Ahmadinejad, la scelta insolita di Usa e Israele per il dopo Khamenei
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Redazione Esteri
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Donald Trump e Benjamin Netanyahu avrebbero individuato in Mahmud Ahmadinejad la figura giusta per guidare l’Iran dopo la Guida Suprema, secondo quanto riportato dal New York Times. La proposta, emersa prima dell’attacco del 28 febbraio, indicava nell’ex presidente della Repubblica islamica un leader interno ma manovrabile, capace di garantire un cambio di regime senza provocare un vuoto di potere. La scelta appare sorprendente se si considera il passato di Ahmadinejad, noto per la sua retorica ostile verso Israele e gli Stati Uniti durante i due mandati presidenziali dal 2005 al 2013.
Il piano di Washington e Tel Aviv per il dopo Khamenei
Secondo le fonti, la strategia di Stati Uniti e Israele prevedeva di infiltrare la società civile iraniana e preparare un attacco aereo per destabilizzare il regime teocratico. Ahmadinejad sarebbe stato il punto centrale di una transizione guidata dall’esterno, un “leader di transizione” interno ma selezionato a tavolino. La mossa mirava a sostituire la Guida Suprema senza scatenare una reazione immediata sul piano interno, sfruttando la conoscenza del sistema politico iraniano da parte dell’ex presidente e la sua esperienza nel governo.
Il progetto, tuttavia, non è mai decollato. Trump stesso aveva sottolineato la difficoltà della scelta, osservando che «la maggior parte delle persone che avevamo in mente sono morte». Il piano rivelato mostra come gli alleati cercassero una soluzione interna per guidare un paese complesso e strategicamente rilevante, puntando su un personaggio controverso ma riconosciuto a livello nazionale, nonostante le contraddizioni con la sua storia politica e le posizioni pubbliche degli anni precedenti.
Perché Ahmadinejad è una figura controversa
Mahmud Ahmadinejad, presidente dell’Iran dal 2005 al 2013, è sempre stato un protagonista polarizzante nella politica interna e internazionale. Sostenitore del programma nucleare iraniano e critico aperto di Israele, la sua candidatura come leader designato da Usa e Israele ha suscitato incredulità tra analisti e diplomatici. L’idea di affidare a una figura così discussa un ruolo chiave nel futuro del paese riflette la complessità delle strategie esterne sull’Iran e le difficoltà nel trovare interlocutori interni credibili e disponibili al compromesso.
Gli esperti hanno definito la proposta «una strategia disperata», sottolineando come le speranze riposte su Ahmadinejad fossero irrealistiche. La sua immagine pubblica, sia in patria che all’estero, rendeva improbabile il successo di un piano di transizione basato sulla sua leadership. Il tentativo fallito evidenzia la difficoltà di interferire nella politica interna iraniana, anche con figure precedentemente influenti e riconosciute, e il margine limitato che Washington e Tel Aviv avevano nel determinare il corso degli eventi.




