Bandecchi: «Energia, ok modifica Ets ma il nodo resta il nucleare. Acceleriamo subito o l’Italia affonda»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’escalation militare che nelle ultime settimane ha trasformato il Medio Oriente in una polveriera, con il blocco de facto dello Stretto di Hormuz e le navi cisterna ferme in attesa di poter attraversare quel tratto di mare strategico, ha riportato prepotentemente il caro energia al centro della vita quotidiana delle famiglie italiane e dei bilanci, già provati, delle imprese. Il prezzo del gas e quello del petrolio, come conseguenza diretta delle tensioni, hanno ripreso a correre sui mercati internazionali e con loro, a catena, sono tornate a salire le bollette della luce e del riscaldamento, così come i costi alla pompa di benzina e gasolio. In questo scenario di incertezza, che rischia di vanificare la fragile ripresa economica, si inserisce la voce di Stefano Bandecchi, leader di Dimensione, il quale interviene nel dibattito rilanciato nei giorni scorsi dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sul tema dell’indipendenza energetica. Bandecchi concorda sulla necessità di considerare questa indipendenza una priorità assoluta per il Paese, ma sposta radicalmente il focus dell’intervento: a suo giudizio, le misure tampone come lo sCorporo degli oneri Ets dal prezzo del gas non sono sufficienti, e l’unica via percorribile nell’immediato, per garantire un futuro a famiglie e imprese, passa da una decisa accelerazione sul nucleare.

Lo sro Ets e i limiti di una strategia basata sul gas

L’attuale crisi ha riacceso i riflettori su un meccanismo che, sebbene concepito per favorire la transizione, rischia di diventare un boomerang per i consumatori. Il sistema Ets, Emission Trading Scheme, impone un costo aggiuntivo sulle emissioni di CO2, un onere che inevitabilmente si riversa sulle bollette. Nei giorni scorsi, all’interno della maggioranza, si era discusso della possibilità di intervenire su questo fronte, cercando di srare tale componente dal prezzo del gas per abbassare il costo finale dell'energia elettrica. Un tentativo, questo, di replicare quanto fatto in altri Paesi europei, ma che per Bandecchi si rivela miope. Se da un lato, infatti, si cerca di abbassare il prezzo dell'energia intervenendo sulla materia prima fossile, dall'altro si continua a ignorare la necessità di promuovere politiche strutturali che aiutino lo sviluppo di fonti alternative. Il leader di Dimensione sottolinea come il consumo di energia elettrica, nei prossimi anni, sia destinato ad aumentare in maniera esponenziale – un elemento, questo, su cui convergono tutte le previsioni degli analisti – e che continuare a puntare quasi esclusivamente sul gas, per di più in un contesto geopolitico così instabile, significa tenere il Paese in una condizione di perenne debolezza. E mentre il governo promette task force e controlli contro le speculazioni legate alle tensioni internazionali, con la benzina che in alcune regioni ha già sfiorato la soglia psicologica dei due euro al litro, le opposizioni, a partire dal Partito Democratico, attaccano duramente l’esecutivo. I democratici, in una nota stampa diffusa nelle ultime ore, parlano di prezzi fuori controllo e accusano la presidenza del Consiglio di limitarsi a “grida manzoniane” in diretta radiofonica, invece di mettere in campo misure concrete per calmierare il caro-carburanti.

L’appello all’accelerazione: il mix rinnovabili-nucleare

Di fronte a questo quadro, la proposta di Bandecchi si fa netta e senza mezzi termini: l’Italia deve smetterla di arrancare e deve correre verso un mix energetico che combini rinnovabili e nucleare. Il riferimento non è tanto alle grandi centrali di vecchia generazione, quanto alle nuove tecnologie, come i piccoli reattori modulari, gli SMR, che promettono standard di sicurezza più elevati e una flessibilità maggiore. La sua posizione, per quanto controversa e destinata ad aprire un fronte di scontro politico con le forze ambientaliste e con una parte dell'opinione pubblica, parte da un presupposto inoppugnabile: l’Italia è un Paese che trasforma l'energia, non la produce, e questa dipendenza dall'estero ha un costo altissimo in termini di competitività. I dati parlano chiaro: le nostre imprese pagano l'energia molto più dei loro concorrenti francesi o tedeschi, e questo gap è destinato ad allargarsi se non si interviene alla radice. L’attuale crisi dello Stretto di Hormuz, da cui transita una percentuale significativa del greggio e del gas liquefatto mondiale, è solo l’ultimo campanello d’allarme. Secondo Bandecchi, il governo deve avere il coraggio di decisioni impopolari ma necessarie, abbandonando una volta per tutte il tatticismo delle modifiche marginali, come appunto quella sugli Ets, per abbracciare una visione di lungo periodo che metta al sicuro il sistema produttivo nazionale dagli shock esterni. Senza questa accelerazione, il rischio concreto è che il Paese affondi sotto il peso di un costo dell'energia insostenibile, che farebbe del deserto industriale e della povertà energetica non più uno scenario da fantascienza, ma una realtà quotidiana.

Le ricadute sulla vita reale tra bollette e tensioni internazionali

Mentre il dibattito politico si infiamma sulle possibili soluzioni, la vita reale degli italiani è già pesantemente condizionata dagli effetti della crisi. Il blocco del Canale di Suez prima e le attuali tensioni nel Golfo Persico dopo hanno creato una tempesta perfetta sui costi logistici e delle materie prime. I prezzi alla pompa sono diventati un termometro dell'umore sociale, e la loro salita preoccupa non solo gli automobilisti ma anche gli autotrasportatori e tutti i settori della filiera produttiva. Si attendono interventi immediati, come un taglio delle accise che il governo, per ora, si limita a promettere di monitorare attraverso strumenti come le accise mobili, un meccanismo che consente di compensare l'aumento dei prezzi utilizzando il maggior gettito Iva per ridurre le imposte. Ma per Bandecchi, così come per una parte crescente del mondo imprenditoriale, si tratta di palliativi. La vera partita, quella che determinerà il destino economico del Paese nei prossimi decenni, si gioca altrove: nella capacità di produrre energia pulita, sicura e, soprattutto, a basso costo. E in questa partita, il richiamo a “svegliarsi” è un monito rivolto alla classe politica tutta, affinché smetta di rincorrere le emergenze e inizi a costruire il futuro, prima che sia troppo tardi e che l’Italia, come dice lui, “affondi” definitivamente sotto il peso di una bolletta che non può più pagare.

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