La Kallas avverte Mosca: senza concessioni russe la pace è un'illusione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Alto rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione europea, l’estone Kaja Kallas, ha tracciato senza ambiguità le condizioni per qualsiasi seria trattativa di pace, indicando in Mosca l’unico e vero ostacolo alla risoluzione del conflitto. In un colloquio con il Corriere della Sera, tenutosi a Bruxelles prima del recente vertice della cosiddetta coalizione dei Volenterosi, ha spiegato che il problema fondamentale risiede nel Cremlino, il quale, se non offrisse concrete concessioni, renderebbe vano qualsiasi accordo, aprendo la strada a future ostilità che potrebbero coinvolgere altri teatri. Le sue parole, che suonano come un monito alla comunità internazionale, arrivano in un momento di intensificata pressione militare russa, mentre i civili continuano a pagare il prezzo più alto sotto i bombardamenti che colpiscono indiscriminatamente.

La linea della fermezza e la resilienza europea

Kallas, la cui posizione riflette un sentire ampiamente diffuso nei palazzi della capitale belga, ha ribadito con forza che l’Europa deve e può dimostrare una resilienza superiore a quella della Russia, considerando non solo l’aspetto militare ma anche, e soprattutto, la capacità di tenuta economica e politica. Una resistenza di sistema, quindi, che trascenda la mera fornitura di armamenti e che poggia su una convinzione strategica: l’aggressore, isolato e sottoposto a sanzioni sempre più stringenti, finirà per esaurire le proprie risorse prima che l’Occidente ceda alla stanchezza. È questa la scommessa, tutt’altro che scontata, che Bruxelles sta portando avanti, mentre sul campo gli eventi – come i recenti attacchi notturni con droni che hanno illuminato di rosso il cielo sopra una raffineria – dimostrano la volatilità di una guerra dagli esiti ancora imprevedibili.

Il cessate il fuoco come precondizione non negoziabile

Il percorso indicato dall’Alta rappresentante, d’altronde, non ammette scorciatoie pericolose e parte da un presupposto irrinunciabile: un reale cessate il fuoco, accompagnato da segnali tangibili di volontà negoziale da parte di Mosca. Una posizione, la sua, che talvolta ha perfino superato in determinazione alcune cautele espresse da Kiev, la quale pure deve fare i conti con la drammatica realtà quotidiana dell’invasione. Kallas, insistendo sul fatto che esiste un aggressore e una vittima, rigetta qualsiasi equidistanza e ricorda come la pace non possa essere costruita sulla capitolazione di chi si è visto violare i confini nazionali, ma debba fondarsi su garanzie di sicurezza sostenibili e durature per tutti, Ucraina in primis.

Lo scenario geopolitico allargato

Le dichiarazioni della responsabile europea assumono un significato particolare anche alla luce del mutato contesto internazionale, con Donald Trump nuovamente alla guida degli Stati Uniti, un fattore che introduce ulteriori elementi di complessità nella già intricata partita diplomatica. La determinazione di Bruxelles a mantenere una linea unitaria e ferma, pertanto, si carica di un’importanza cruciale, diventando un test per l’autonomia strategica del Vecchio Continente. Se da un lato si evita di speculare sugli sviluppi futuri, è innegabile che la posta in gioco vada ben oltre i confini ucraini, toccando la credibilità stessa dell’architettura di sicurezza europea e la capacità di prevenire, come lei stessa ha avvertito, che il conflitto si riaccenda altrove sotto altre forme.

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