Guerra Usa-Iran, bombe da 2.000 libbre a Israele e la mossa italiana su Bab el-Mandeb
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L'amministrazione Trump sta pianificando di fornire a Israele bombe da 2.000 libbre, circa 900 chilogrammi, nell'ambito di un accordo sulla vendita di armamenti del valore di 2,8 miliardi di dollari. Il pacchetto comprende 40.000 ordigni: 20.000 Mk84 e 20.000 BLU-117, secondo due funzionari statunitensi e una persona a conoscenza del piano, che martedì hanno parlato a condizione di anonimato per discutere di un'intesa non ancora definitiva.
Si tratta delle stesse armi che avevano suscitato forti preoccupazioni per il rischio di provocare vittime di massa a Gaza, tanto che due anni fa l'amministrazione Biden ne aveva sospeso la consegna. Il pacchetto include anche 20.000 testate penetranti I-2000.
La guerra in Iran potrebbe essere a una svolta, con Donald Trump che sta decidendo cosa fare. A riferirlo è stato lo stesso presidente americano intervistato da Barak Ravid per Axios. «Ho una grande decisione da prendere. Voglio intervenire e annientarli oppure no? È una grande decisione. Con me può succedere di tutto», ha affermato il tycoon. La decisione potrebbe arrivare dopo l'incontro fissato per martedì con i leader di sei Paesi del Golfo, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.
Il vertice, secondo quanto riportato, dovrebbe concentrarsi sulle idee statunitensi per una strategia del dopoguerra e vedrà la partecipazione di rappresentanti di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrain, Kuwait e Oman. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva chiesto un incontro con Trump a New York, ma nessun colloquio era stato programmato.
A poche settimane dalle elezioni del 27 ottobre, la tragedia più dolorosa della storia recente di Israele torna al centro della scena politica. Un dossier di 12 pagine presentato dai parenti delle vittime e degli ostaggi ricostruisce quindici anni di decisioni, avvertimenti e scelte strategiche che, secondo gli autori, avrebbero contribuito a creare le condizioni per l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Il documento, intitolato «Caso 7/10», esamina quattro questioni: le decisioni di non colpire in modo decisivo i vertici di Hamas, il trasferimento di fondi qatarioti che secondo il dossier avrebbe contribuito alla crescita dell'apparato militare del gruppo, gli avvertimenti che sarebbero stati sottovalutati e la gestione politica delle responsabilità dopo il massacro.
Shelly Meshel-Yogev, la cui figlia ventiduenne Libby Cohen Meguri è stata uccisa al festival musicale Nova, ha accusato Netanyahu di aver consentito per anni il trasferimento di fondi dal Qatar a Gaza e di avere respinto raccomandazioni per colpire i vertici di Hamas, tra cui una presunta proposta dell'allora capo dello Shin Bet Ronen Bar di eliminare Yahya Sinwar una settimana prima dell'attacco. «Se solo lo aveste ascoltato, Libby sarebbe qui accanto a me», ha dichiarato.
«Di fronte alla difficile situazione che si sta ripresentando nello stretto di Bab el-Mandeb, che si aggiunge alla crisi di Hormuz e alle conseguenze economiche delle numerose tensioni internazionali, ho deciso, insieme al Capo di Stato Maggiore della Difesa, di attivare la Marina Militare per predisporre quanto necessario per garantire il transito in sicurezza delle navi italiane». Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto intervenendo alla quarta edizione del forum «Risorsa Mare» a La Spezia.
«Non possiamo permettere che ritardi decisionali burocratici aggravino una situazione già complessa, con conseguenze dirette sulla nostra economia e sulla vita dei cittadini», ha spiegato il ministro, facendo riferimento alla missione europea Aspides. Crosetto ha sottolineato che l'Italia è in grado di assicurare il passaggio e ha annunciato l'intenzione di fare in modo che le navi italiane possano «iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra per ritardare i tempi e l'economia».
Lo stretto di Bab el-Mandeb rappresenta un'arteria vitale del commercio marittimo mondiale e ha aumentato il proprio peso dopo l'inizio della guerra contro l'Iran: con le tensioni su Hormuz, l'Arabia Saudita ha dirottato sul Mar Rosso il trasporto di gran parte del proprio greggio, mentre il corridoio è finito nelle scorse settimane sotto il controllo delle milizie Houthi.
La missione Aspides, lanciata il 19 febbraio scorso dai ministri degli esteri dei 27 Paesi dell'Unione europea, opera nel Mar Rosso, nello stretto di Hormuz, nel Golfo di Aden, nel Golfo di Oman e nel Golfo Persico. Attualmente nell'ambito dell'operazione è presente la fregata missilistica Fremm Carlo Bergamini, entrata nella missione da giugno 2026 in sostituzione della fregata Luigi Rizzo dopo cinque mesi di impegno nell'area.
La missione è esclusivamente di natura difensiva, quindi niente attacchi preventivi: l'intervento armato è autorizzato esclusivamente per proteggere le navi mercantili in transito se insidiate e per garantire l'autodifesa della stessa unità navale. Le regole d'ingaggio sono molto severe e ogni scelta deve essere possibilmente condivisa con lo Stato maggiore della Difesa e il comando della Marina militare, a meno che non si tratti di un'emergenza sulla quale bisogna intervenire subito per difendersi all'istante.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
