I dazi Usa bloccano i vini italiani e minacciano formaggi e salumi
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Redazione Interno
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Mentre i container carichi di bottiglie made in Italy restano fermi nei porti americani in attesa di chiarimenti, l’ombra dei dazi si allarga anche ai formaggi e ai salumi Dop e Igp, mettendo a rischio un export che, nonostante le tensioni geopolitiche, aveva fino a oggi registrato numeri record. "Gli ordini sono bloccati, perché un container impiega due mesi ad arrivare e nessuno vuole rischiare di pagare tariffe aggiuntive", spiega Micaela Pallini, presidente di Federvini, descrivendo una situazione di stallo che potrebbe presto trasformarsi in un vero e proprio embargo di fatto.
Il timore è che gli Stati Uniti, principale mercato per molti prodotti italiani, decidano di alzare ulteriormente le barriere doganali, rendendo meno competitive le eccellenze del Belpaese. Se per i vini il problema è già realtà, per i formaggi e i salumi la minaccia è solo rinviata: "Sarebbe un colpo durissimo per tutta la filiera", avverte Loddo dell’Isit, sottolineando come il protezionismo americano rischi di compromettere anni di investimenti.
Di fronte a questa escalation, l’Europa potrebbe però avere un’arma in più. Secondo Sara Armella, avvocato esperta in diritto doganale, la soluzione non sta nei semplici controdazi – che rischierebbero di innescare una guerra commerciale senza vincitori – ma nell’utilizzo dello "strumento anticoercizione" approvato dall’Ue nel 2023, mirato a colpire settori chiave come il digitale e i servizi, dove gli Stati Uniti sono più vulnerabili. Una strategia che, se applicata, potrebbe ribaltare i rapporti di forza senza danneggiare ulteriormente le imprese europee.




