Crans-Montana, l’inchiesta si allarga al riciclaggio: ipotesi schema Ponzi per l’impero dei Moretti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non è più soltanto la gestione disinvolta della sicurezza, con quei pannelli fonoassorbenti piazzati in fretta e pagati al bricolage, a tenere banco nell’inchiesta sulla strage di Capodanno al Le Constellation di Crans-Montana, il rogo che ha ucciso 41 persone e ne ha ferite altre 115. Il fascicolo aperto dalla procura del Canton Vallese si arricchisce ora di un capitolo inquietante che riguarda le finanze dei coniugi Jacques Moretti e Jessica Maric, i proprietari del locale. Gli inquirenti elvetici, come rivelato da un rapporto interno dell’Ufficio federale di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) e ripreso da più testate, stanno setacciando i movimenti bancari e le società della coppia, e quel che emerge è un intreccio di operazioni sospette che potrebbe configurare reati ben più gravi della semplice omissione di norme antincendio.

L’ipotesi di lavoro, al momento circoscritta all’ambito finanziario ma destinata a intrecciarsi con le responsabilità penali per la morte dei giovani avventori, è quella di un vero e proprio sistema di riciclaggio. I sospetti si concentrano su quella che viene descritta come una "struttura vuota riempita di ipoteche", un meccanismo paragonabile a uno schema Ponzi: nuove società e nuovi prestiti, ottenuti anche esibendo documenti falsi a garanzia, venivano utilizzati per ripianare i debiti precedenti e per alimentare un’espansione commerciale che, sui libri contabili, appariva florida solo sulla carta. Gli investigatori federali parlano di una strategia aggressiva finanziata quasi esclusivamente con capitale di terzi, dove la liquidità veniva spostata come in un flipper tra i conti delle diverse attività—dal Constellation al ristorante Le Vieux Chalet, passando per il Senso—per simulare una solvibilità e una redditità inesistenti e per ottenere la fiducia degli istituti di credito.

Un impero costruito sulla carta, tra prestiti e documenti contraffatti

L’analisi del MROS, l’organismo svizzero anti-riciclaggio, ha passato al setaccio i conti correnti, i mutui e le scritture contabili della coppia, originaria della Corsica e trasferitasi in Svizzera nel 2011. Quel che è emerso è un quadro di “estrema fragilità” economica mascherata da successo. Secondo il rapporto, l’acquisizione dei locali a Crans-Montana non è avvenuta tramite ingenti capitali propri, come poteva sembrare dall’esterno, ma attraverso un’esposizione debitoria massiccia, con mutui ipotecari per circa 3,5 milioni di franchi. La vera anomalia, però, riguarda le garanzie offerte per ottenere quei finanziamenti. Gli inquirenti ritengono “possibile” che Moretti abbia utilizzato documenti falsi come garanzia in Svizzera: un immobile in Corsica, per esempio, sarebbe stato presentato alle banche come proveniente da un’eredità quando in realtà era stato acquistato a credito, e la vendita di un appartamento a Parigi, imposta da un tribunale per saldare vecchi debiti, sarebbe stata invece millantata come una futura fonte di liquidità.

Ci sono poi i flussi di denaro contante. Nonostante le chiacchiere da villaggio, gli inquirenti escludono che gli immobili siano stati pagati in contanti, ma rilevano depositi ricorrenti effettuati da Jessica Maric e trasferimenti sospetti da società terze. In alcuni casi, fondi della stessa società Le Constellation Sàrl venivano usati per pagare spese private del tutto estranee all’attività commerciale, come le imposte sul reddito personali o i premi dell’assicurazione malattia. Un viavai di denaro che, come scrivono gli analisti federali, "considerato il passato di Jacques Moretti, non consente di escludere che parte dei fondi immessi nel circuito finanziario dei locali pubblici possano essere stati 'dopati' o siano oggetto di riciclaggio di denaro di origine criminale", con un possibile, seppur non dimostrato, legame con il banditismo corso, storicamente attivo nel settore della ristorazione e del divertimento.

Incendi sospetti e aiuti pubblici: il dossier si infittisce

L’attenzione degli investigatori non si ferma ai prestiti e alle ipoteche. Nel mirino sono finite anche le richieste di risarcimento per due precedenti incendi che avevano coinvolto attività dei Moretti: il ristorante Le Vieux Chalet nel 2023 e lo stesso Constellation all’inizio del 2024. Sinistri per i quali le assicurazioni avevano liquidato somme considerevoli, circa 248 mila franchi, che secondo gli inquirenti potrebbero essere state ottenute in modo fraudolento. A ciò si aggiungono circa 1,5 milioni di franchi di aiuti pubblici incassati durante la pandemia, un flusso di denaro statale che, insieme ai prestiti di un facoltoso amico legato alla famiglia Audemars Piguet, ha contribuito a tenere in piedi un castello finanziario che, al netto delle apparenze, sembra reggersi su fondamenta fragilissime.

Il sindaco resta in sella, ma con le mani legate

Mentre le indagini stringono d’assedio i coniugi Moretti, con diversi conti correnti congelati in attesa di accertamenti, la situazione politica locale si tinge di toni surreali. Nicolas Féraud, il sindaco di Crans-Montana finito nel registro degli indagati per la stessa ipotesi di reato (omicidio e lesioni colpose) insieme ad altri quattro tra funzionari ed ex tecnici comunali, non ha alcuna intenzione di dimettersi. In una nota diffusa alla stampa, il primo cittadino ha fatto sapere che "continuerà a lavorare con serenità" occupandosi della gestione ordinaria, ma si asterrà dal trattare "tutti gli aspetti legati alla gestione delle conseguenze della tragedia del 1° gennaio". Una scelta che arriva dopo il clamore suscitato dalle sue prime dichiarazioni post-strage, quando aveva evitato accuratamente di pronunciare la parola "scuse" inseguito dai cronisti. Una posizione che stride con la richiesta di chiarezza che arriva dai banchi del parlamento, dove nel frattempo è passata la misura per uno stanziamento di aiuti federali fino a 7,8 milioni di franchi a beneficio dei feriti gravi e dei familiari delle vittime.

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