La caduta manda Moschetti al tappeto, il Giro riparte con Silva protagonista a Veliko Tarnovo
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Redazione Sport
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Sul selciato bulgaro, ancora umido per una pioggia che le previsioni davano in intensificazione proprio dalle sedici in poi – vale a dire nella fase calda della competizione – il Giro d’Italia 2026 ha perso un altro pezzo della sua schiera di velocisti. Matteo Moschetti, vittima del maxi incidente collettivo che aveva già sconvolto la prima frazione, non ha ripreso il via nella seconda tappa, un Burgas‑Veliko Tarnovo di 221 chilometri: la diagnosi parla infatti di commozione cerebrale, un verdetto clinico che ne ha imposto il forfait senza possibilità di appello. L’azzurro, che ieri era stato travolto assieme ad altri compagni di sventura, resta così ai box mentre il gruppo si rimette in movimento.
L’avvio della tappa numero due ha subito riproposto lo stesso copione dei chilometri iniziali del giorno precedente: scatto fulmineo di Diego Pablo Sevilla, corridore spagnolo subito imitato e raggiunto da Mirco Maestri, un altro innesto della Polti Visit Malta. La coppia ha preso il largo, il gruppo ha scelto prudentemente di non inseguire, e il transito al chilometro zero – con la bandiera sventolata da Stefan Allocchio – ha ufficialmente aperto le ostilità su un percorso mosso e insidioso. La pioggia attesa da metà corsa in poi, con rovesci destinati a caricarsi verso il rush finale, ha reso la situazione ancora più scivolosa, letteralmente e tatticamente.
Lo spettacolo dei big dietro la fuga, poi l’ennesima caduta di massa
Mentre Sevilla e Maestri macinavano chilometri da battistrada, il plotone principale concedeva loro un margine che a tratti ha sfiorato i tre minuti, senza però mai perdere di vista la necessità di ricucire prima dell’ultima ora di gara. A rompere l’apparente equilibrio ci hanno pensato, a sorpresa, due uomini di classifica: Jonas Vingegaard e Giulio Pellizzari; il danese e il marchigiano hanno dato vita a un duello spettacolare nei pressi dell’arrivo, accendendo una frazione che rischiava di scivolare via nell’attesa del cronometro. Proprio quando la tensione toccava il punto più alto, alle loro spalle è esploso il caos. A ventidue chilometri dal traguardo, un’altra maxi caduta ha falcidiato il gruppo, costringendo diversi corridori a un cambio di bici affannoso e lasciando sul terreno altri corpi in mezzo al bitume bagnato.
Silva, l’uruguaiano che nessuno si aspettava, batte Stork e Ciccone
Nella resa dei conti finale, a Veliko Tarnovo, non è stato un nome altisonante a spuntarla bensì un debuttante classe 2002: Guillermo Thomas Silva, ventiquattr’anni, uruguaiano in forza all’XDS Astana. Il giovane sudamericano ha avuto la meglio in uno sprint ristretto e indecifrabile, lasciandosi alle spalle il tedesco Florian Stork (Tudor Pro Cycling Team) e l’abruzzese Giulio Ciccone (Lidl‑Trek). Quest’ultimo, anche lui coinvolto nelle convulsioni della corsa, ha comunque centrato un piazzamento che ne attesta la condizione brillante, pur senza riuscire a replicare il colpo del suo connazionale negli attacchi finali.
La maglia rosa cambia spalle, il Giro si tuffa nella pioggia
Con questo successo, il primo in carriera per il giovane uruguaiano, la maglia rosa di leader della classifica generale passa dunque sul petto di Silva. Un’inversione al vertice che ribalta le gerarchie della vigilia, mentre Moschetti – l’altro grande tema di cronaca di questa seconda giornata – osserva da fuori la corsa, in attesa degli sviluppi clinici dopo la commozione cerebrale accertata. La direzione gara, dal canto suo, ha già fatto sapere che i rilievi sulla caduta dei ventidue chilometri sono in corso: i filmati delle riprese televisive vengono vagliati per individuare eventuali responsabilità in una carambola che poteva avere conseguenze ben più gravi. Il Giro prosegue, intanto, sotto un cielo che non dà tregua.




