di Antonella Di Ielsi e il padre di Sara, entrambe morte dopo l’assunzione della ricina. La sua posizione viene analizzata nell’ambito degli accertamenti complessivi, mentre gli investigatori proseguono la raccolta di elementi informatici e testimoniali.
L’indagine ruota attorno alla possibilità che strumenti digitali possano fornire informazioni sulle fasi precedenti alla morte delle due donne. La Procura sta utilizzando l’analisi dei dispositivi per ricostruire eventuali attività online compatibili con la ricerca della sostanza tossica.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
